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07/07/2020

Possiamo parlare di modello Genova?

Formiche - Giovanni Tria*

STORIA DI COPERTINA
_"I finanziamenti europei arriveranno, per parte rilevante, a fronte di investimenti pubblici che, tuttavia, dovranno essere inseriti in un'azione di programmazione che si è persa da molti decenni. Non si tratta solo di tirare fuori vecchi progetti, ma di capirne la portata attuale all'interno di piani con obiettivi ben definiti"_
La realizzazione del Ponte di Genova ha rappresentato un'eccezione e ci si interroga se si possa parlare di un modello replicabile o se esso rimanga legato alla spinta emozionale determinata dalla tragedia del Morandi. L'interrogativo è importante perché il rilancio degli investimenti rappresenta una delle leve principali di ripresa dell'economia italiana dalla crisi determinata dal Covid-19. Il cantiere ligure è stato caratterizzato dall'insieme di tre fattori eccezionali: un progetto tecnico pronto e vincente, due imprese attuatrici che rappresentano l'eccellenza industriale italiana e, infine, l'applica zione di procedure straordinarie che hanno permesso di utilizzare rapidamente le capacità tecniche. È questo insieme, nella sua apparente semplicità, che crea la possibilità di generalizzazione Gli investimenti pubblici in Italia sono ancora, come percentuale del Pil, di circa un terzo inferiori al livello precedente la crisi finanziaria ed economica del 2008. La loro discesa si è fermata lo scorso anno ma, nonostante le disponibilità di bilancio, non c'è stata la ripresa attesa. I motivi sono quelli consueti: stanziamenti finanziari senza progetti; progetti che quando ci sono si bloccano per le difficoltà delle amministrazioni di condurre correttamente e in tempi accettabili le gare di appaltoprocedure straordinarie che hanno permesso di utilizzare al meglio e rapidamente queste capacità tecniche. È questo insieme, nella sua apparente semplicità, che crea la possibilità di generalizzazione. La capacità tecnica delle nostre imprese, grandi e piccole, non manca ed è diffusa sul territorio. Mancano invece i progetti, progetti esecutivi ben fatti che non creino immediati problemi in fase di appalto e di esecuzione dei lavori. Su questo punto pesa la perdita pesante di capacità tecnica progettuale da parte della Pubblica am ministrazione, sia nel disegno diretto dei progetti, sia nella valutazione tecnica di progetti altrui. Con riferimento al primo dei tre fattori considerati si richiede, quindi, un investimento massiccio su strutture tecniche di progettazione per sostenere le attività di investimento programmate dalle amministrazioni pubbliche. Non si sottovaluti, peraltro, quanto la mancanza di supporto tecnico pesi nel determinare la prudenza degli amministratori posti di fronte all'assunzione di responsabilità. Allo stesso fine, si deve richiedere l'immediata modifica del reato di abuso d'ufficio e di danno erariale per superare l'approccio difensivo della burocrazia rispetto ai rischi dell'uso della discrezionalità dirigenzia le. Quanto alle procedure autorizzative, per molte opere è certamente possibile replicare il modello Genova. Ma se per far procedere gli investimenti è necessario agire sempre in deroga alla normativa, è evidente che è la norma ordinaria che va cambiata. La sospensione del Codice degli appalti e l'applicazione della direttiva europea, in attesa di una riflessione attenta sulla modifica del codice stesso, può essere la via più diretta di semplificazione del sistema. Su tutto si richiede però l'assunzione di responsabilità politica nell'amministrare e una ripresa seria dell'attività di programmazione che deve tornare nella sua sede naturale, cioè nel ministero dell'Economia e delle finanze.

Foto: *Già ministro dell'Economia e delle finanze e professore di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata