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25/06/2021

Politici, affari e clientele Campione e la rete “Girgenti”

La Repubblica - Alan David Scifo

Il provvedimento
Otto fermati e 84 indagati nell'inchiesta della procura di Agrigento sulla società che gestisce le acque L'ex patron elargiva regali e denaro in cambio di favori. Una sfilza di colletti bianchi finisce nel registro Un intreccio di società per nascondere il conflitto d'interessi Coinvolti ex prefetti sindaci e giornalisti
AGRIGENTO - Due volte nella polvere, due volte sugli altari. Come per la fine di Napoleone, sembra arrivata anche la "Waterloo" per Marco Campione, ex patron di Girgenti Acque, la società che gestisce la rete idrica in provincia di Agrigento, destinataria di una interdittiva antimafia nel 2018 e fallita due settimane fa. Con lui altri 7 arresti, Gian Domenico Ponzo, Calogero Patti, Calogero Sala, Pietro Arnone, Piero Angelo Cutaia, Francesco Barrovecchio e Igino Della Volpe, vertici della società e di quella collegata (Hydortechne). E poi 84 indagati, tra i quali spiccano l'ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, e il presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè, il deputato Francesco Scoma, ma anche giornalisti, sindaci, forze dell'Ordine, l'ex presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella e altri dirigenti preposti al controllo. Un posto per ogni favore fatto alla ditta di Campione: fatture false, notizie favorevoli, certificati, revisione dei conti: «Si metteva l'uomo giusto al posto giusto», sintetizza la procura.
Un'«associazione a delinquere» cui oggi vengono contestati i reati di corruzione, abuso in atti d'ufficio, truffa, reati di associazione finalizzata alla truffa, reati contro la pubblica amministrazione, l'ambiente, la fede pubblica e il patrimonio. Un vero e proprio terremoto al termine di una indagine durata dal 2013 al 2018, attraverso intercettazioni ambientali, pedinamenti e intercettazioni telefoniche, mirate a scoprire ciò che accadeva nella contestata azienda che per più di un decennio ha gestito l'acqua nella provincia, oggi commissariata.
Nell'ingarbugliata tela dei favori in cambio di assunzioni venivano coperti danni all'ambiente, fatture fatte ad hoc per riequilibrare i bilanci, ma anche per sistemare leggi e appalti. Le indagini cominciano un anno dopo l'avvento di Campione quale socio di maggioranza: nelle carte è considerato il "capo", fino all'interdittiva antimafia negativa del 2018 firmata dal prefetto Dario Caputo.
L'esordio di Campione coincide con l'entrata di una nuova società, gestita formalmente da lui, la Hydortecne, utilizzata per acquistare beni e materiali dalle altre società del gruppo. Un evidente conflitto di interessi consumato alle spalle dei cittadini, costretti a pagare bollette tra le più care in Italia. Proprio questa società creata - secondo le indagini - ad hoc per eludere le normative, ha assunto altro personale (passaggio vietato alla Girgenti Acque, stando al piano d'ambito). Tra le nuove leve, tanti "figli di" personaggi importanti dell'imprenditoria e del mondo della politica.
Ma soprattutto dei controllori, che in cambio di assunzioni negli anni avrebbero chiuso più di un occhio provocando danni ai contribuenti e all'ambiente. L'azienda è poi fallita con un buco di 100 milioni di euro.
Le misure cautelari coinvolgono Pietro Arnone, numero uno della Hydortcne e fedelissimo di Campione. Proprio i due ridevano al telefono dopo aver appreso che l'Inps stava notificando una multa per i dipendenti di Girgenti Acque, ma non per quelli di Hydortecne. Allo stesso modo, hanno esultato quando l'ex presidente della Provincia, Eugenio D'orsi - poi commissario straordinario dell'Ato idrico - ha approvato l'aumento delle tariffe idriche: qualche tempo dopo il figlio di D'Orsi, Giuseppe, sarebbe stato assunto, dalla Hydortecne, come era accaduto per l'altra figlia. Nelle indagini anche consiglieri comunali, come Gerlando Gibilaro, presunto facilitatore al Consiglio di Agrigento. In cambio di assunzioni, tutti sembravano cadere ai piedi della società, dai prefetti ai sindaci, dai giornalisti agli enti controllori. Anche chi doveva controllare la depurazione dei fanghi, smaltiti poi in realtà in maniera illegale. O chi doveva controllare sulle condizioni di lavoro dei dipendenti.

Foto: kEx manager di Girgenti Marco Campione