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08/12/2019

PORTO APERTO. ANCHE A UN TERRORISTA

Il Giornale del Piemonte e della Liguria - Diego Pistacchi

SICUREZZA
L'Europa riscopre periodicamente l'incubo attentati. A Genova è tutto sotto controllo? Un'esercitazione nel metrò conferma la preparazione delle forze dell'ordine. Ma ai varchi del porto non si vedono gli strumenti previsti per i controlli accurati
■ L'attentato di Londra delle scorse settimane riporta d'attualità il tema dei rischi legati a cellule isolate. A Genova le forze dell'ordine organizzano un'esercitazione sul metrò che spaventa i presenti ma conferma la preparazione del personale. Ai varchi portuali invece è facile entrare anche con auto e moto. Basta dire di avere un appuntamento. E non si vedono gli strumenti sofisticati previsti dall'appalto di vigilanza stipulato nel 2013. a pagina 7 ■ Il porto di Genova è protetto dal rischio attentati? L'aggressione di Londra, ma anche il folle assalto dell'Aja ripropongono il tema mai sopito del terrorismo. Tra gli obiettivi sensibili a Genova c'è sicuramente il porto, luogo simbolo, cuore pulsante dell'economia, porta ideale della città, ma anche enorme «piazza» che vede la presenza e il passaggio quotidiani di migliaia di persone. Negli anni scorsi era stato innalzato il livello di allerta ed erano stati predisposti servizi di vigilanza, programmati interventi anche strutturali per dotare lo scalo di strumenti sofisticati di controllo e di prevenzione. Ma oggi è ancora così difficile entrare in porto? Il dubbio può sorgere a chiunque debba accedere da un qualsiasi varco, sia esso commerciale o principalmente destinato ai passeggeri, da levante o da ponente. Nella quasi totalità dei casi è sufficiente presentarsi a un varco presidiato da un guardiano giurato, dire dove si è diretti, di dover partecipare a un evento o di avere un appuntamento con qualcuno e il gioco è fatto. Il vigilante al massimo segna il numero di targa dell'auto o della moto, rilascia un foglietto con un permesso di accesso temporaneo e via. Erano questi i «protocolli» di sicurezza ipotizzati? O è stata abbassata la guardia? Il sito dell'Autorità Portuale fa riferimento ai Security plan adottati e garantisce che sono state «postein campo le misure di vigilanza e controllo degli spazi portuali, per prevenire possibili azioni criminose ai danni di navi, terminal, passeggeri, operatori o merci. I varchi portuali sono presidiati 24 ore al giorno ed un sistema di videosorveglianza monitora costantemente aree portuali, confini e specchi acquei. Inoltre, per accedere alle aree portuali è necessario dotarsi di specifiche autorizzazioni, attestando l'effettiva necessità all'ingresso». Per il dettaglio, qualche risposta potrebbe essere cercata in un appalto per il servizio di vigilanza e guardiania dei varchi di accesso di competenza dell'Autorità Portuale nel 2013. Un appalto che prevedeva la presentazione da parte delle società interessate di progetti tecnici con proposte di soluzioni per garantire la sicurezza. Una commissione avrebbe poi valutato il rapporto tra la qualità delle proposte e il prezzo. Una gara tutt'altro che semplice e finita anche a carte bollate, con una serie di ricorsi al Tar contro l'aggiudicazione. Una battaglia legale che alla fine ha visto assegnare l'incarico a un raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Coopservice e Sicuritalia. Il progetto, redatto in una quarantina di pagine dettagliatissime, prevedeva sistemi integrati di sicurezza passiva, attiva e procedurale. In particolare era prevista la realizzazione di «difese fisiche» per «ostacolare o ritardare l'azione del malintenzionato». Tra queste venivano citati ad esempio «cancelli, inferriate, recinzioni, porte blindate, vetri antisfondamento...». Ma anche il personale, formato e addestrato, sarebbe stato dotato di materiale innovativo per migliorare gli standard esistenti. Oltre a sistemi di collegamento all'avanguardia, si prevedeva l'uso di sniffer (il rilevatore portatile di esplosivi), di termocamere portatili a infrarossi, metal detector portatili, specchi di ispezione per controllare la parte inferiore dei veicoli o comunque gli angoli più nascosti. Materiale utile ovviamente se utilizzato ai varchi soprattutto al momento dell'ingresso di persone «estranee» all'area portuale o comunque soggette ad un accesso occasionale o temporaneo, il cui permesso viene annotato su un foglietto e non sul sistema informatizzato previsto. Simili, sofisticati strumenti e controlli antiterrorismo mirati non sembrano essere utilizzati dal personale presente ai varchi. I fatti dicono che per fortuna non è mai accaduto nulla, ma proprio la nuova strada degli attentati, quella rappresentata dai lupi solitari e dai gesti di cellule isolate e più difficilmente controllabili, potrebbe suggerire una riflessione, a partire dal rispetto dei protocolli, della presenza e dell'utilizzo degli strumenti previsti.