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29/05/2020

Premier alla prova: rischio «assalto alla diligenza» e riforme

Eco di Bergamo

Una boccata d'ossigeno in vista dell'autunno caldo. Il Recovery Fund della commissione Ue permette, al premier Giuseppe Conte, di avere un'ipotesi di «base economica» su cui poggiare il «suo» Recovery Plan: un piano che va dalla riforma del fisco a quella della giustizia, passando per gli investimenti digitali e per un pacchetto di provvedimenti per lo sblocco dei cantieri. Un piano con cui, in fondo, Conte replica anche a chi, in Ue, resta più che scettico sulla destinazione dei miliardi della Commissione. «Le famigerate condizioni macro-economiche che vorrebbe l'Ue coincidono perfettamente con le nostre», spiegava, non a caso, prima del lancio della proposta Ue una fonte di governo vicina al dossier. Al di là della «soddisfazione» fatta filtrare da Palazzo Chigi, tuttavia, anche il capo del governo sa che la strada resta lunga. Il negoziato parte ora. E c'è il grande rebus dei tempi che grava sia sulla trattativa sia sull'Italia stessa.

L'Ue parla chiaramente di risorse in campo da gennaio 2021, con un «ponte» di risorse minimo, che non può soddisfare le esigenze di Roma. Lo stesso negoziato si preannuncia lungo almeno quanto l'estate. E su questo intreccio di tempi si inserisce il nodo del Mes, il fondo che potrebbe dare soldi freschi all'Italia subito ma che potrebbe spaccare, irrimediabilmente la maggioranza. «L'Ue ritarda il Recovery Fund perché vuole che attiviamo il Mes», spiega una fonte autorevole del M5S. nelle stesse ore in cui il Pd non manca di citare il fondo tanto odiato nel Movimento.

Il premier prova a giocare da anticipo mettendo sul piatto un piano di riforme che potrebbe occupare il governo da qui alla fine dell'anno. Si partirà con il dl Semplificazioni, in merito al quale resta il nodo delle modifiche al codice degli appalti, per arrivare a una riforma del fisco che, plausibilmente, coinciderà con la manovra. A luglio potrebbe toccare ai Comuni ricevere ulteriori risorse, assicura la vice ministro al Mef Laura Castelli rilanciando l'opportunità di eliminare in maniera definitiva l'Irap. Poi potrebbero esserci gli interventi più «di sistema», come la riduzione dei tempi della giustizia penale e civile o una riforma del reato d'abuso d'ufficio. Conte, insomma, prova a darsi un'orizzonte consapevole che, da qui a settembre, il suo sentiero potrebbe restringersi e che, i prossimi giorni, potrebbero vederlo nuovamente impegnato in un duro braccio di ferro con le Regioni in vista delle aperture del 3 giugno.

In secondo luogo, l'arrivo dei miliardi europei potrebbe rinfocolare ulteriormente le mire dei partiti su Palazzo Chigi in una sorta di «assalto alla diligenza» sulla gestione dei fondi. Per ora il premier pensa al lungo periodo, forte anche della sponda del Colle. Resta l'ombra di un governo retto da un altra personalità, alla Draghi, in vista di settembre. Conte ne è consapevole, così come è consapevole che il pressing di Iv non si fermerà.