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28/07/2020

Ponte Borgo Rivera, tutti scagionati

Il Messaggero

LA SENTENZA
Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione dal reato di falso. Con questa formula, il Tribunale ha recentemente posto la parola fine all'inchiesta relativa all'appalto per le opere di consolidamento post terremoto del ponte Madonna del ponte, sul fiume Aterno, in località Borgo Rivera, lungo la strada 615 per Monteluco. L'accusa aveva sostenuto che le lavorazioni previste dall'appalto non sarebbero state effettuate o effettuate solo parzialmente. Di qui l'iscrizione sul registro degli indagati di 5 persone tra imprenditori aquilani e addetti della Provincia, facenti parte del Settore Viabilità. Per tutti l'accusa era a vario titolo di abuso d'ufficio, truffa e falso. In sede di udienza preliminare nel febbraio di due anni fa, erano stati prosciolti tutti gli indagati per i reati più gravi. Restava in piedi il solo ipotizzato reato di falso ideologico a carico dell'ingegnere aquilano Antonio Rosanò (assistito dall'avvocato Roberto Madama) di 51 anni e del geometra Marco Zaccagnini anche lui aquilano, di 67 anni, direttore dei lavori, assistito dall'avvocato Fabio Alessandroni, entrambi finiti sotto processo. La particolarità dell'inchiesta (che aveva portato al sequestro preventivo della somma di oltre 300 mila euro, ritenuta dall'accusa frutto di lavorazioni accertate come mai effettuate da parte della ditta) che ha richiesto lo svolgimento di perizie tecniche e soprattutto il passaggio del fascicolo nelle mani di più giudici, ha minato i termini di svolgimento della controversa vicenda penale. L'inchiesta era partita a seguito della remissione dell'incarico da parte del collaudatore incaricato della verifica tecnico-amministrativa delle strutture. Il tecnico lasciò l'incarico per mancanza del deposito degli elaborati strutturali al Genio civile.
M. I.
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