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27/10/2018

Poco Sud nella manovra: critici sindacati e imprese Ed è pioggia di mozioni

Il Nuovo Quotidiano di Puglia

di Nicola QUARANTA
«È una Manovra molto debole sulla crescita, distratta sul Mezzogiorno, addirittura un'idea di sussidio o di assistenza che è esattamente l'offesa alla dignità delle persone». Nuovo affondo del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia sulla Manovra.
«Non mi sembra che ci siano né il termine Mezzogiorno, né il termine investimenti pubblici sul Mezzogiorno», ha evidenziato Boccia. «Non penso che il Mezzogiorno abbia votato per il reddito di cittadinanza, penso che il Mezzogiorno abbia votato per l'occupazione e il lavoro, il reddito di cittadinanza è un di cui. Se viene interpretato così credo sia un danno per il Paese. È inaccettabile culturalmente». E sul Reddito è ancora più esplicito: «È un disincentivo al lavoro e un incentivo a quello nero. Diciamo ai giovani: lavorate in nero il sabato e la domenica e in più prendete 780 euro al mese».
E non è tenera neppure la posizione di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil: «Se il Governo non apre il confronto, penso che dobbiamo essere molto netti e dare una risposta di mobilitazione e di iniziative». Aggiungendo: «Non ci sono investimenti, non c'è creazione di posti di lavoro, non c'è un'idea di Paese», sottolineando come la messa in discussione dei parametri economici europei, non stia avvenendo all'insegna degli investimenti e dello sviluppo.
Aspettando, dunque, le eventuali modifiche che il governo apporterà al documento di Bilancio, qualora intendesse in parte assecondare i rilievi mossi dalla commissione europea, resta vivo, dunque, il dibattito. E così pure la speranza che la manovra da 37 miliardi del governo gialloverde, possa prevedere ritocchi anche allo scarno capitolo Mezzogiorno. A partire da un cenno esplicito all'introduzione della clausola del 34% sulla spesa ordinaria in conto capitale al Sud, estesa peraltro, come era nelle intenzioni del ministro del Sud Barbara Lezzi, alla società partecipate, con particolare riferimento a Rfi e Anas.
La questione investimenti ferroviari, tra quelle toccate, è la più controversa. Il piano pluriennale di Rfi e il programma di investimenti dal 2019 al 2021 - che ha ricevuto in commissioni trasporti di Camera e Senato - parte il primo anno con il rispetto della quota del 34% al Sud ma poi vira decisamente in direzione Nord, che alla fine raccoglie la fetta maggiore di investimenti: 7,77 miliardi, contro 6,35 miliardi riservata al Sud (561 milioni dei quali per la Puglia).
Quanto i parlamentari meridionali di tutti gli schieramenti riusciranno, a suon di mozioni, a invertire la rotta, lo si capirà strada facendo. Di certo ad oggi alla voce Investimenti e riequilibrio territoriale, la sintesi è racchiusa in poche righe. Investimenti, adeguamento della normativa sugli appalti e monitoraggio dell'efficacia dei provvedimenti; Riequilibrio territoriale: Attuazione dei Patti per il Sud e sblocco investimenti; Riequilibrio territoriale: Credito d'imposta su investimenti privati e incentivazione spesa in conto capitale a favore del Mezzogiorno. La quota di investimenti da riservare al Sud deve essere di «almeno il 34%» come previsto da una legge di fine 2016 che caratterizzò le prime mosse del governo Gentiloni. Quella regola non è mai stata attuata dal precedente governo e neppure dall'esecutivo Conte, nonostante i ripetuti annunci del ministro Lezzi.
Il tema è ripreso in tutte le mozioni, con Forza Italia che propone di portare il 34% al 45% e Fratelli d'Italia che punta a salire al 50%. Altro impegno trasversale. Quello di favorire investimenti per l'alta velocità ferroviaria. In un governo che è preso dai dubbi su qualsiasi grande opera, la mozione M5s-Lega pretende per il Sud «collegamenti ad alta velocità anche nelle aree più remote o disagiate». Sul tema, il Pd chiede esplicitamente «il prosieguo dell'Alta velocità fino a Reggio Calabria». Forza Italia, oltre all'alta velocità, sottolinea l'importanza dei collegamenti merci per i porti del Sud, estendendo le agevolazioni oggi previste per Trieste.
Fratelli d'Italia delinea la medesima strategia, aggiungendo che vanno messi in sicurezza i passaggi a livello. Tra gli altri temi toccati, M5s e Lega invitano il governo Conte a estendere misure messe a punto dai precedenti esecutivi, come quelle per il controesodo dei lavoratori, Resto al Sud, le zone economiche speciali, gli incentivi alle assunzioni anche degli over 35 nel Mezzogiorno. Il Pd indica nel 31 dicembre 2018 la data per far partire le Zes (ma anche M5s e Lega vorrebbero «accelerare»). I democratici sottolineano inoltre la necessità di ammodernare e mettere in sicurezza le scuole e di rispettare il parametro europeo del 33% per gli asili nido. Punto per punto le proposte, dunque, in attesa della nuova, eventuale bozza.
Dal Pd tre punti fermi: Quota tra il 30% e il 40% della spesa ordinaria per investimenti al Sud; offerta di asili nido almeno al 33% dei bambini come da parametri europei; autorizzazione entro il 31 dicembre 2018 le Zes individuate il 20 giugno 2017.
Forza Italia propone l'esenzione integrale dell'Ires finanziata con i fondi europei, l'aumento dal 34% al 45% della quota di investimenti destinata al Sud e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni quale premessa per l'autonomia. Fratelli d'Italia, invece, propone di attrarre i pensionati provenienti dal Centronord e dall'estero, l'aumento dal 34% al 50% della quota di investimenti pubblici al Sud e l'introduzione del coefficiente di deprivazione nel riparto della sanità. Liberi e Uguali, chiede di non trasferire poteri alle Regioni finché non siano garantiti i Lep (livelli prestazioni). Nel fabbisogno standard propone di escludere riferimenti a indicatori di introito fiscale. E infine: no tax area a 25mila euro nei Comuni con spopolamento del 30% in dieci anni.
Anche nelle file della maggioranza maturano mozioni. E a quattro mani (M5s-Lega): dalla proposta di puntare su iniziative in favore del controesodo dei giovani ad alta qualificazione, al rispetto della destinazione del 34% della spesa pubblica al Sud, sino alla realizzazione dei collegamenti ad alta velocità anche nelle aree più remoti.

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