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17/04/2020

Postiglione “Un nuovo bando per correggere gli equivoci”

La Repubblica - Conchita Sannino

Intervista al capo dell'Unità di Crisi
Noi vogliamo includere. Noi vogliamo solo aprire Ora possono partecipare tutti i laboratori privati che sono interessati
Indietro tutta. La Regione corregge la rotta su modalità e ampliamento del numero dei tamponi Covid da eseguire. Esami che, va ricordato, in Campania restano i più bassi in assoluto, come percentuale sui residenti. Dopo i giorni dei bandi sospetti ricostruiti da Repubblica, delle posizioni restrittive sui test sierologici, del muro contro muro con le associazioni di categoria dei laboratori privati, si cambia.
Lo annuncia, senza sottrarsi a domande stavolta, il dg della Regione, l'avvocato Nino Postiglione.
Sessantaquattro anni, salernitano (già promosso da De Luca, nel 2015, a commissario Asl di quella città), Postiglione guida la Direzione generale del sistema sanitario regionale ed è al vertice dell'Unità di crisi regionale sulla gestione Covid 19. In sintesi: c'era una volta il bando 1, risalente al 3 aprile, con tempistiche singolari, requisiti noti ad alcuni concorrenti privati come la società Ames, e qualche opacità: al punto da finire sotto la lente di ingrandimento del procuratore di Napoli Gianni Melillo, e della Guardia di Finanza. Poi, da ieri, ecco il bando 2. Non rinnega il primo, ma di fatto lo rinnova con requisiti meno stringenti, con un tetto giornaliero inferiore di analisi da eseguire. E lo supera. Direttore Postiglione, cosa accade con le vostre manifestazioni d'interesse? L'ultimo bando, avevate annunciato, doveva essere pubblicato martedì sera e chiuso mercoledì, cioé ieri. Ma martedì non ve n'era traccia on line.
«È stato un misunderstanding ...».
Un altro malinteso. In che senso? «Hanno tardato, qualche errore. Ma c'è un grande equivoco, noi vogliamo includere. Noi vogliamo solo aprire.
Non ci interessano le polemiche.
Tutto è risolto. Adesso c'è un nuovo bando, lo trovate sul sito di Soresa, è aperto a tutti i laboratori privati che sono interessati ad aiutarci nell'esecuzione dei tamponi: qualora, ovviamente, non riuscissimo a farcela con le strutture pubbliche». I requisiti e le scelte di fondo cambiano: è così? «Cambiano delle cose sicuramente: non più un tetto di almeno 500 test oro-faringei al giorno, ma solo di 200.
E il bando durerà per cinque giorni».
E non 16 ore.
«È stato dato un congruo tempo a disposizione delle aziende».
Ma il primo bando è annullato? «È più esatto dire che si tratta di un prosieguo. Ripeto. È stato preso a riferimento quello fatto prima, ma in emergenza. Come dire? Abbiamo fatto tesoro... Si tenga presente che tutto viene fatto affinché questa attività ulteriore, da parte dei laboratori privati, affianchi quella che già è svolta dalla rete pubblica».
Rete ulteriore, pronta a intervenire.
«Ma intendiamoci: avverrà solo se l'intervento dei privati sarà necessario. Finora, stiamo processando una media di 1400 tamponi al giorno, con punte di 2mila. E finora si poteva fare solo con i laboratori pubblici».
Scusi, i fatti dimostrano che una società, Ames, forniva locali, macchinari e personale allo Zooprofilattico, prima che il bando numero 1 legittimasse questa stranezza. Non avete mai chiarito.
«Ah guardi a me non risulta..».
Strano. Risulta da molti elementi invece. Possibile che nessuno di voi sapesse niente? «Io so che lo Zooprofilattico ha presentato denuncia perché contesta questa ricostruzione.
Comunque possiamo parlare del respiro più nazionale e regionale? Basta domande su questi dettagli. Mi occupo di tutta la Regione. Ripeto: vogliamo superare ogni problema».
I problemi. Il numero dei tamponi in Campania è in percentuale il più basso sul numero dei residenti: lo 0,68. Contro il 4,41 del Veneto, il 2,21 della Lombardia, l'1,70 di Piemonte e Abruzzo, l'1,66 della Liguria, l'1,01 della Calabria.
«Alt. C'è un problema serio di approvvigionamento dei reagenti, stiamo avendo contatti con Menarini, con altre aziende, stiamo cercando in ogni modo. Poi, però, sui tamponi vanno distinte tre fasi».
La prima, quella fallimentare dei Dipartimenti? «La fase "1" occupa chi deve materialmente organizzarli e prelevarli. Cioè: i Dipartimenti di prevenzione, il 118 e le unità Usca, che poi fanno anche l'assistenza domiciliare. Sono loro l'interfaccia dei cittadini che aspettano, magari coi sintomi, in ansia, a casa».
Aspettano tanto, lo sa? Anche 19 giorni, una storia tra le altre che raccontiamo oggi.
«C'è una carenza di personale nei Dipartimenti, abbiamo chiesto e incentivato i medici. In realtà stiamo facendo sforzi enormi: abbiamo assunto complessivamente 252 medici, 22 operatori socio sanitari, 550 infermieri. Mi lasci completare: poi c'è la fase 2, che è quella dell'esecuziond dei tamponi nei laboratori, su cui abbiamo fatto passi avanti. E la fase 3: la comunicazione dei risultati poi ai cittadini in casa.
Ecco, sono onesto: dobbiamo migliorare nelle fasi 1 e 3».
Anche il livello delle Usca è molto carente.
«Abbiamo tra poco una riunione».
Alcuni medici s'erano offerti di far parte di queste unità: è stato loro detto che dovevano utilizzare i loro mezzi, e sanificarli a spese loro.
«Miglioreremo, stiamo cercando aiuto anche alla Croce Rossa. Ma in quale posto d'Italia non ci sono criticità in questo momento?».

Foto: kAvvocato Nino Postiglione