scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
17/04/2021

Pnrr, tensione tra Draghi e Salvini

Avvenire - MARCO IASEVOLI

IERI INCONTRI CON M5S E CARROCCIO SUL RECOVERY PLAN. CRIMI INSISTE: SUPERBONUS FINO AL 2023
Il premier alla delegazione leghista (guidata da Giorgetti): unità, evitiamo i dispetti Il leader del Carroccio non va a Palazzo Chigi E avverte: sui fondi Ue no a deleghe in bianco. Carfagna: 40% delle risorse andranno al Sud
S e non ha particolari timori a definire «dittatore» il presidente turco Erdogan, Mario Draghi non si fa certo scrupoli nell'evidenziare alla delegazione leghista salita ieri a Palazzo Chigi «dispetti e dispettucci» e «critiche reciproche» che potrebbero danneggiare il cammino del governo di unità nazionale. Sono parole che il premier piazza lì in modo spontaneo - nel contesto del dialogo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza - al ministro Giorgetti, ai capigruppo Molinari e Romeo, al sottosegretario al Mef Durigon e al responsabile economico Bagnai. Salvini non c'è. «Ho avvisato Draghi - dice il capo del Carroccio -. Sono a Milano con i miei figli, nel weekend non posso vederli perché sono a Palermo per l'udienza Open arms». Ma il caso politico nasce lo stesso. Perché il richiamo del premier è forte. E arriva a valle di una giornata in cui l'ex ministro dell'Interno non si è risparmiato su nulla: ha riferito che «governare con il Pd e Speranza non è facile ma necessario», è tornato alla carica sull'«aprire ovunque possibile» già dalla settimana prossima, ha chiesto sostegni in base alle «perdite reali». Un modo di procedere, quello di Salvini, che sta stretto al Pd, a M5s e a Leu. E così, quando la delegazione del Carroccio si trova di fronte a Draghi, il premier fa presente che in questo clima potrebbe diventare difficile procedere e raggiungere gli obiettivi fissati: le aperture in sicurezza e un Pnrr che passi con la massima coesione politica entro il 30 aprile, di modo da ottenere l'anticipo di cassa di Bruxelles. Un documento, conferma la ministra Carfagna, che può tra l'altro essere «decisivo» per il Sud, cui sono destinate il 40% delle risorse. Questo accenno di tensioni tra Draghi e Salvini ha anche un secondo livello di lettura, ovvero la rivalità interna alla Lega tra l'ex ministro dell'Interno e Giorgetti, al punto che la macchina della comunicazione del Carroccio deve affrettarsi a smentire che proprio Giorgetti abbia voluto far trapelare le perplessità del premier per "avvertire" Salvini. Di certo il problema non è solo comunicativo ma anche politico, se è vero che dopo il vertice a Palazzo Chigi i capigruppo Molinari e Romeo, vicini a Salvini, fanno sapere che sul Pnrr «i tempi sono stretti ma non ci sono deleghe in bianco». La delegazione leghista è salita a Palazzo Chigi dopo quella M5s, guidata dal reggente Vito Crimi. Oggi toccherà a Pd e Fi. La settimana prossima gli altri partiti, compresi quelli di opposizione. Per quanto riguarda i pentastellati, Crimi ha fissato l'obiettivo-chiave: "proteggere" il Superbonus del 110% e prorogarlo sino al 2023 e osare di più sulla transizione ecologica. Il Carroccio, al contrario, pone molti più paletti, sino a quello, davvero complesso e che non convince nemmeno il ministro competente Giovannini, di "smontare" l'attuale Codice degli appalti. Da qui il richiamo da parte di Draghi ad agevolare il percorso e a non disseminare mine. Un richiamo che la Lega prova poi a estendere a tutti considerando un «dispetto» anche l'incontro tra Letta e il fondatore di Open arms.

Foto: Il premier Mario Draghi