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02/06/2020

Prima del crac la Popolare di Bari offrì condizioni d’oro ai giudici

La Verita' - GIACOMO AMADORI e FABIO AMENDOLARA

CONTI CORRENTI A COSTO ZERO E MUTUI SCONTATI DEL 33%
Giovanni Legnini, passato da sottosegretario di Renzi a vice del Csm, fece un bando a Ferragosto che portò i fondi del Consiglio da Intesa all'istituto pugliese. Lo stesso che, con lui al governo, aveva acquisito la disastrata Tercas
• Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini si è molto impegnato per il salvataggio della banca abruzzese Tercas. La quale venne acquisita nel 2014 dalla Banca popolare di Bari. All'epoca sottosegretario dell'Economia era proprio Legnini, che però con La Verità nega di aver avuto un ruolo in quell'operazione. Nel settembre del 2014 Legnini lascia (...) segue alle pagine 2 e 3 Segue dalla prima pagina (...) il governo per diventare vicepresidente del Csm. Nel 2015 il comitato di presidenza del parlamentino dei giudici indice una gara per «l'affidamento in concessione del servizio di cassa» del Consiglio, che in quel momento aveva da parte una trentina di milioni di milioni di euro. La gara precedente era stata vinta dalla prima banca italiana, Intesa Sanpaolo. Curiosamente il bando, firmato dal segretario generale Paola Piraccini, compare sulla Gazzetta ufficiale il 7 agosto, e ha come termine ultimo per la presentazione delle offerte domenica 16 agosto. Avete letto bene: la gara avviene a cavallo di Ferragosto, con il parlamentino chiuso per ferie. Non deve stupire quindi che le offerte scarseggino. I PRETENDENTI Oltre a Intesa, presenta una proposta solo la Popolare di Bari, quella che aveva acquisito Tercas. I due istituti hanno una solidità molto diversa, ma il bando pone condizioni di partecipazione non proprio restrittive (l'indice della capacità economico finanziaria deve essere almeno del 7 per cento: quello della Bpb di Bari era ben sopra il 10, anche se nel 2019 è sceso intorno al 6) e il criterio per l'aggiudicazione è «l'offerta economicamente più vantaggiosa». L'apertura delle buste avviene il 21 settembre e a p r e s i e d e r e la commissione aggiudicatrice è il consigliere del Csm L o r e n z o Pontecorvo, di Magistratura indipendente. Il quale ricorda: «Io non mi sono occupato né della stesura del bando, né ho deciso che la gara si svolgesse a Ferragosto. Sono stato nominato a rotazione come presidente di quella commissione. Dovevo valutare la correttezza della documentazione prodotta e i titoli presentati. Abbiamo calcolato i punteggi in base ai parametri, ma la decisione l'ha presa il plenum». Dove Legnini dichiara orgoglioso che la commissione aveva avuto un compito «relativamente agevole perché la distanza tra le due offerte era siderale: una ha conseguito 85 punti, l'altra 25 punti». Per questo nella seduta del 18 novembre 2015 l'aggiudicazione alla Popolare di Bari viene approvata all'unanimità. Ma vediamo le condizioni a cui i membri del Csm non seppero rinunciare: due cassieri al posto di uno, un help desk attivo dieci ore al giorno e il supporto ai servizi digitali dalle 7 alle 23. Persino più concorrenziali i prodotti bancari. Il costo medio di un conto corrente in Italia è di 77,6 euro. Banca Intesa era scesa a 72 euro, ma Popolare di Bari l'aveva sbaragliata: il suo conto era a costo zero. Il tasso di interesse attivo sui depositi dei correntisti nella proposta di Intesa era zero, come per la maggior parte degli istituti, mentre per la Popolare di Bari arrivava all'i,50 per cento. TUTTI I VANTAGGI Il tasso debitorio sul fido per Intesa era dell'i,50. Anche in questo caso l'antagonista aveva stravinto: 0,50 per cento. Invece il tasso d'interesse passivo sullo scoperto, ovvero quello che si paga quando si sconfina nella zona rossa, era stato fissato al 5 per cento da Intesa e si era fermato al 3 nella proposta della Pop Bari. Da uno studio di Altroconsumo effettuato su 23 banche italiane è emerso che il costo medio sullo scoperto è del 15 per cento e va da un minimo del 7,05 a un massimo del 22,22 per cento. Cifre ben lontane da quelle pagate dai clienti dello sportello del Csm. Anche sul tetto massimo di scoperto, che solitamente non è concesso a tutti i clienti, se non dietro una attenta valutazione della banca, l'istituto di credito barese ha offerto a toghe e dipendenti del Consiglio la possibilità di sconfinare di 10.000 euro, a fronte dei 2.000 offerti di Intesa. Per quanto riguarda il costo del prelievo con bancomat su Atm di banche non dello stesso gruppo, Intesa ha proposto 2 euro per ogni operazione (prezzo nella media in Italia), BpB 0,75. Ma è sui mutui che l'istituto pugliese ha definitivamente staccato il concorrente: il punto di sconto sul tasso d'interesse indicato da Intesa era pari a zero, mentre quello offerto dalla Popolare era del 33,33 per cento. La decima commissione bilancio del Csm, formata dal presidente Pierantonio Zanettin, Luca Palamara e Nicola Clivio non viene coinvolta nella procedura. Ma nel gennaio 2016 Zanettin, evidentemente poco convinto della scelta, chiede al comitato di presidenza guidato da Legnini di aprire una pratica per modificare l'articolo del regolamento di contabilità che affidava il servizio di cassa a un istituto di credito, suggerendo di consegnare le ricche giacenze alla tesoreria della Banca d'Italia, anche come gesto di buona volontà: «Tale soluzione appare oggi vieppiù opportuna anche con riferimento ai potenziali rischi di bail in (vedi articolo sotto, ndr). In estrema sintesi, appare poco prudente lasciare su un conto corrente bancario cifre assai ingenti con rischi (potenziali) di perdite a fronte di interessi poco remunerativi», scrisse. LE PERPLESSITÀ A seguito della richiesta di Zanettin ci fu un'istruttoria interna al cui esito venne paventata l'accusa di danno erariale, visto che le condizioni della BpB erano molto più favorevoli rispetto a quelle dei titoli di Stato. Ma forse Zanettin non aveva tutti i torti. La Popolare di Bari è finita nel 2019 sull'orlo del crac ed è stata salvata solo dall'intervento del governo e del fondo interbancario di garanzia. L'ex presidente e l'ex condirettore dell'istituto, Marco e Gianluca Jacobini, sono attualmente agli arresti domiciliari.

Foto: TRAME A sinistra, Giovanni Legnini, al centro di alcune intercettazioni in cui chiedeva al Csm di intervenire contro Matteo Salvini. A destra, invece, il protagonista dell'inchiesta di Perugia, Luca Palamara [Ansa]