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21/04/2021

Pnrr, regole certe per comuni e province

ItaliaOggi - Francesco Cerisano

Riscrivere la governance degli enti locali, a cominciare dal Testo unico, per realizzare gli investimenti del Recovery plan. Servono regole «che migliorino l'agibilità politicoistituzionale-amministrativa dei comuni e dei sindaci» e consentano alle amministrazioni di poter effettivamente utilizzare le risorse erogate, consentendo a sindaci e presidenti di provincia di continuare a investire come hanno fatto anche nel 2020. Nell' «annus horribilis» dello scoppio della pandemia i comuni hanno aumentato del 2,3% i pagamenti, portando a circa 10 miliardi di euro la spesa erogata (dopo l'aumento del 14% registrato nel 2019) e confermandosi ancora una volta i principali investitori pubblici. Molto bene hanno fatto anche le province i cui investimenti sono cresciuti del 20% nel 2020, un dato che si consolida nei primi tre mesi del 2021 con un + 21% rispetto al trimestre 2020. In audizione sul Documento di economia e fi nanza (Def) per il 2021 dinanzi alle commissioni bilancio riunite di Camera e Senato, Anci e Upi ha ribadito le istanze già avanzate in audizione sul decreto legge Sostegni (dl 41/2021) ma sono andate anche oltre le richieste fi nanziarie, perché «una spesa locale per investimenti in forte aumento necessita di apparati e regole profondamente rinnovati». I temi posti dall'Anci sul tavolo dell'interlocuzione col governo sul Def e sul Pnrr partono dalla richiesta di fi nanziamenti diretti (e non intermediati) a sostegno degli investimenti e di semplifi cazioni al codice degli appalti. I comuni chiedono inoltre di poter utilizzare gli avanzi di amministrazione a regime e non solo in fase emergenziale, la riduzione strutturale degli interessi sul debito degli enti locali, dando immediato avvio alla ristrutturazione con accollo allo Stato già defi nita con l'art. 39 del dl Milleproroghe 2019, un'ampia semplifi cazione degli strumenti di programmazione degli enti locali, lo snellimento dei monitoraggi «ancora troppo complessi e spesso duplicati» e per fi nire l'allentamento dei vincoli sulle assunzioni di personale qualifi cato. Per l'Anci si tratta di un pacchetto di interventi imprescindibile che deve «caratterizzare l'intera prossima fase della fi nanza e dell'azione pubblica, non solo locale» rappresentando «una riforma di primario rilevo nazionale». C'è poi sul tavolo tutto il pacchetto di richieste sul dl Sostegni che i comuni si augurano possa essere recepito in emendamenti al decreto legge già approvato o transitare nel nuovo dl che il governo fi nanzierà con il nuovo scostamento di bilancio. L'Anci chiede un nuovo programma di «buoni famiglia», analogo al Fondo di solidarietà alimentare del 2020, ma con maggior impegno economico, così da ricomprendere il sostegno per il pagamento di affi tti e bollette nonché il rinnovo del potenziamento dei centri estivi per ragazzi (135 mln. di euro nel 2020) per le attività che seguono chiusura delle scuole. Sul capitolo Tari i sindaci chiedono un'agevolazione nazionale «di entità robusta», analoga a quella già disposta con i provvedimenti della primavera 2020 e «basata su criteri nazionali uniformi». Sul tavolo anche l'estensione a tutto il 2021 dell'esenzione dal canone unico dei pubblici esercizi e del commercio ambulante. Ci sono infi ne le richieste di ordine contabile su cui l'Anci bussa da tempo alle porte del governo: liberalizzare l'utilizzo degli avanzi, liberalizzare l'utilizzo delle economie sui fondi straordinari assegnati nel 2020 (attualmente limitato alle sole risorse del "Fondone" ex art. 106 dl 34), il rinvio al 2022 dell'avvio del Fondo garanzia debiti commerciali, la sospensione degli obblighi connessi alle perdite delle aziende partecipate locali per effetto del dlgs 175/2016, il congelamento delle percentuali di accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità, che già oggi ammonta a oltre 4,5 miliardi di euro.