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11/01/2019

POLEMICA PORDENONE Sembra una storia degna del Cic…

Il Gazzettino

Sindaco e società ai ferri corti, le istituzioni si lacerano: si rischia l'arrivo della Corte dei conti
POLEMICA
PORDENONE Sembra una storia degna del Ciclo dei Vinti, della Sicilia del Verga, dove ogni tentativo di affrancarsi da un destino fatto di eventi avversi è affossato da un fatto negativo che sommerge i successi del giorno prima. Il Pordenone primo in classifica e di nuovo sulla cresta dell'onda riesce nell'impresa di dividere la politica e la cittadinanza: Mauro Lovisa ha detto no al nuovo stadio di Fontanafredda. Lo ha fatto a una ventina di giorni dalla data entro la quale l'Uti del Noncello (ma tutto sommato si potrebbe facilmente dire il Comune di Pordenone, vista la mole di uomini in campo e le competenze spese) avrebbe dovuto lanciare la gara d'appalto per rendere il Tognon uno stadio da Serie C. Si noti, da Serie C, non da B, perché per il salto di categoria ci vorrebbe un altro milione e mezzo. Per adeguare il Comprensoriale alla terza serie sono già stati stanziati 2,5 milioni di fondi regionali. È storia, non cronaca. Ma ora il presidente del Pordenone ha deciso - dal giorno alla notte - di non voler più emigrare a Fontanafredda. Il motivo? «Non mi piace - ha detto il patron neroverde -, voglio uno stadio nuovo». Il tutto dopo mesi di incontri, vertici, trattative e progetti. Entro il 31 gennaio doveva essere pronto il progetto esecutivo, ma ora tutto è tornato in ballo.
LA DIATRIBA
Lovisa rinnega Fontanafredda, e mette in crisi soprattutto la politica pordenonese. Ecco la tabella di marcia: entro 15 giorni il presidente del Pordenone dovrà portare a Ciriani il progetto di uno stadio nuovo in città: costi, luogo (l'area Edil Nord vicino all'autostrada), tempi, nomi degli investitori privati, ci dovrà essere tutto. «In caso contrario - afferma perentorio il sindaco Ciriani - il Pordenone andrà a giocare a Fontanafredda, perché noi andremo avanti». Il primo cittadino non nasconde di essere «deluso». Ci mancherebbe. Lovisa invece garantisce: «Ho in mano una cordata capeggiata da un gruppo milanese, ma ci sono anche imprenditori friulani. Voglio il nuovo stadio». E poco conta che in caso di Serie B si sarebbe andati a giocare comunque a Udine. Qui si parla di soldi veri, di politica, di città.
TABELLA DI MARCIA
Lovisa dice di avere in mano una strategia-lampo: «Uno studio di Pordenone metterà a punto un piano di fattibilità entro l'inizio della prossima settimana. Lo presenteremo al sindaco». Novità dell'ultima ora o progetti partoriti nell'ombra? In ogni caso ballano circa 2,5 milioni di euro. Sono stati stanziati dalla giunta Serracchiani poco prima della scadenza del mandato quinquennale e sono nelle mani dell'Uti del Noncello. Servono (servivano) alla ristrutturazione del Tognon, ma non al suo adeguamento per la serie B. Sono comunque tanti soldi pubblici, e se Lovisa decidesse davvero - con lettera scritta e firmata - di rinunciare a Fontanafredda, potrebbero risultare quantomeno eccessivi. «Nel caso - ha aggiunto Ciriani - potremmo provare a chiedere alla Regione di riassegnare i 2,5 milioni a Pordenone per realizzare le opere complementari (viabilità) legate al nuovo stadio privato del Pordenone.
BAGARRE
Sergio Bolzonello, vicepresidente della Regione quando è stato assegnato il contributo, si chiama fuori: «Non voglio entrare nella polemica - dice chiaramente -, è una materia che compete a Ciriani e Lovisa». Ma la firma sul finanziamento resta in calce e risale alla giunta che ha cessato di esercitare le sue funzioni nella primavera del 2018. A precisa domanda, Ciriani risponde: «Rischio Corte dei conti? Sì, c'è». Per evitarlo bisognerà mettere una toppa a una situazione fluida, che rischia di diventare imbarazzante. La gara d'appalto era pronta, ma il dietrofront del presidente Lovisa ha spiazzato tutti. E il Pordenone, nonostante la classifica, è tornato a dividere.
Marco Agrusti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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