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13/05/2020

Primi atleti in vasca, ma il settore resta in apnea

Brescia Oggi

IL PUNTO. Ripartenza a scaglioni anche per gli sport acquatici, con il via libera agli allenamenti arrivato solo per i nuotatori di interesse nazionale o in corsa per Tokyo
An Brescia, Gam e Aquatic Center le società al lavoro in questi giorni con Bicelli e la Russian per il sincro Per i gestori degli impianti è notte
Il basket, la pallavolo e il rugby si sono arresi per primi: un mese di lockdown e hanno alzato definitivamente bandiera bianca. Il calcio - altre proporzioni, altri interessi - sta cercando invece di salvare il salvabile e proverà fino all'ultimo a terminare la stagione 2019/20. Così faranno, nel limite del possibile e seguendo i protocolli, anche altri sport, specie quelli individuali. E il nuoto? Per molte settimane il mondo acquatico italiano è sembrato abbandonato a se stesso, parcheggiato in un limbo d'incertezza. Frammentarie le risposte delle istituzioni alle preoccupazioni dei gestori d'impianti, dei dirigenti di società, degli allenatori e pure degli atleti. Poche le prospettive di ripartenza.Come sempre il mondo acquatico va considerato nelle sue due anime. Da un lato tutto ciò che riguarda l'agonismo, ripartito nelle varie discipline. Dall'altro il mare magnum della gestione degli impianti, corsi, servizi e scuole nuoto, un pianeta da cui dipende la sopravvivenza stessa delle società e pure del settore agonistico.AGONISMO. Soltanto da qualche giorno il movimento è tornato a vedere la luce, con una ripresa frammentaria disciplinata da una fase denominata «2A» di cui non esiste ancora una fine certa. Pur nell'incertezza generale, le società bresciane che avevano i requisiti per la ripresa sono riuscite a riportare alcuni tesserati in acqua. Da lunedì 4 maggio sono ricominciate le sessioni di quei nuotatori che la Federnuoto riconosce come di interesse nazionale. La definizione include chiunque sia nel giro di manifestazioni nazionali e internazionali o abbia buone chance di partecipare alle Olimpiadi.Tre le società bresciane coinvolte: AN Brescia, Aquatic Center Montichiari e GAM Team Brescia. Da lunedì poche decine di tesserati si alternano a Lamarmora seguendo il rigido protocollo redatto dalla Fin. Con loro si stanno allenando anche le sincronette della Russian School, le prime e le ultime a lasciare l'impianto cittadino, e naturalmente Federico Bicelli, nuotatore della bresciana No Frontiere che si sta preparando per i Giochi Paralimpici di Tokyo. Nessuna preoccupazione per quanto riguarda l'attività in acqua, dato che le concentrazioni di cloro libero (tra 0,7 e 1,5 mg) previste dalle norme già in vigore sembrano ampiamente in grado di prevenire la diffusione del Covid.Le precauzioni riguardano gli spazi comuni e gli spogliatoi. In questa fase «2A», infatti, gli atleti devono tenere (tra loro e con gli operatori) una distanza superiore ai 2 metri e indossare la mascherina nei momenti in cui sono fuori dall'acqua. Le società bresciane che non hanno atleti di interesse nazionale stanno invece procedendo con un lavoro «a secco» che continuerà fino all'inizio della fantomatica fase «2B». Quando inizierà? Nel documento della Fin si ipotizza la data del 18 maggio ma resta, appunto, un'ipotesi.GESTIONE. La questione è complessa e i suoi riverberi potenzialmente drammatici. Le società che gestiscono le piscine bresciane sopravvivono con gli incassi derivati dai corsi e dai servizi, oltre che da incassi collaterali come bar, ristorazione e sponsor. Dalla prima settimana di marzo, però, le piscine sono chiuse e il fatturato degli ultimi due mesi ammonta quindi a zero euro. In parallelo, però, non c'è stata una riduzione delle spese. Una piscina non è una tv a cui basta staccare la spina. Anche con prospettive di riapertura a medio termine e tutta un'estate davanti significa a prescindere una sofferenza inaudita. La speranza è che le istituzioni riescano già dal prossimo decreto a prevedere aiuti concreti e una più generale riforma dello sport, oltre che al codice degli appalti. © RIPRODUZIONE RISERVATA