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05/03/2019

Pressing di industriali e costruttori: solo gli investimenti ci salveranno

Messaggero Veneto - Elena Del Giudice

I vertici delle associazioni incalzano il Governo perché si realizzino le infrastrutture strategiche Riccesi: l'80% degli edifici scolastici non è a norma, ma gli interventi di adeguamento restano al palo
Elena Del GiudiceUDINE. L'effetto moltiplicatore degli investimenti rispetto ad altre scelte, come l'incentivare i consumi o sostenere il welfare, è notevole. Il dato è riportato in tabella, la fonte è autorevole, si tratta di Upb, l' Ufficio parlamentare di bilancio, e dice che ogni euro impiegato negli investimenti ne genera 67. Omnicomprensivi, ovviamente, quindi compresi posti di lavoro, indotto, servizi ecc.«Credo che questi indicatori siano conosciuti a tutti gli addetti ai lavori - è la considerazione del presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti - e dovrebbero sollecitare riflessioni conseguenti nei soggetti decidenti». Come dire che gli investimenti, a partire dalle infrastrutture materiale e immateriali, sono cruciali. «Penso alla banda larga superveloce che faccia uscire dall'isolamento intere aree della nostra regione, oltre alle infrastruttre fisiche, significa - prosegue Agrusti - creare le premesse per una forte iniziativa anticiclica rispetto ad una potenziale crisi che ci riguarda e che potrebbe essere pesante. Parliamo di fattori che generano sviluppo, chance di occupazione e di ammodernamento infrastrutturale del territorio. Questa è l'unica strada da seguire, a meno che - azzarda - non si voglia seguire il delirio della decrescita felice, e allora ci chiederemo come muoverci, visto che anche la trazione a gas ci sarà preclusa, visto che noi non possiamo estrarlo dall'Adriatico, ma i croati lo faranno. Siamo al paradosso: la Basilicata avrebbe il 30% delle risorse di idrocarburi che servono al Paese ma una visione oscurantista ci impedisce di approvvigionarci di risorse energetiche in casa nostra»«Gli investimenti sono un moltiplicatore straordinario - aggiunge Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine - non solo per le costruzioni e la filiera, ma anche perché generano posti di lavoro. Se ricordiamo la Tav, a essa sono legati oltre 50 mila posti di lavoro. L'edilizia - ancora Mareschi Danieli - è anticiclica e riesce a trainare altri settori fino ai servizi e ai consumi. Inoltre se si muovessero gli investimenti pubblici, anche quelli provati decollerebbero, perché non dimenticherei che la subfornitura dell'investitore pubblico, è privata».«Ogni euro investito in edilizia genera 15 posti di lavoro diretti - è l'indicatore preferito di Donato Riccesi, presidente di Ance Pordenone-Trieste -. Dopodiché oltre a questi posti diretti, di persone che stanno in cantiere, c'è la filiera, e dentro la filiera non c'è solo chi vende materiali all'edilizia ma anche chi vende mobili, o cucine, impianti e vetri, e l'elenco potrebbe continuare. Ma ciò che continuiamo a registrare, nonostante indicatori interessanti, è che anche in questa fase confusa del Paese, l'industria delle costruzioni non è tra le priorità del governo in carica. C'è stato detto - prosegue Riccesi - che si condivide la necessità di riformare il codice degli appalti, ma ancora non è stato fatto. Ci sono le dispute sulle grandi opere e sulle priorità... Che l'edilizia sia in crisi non è una novità degli ultimi mesi, per cui sono molto demoralizzato quando, ogni volta che accendo la Tv, noto che i problemi presi in considerazione sono altri, mentre il lavoro, evidentemente, non fa audience». Le opere che si muovono «sono quelle legate all'emergenza, e procedono solo perchè non si rispettano le procedure. L'80% delle scuole non è norma, ma neanche il loro adeguamento è una priorità. Forse sarebbe il caso di cambiare». --

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