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21/04/2020

PORTOGRUARO Piscina, ora il Comune dovrà difenders…

Il Gazzettino

CI POTREBBERO ESSERE CONSEGUENZE ANCHE SULL'ITER DI ASSEGNAZIONE DELLA NUOVA GARA D'APPALTO
PORTOGRUARO
Piscina, ora il Comune dovrà difendersi al Tar. La giunta Senatore ha incaricato l'Avvocatura della Città Metropolitana di Venezia a difendere l'ente nella vertenza promossa dalla ditta Petrà srls di Moncalieri (To), aggiudicataria, nel settembre scorso, del primo lotto dei lavori di ristrutturazione edilizia e manutenzione straordinaria della piscina comunale di via Resistenza, per un importo di 523 mila euro. In particolare, l'appalto era relativo al rifacimento del tetto e dell'area esterna. Alla data di consegna dei lavori, il 7 ottobre, si è dovuto tuttavia prendere atto, mediante saggi sulla struttura esistente, della presenza di un diffuso ammaloramento delle travi portanti in legno lamellare della copertura, che ha determinato l'immediata sospensione dei lavori. Per portare a termine l'intervento bisognava sostituire tutte le capriate del tetto mediante la realizzazione di lavorazioni specialistiche e qualificate, con un ovvio aggravio dei costi.
LA VICENDA
Il Comune, a quel punto, ha incaricato il progettista a revisionare il primo progetto esecutivo. Il nuovo progetto è stato approvato a marzo e indica una spesa per soli lavori di ben 998 mila euro. Successivamente, l'amministrazione ha dapprima revocato la determinazione dell'affidamento dei lavori alla ditta Petrà e poi, seguendo l'iter di legge, ha revocato, in assenza di osservazioni delle ditte partecipanti, l'intera procedura di gara d'appalto. Dopo pochi giorni, la ditta Petrà ha però notificato al Comune il ricorso presentato al Tar contro la revoca della determina di affidamento dei lavori. Già mesi fa la Petrà aveva scritto una lettera al Comune sottolineando che anche a voler per assurdo ritenere (e così non è) che la revoca sia legittima, comunque, nel caso di specie sarebbe configurabile una responsabilità precontrattuale per colpa dell'amministrazione, concretizzatasi in un negligente esperimento degli adempimenti istruttori propedeutici all'indizione della gara, circa la fattibilità del progetto, con le correlate conseguenze di tipo risarcitorio, con evidente danno per le finanze erariali e che in caso di revoca l'amministrazione sarebbe chiamata a risarcire alla società non solo il danno emergente, quantificato allo stato in 100 mila euro ma anche il lucro cessante, dovuto alla perdita di ulteriori occasioni contrattuali.
Ora il Comune si dovrà difendere al Tar, che potrebbe anche decidere di sospendere l'efficacia della revoca in attesa di entrare nel merito. In quel caso ci sarebbero conseguenza dirette anche sull'iter di assegnazione della nuova e già avviata gara d'appalto e quindi sull'effettivo inizio dei lavori.
Teresa Infanti
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