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05/10/2021

Pnrr, Italia all’appello: sono 42 le condizioni Ue da completare

ItaliaOggi Sette - ANTONIO LONGO

Tabella di marcia serrata secondo il report di Intesa San Paolo sulle scadenze legate al Piano
L'ultimo scorcio del 2021 sarà decisivo per il raggiungimento dei risultati fissati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono 528 le condizioni poste dal documento pattuito tra l'Italia e la Commissione europea relativo all'attuazione del Pnrr e all'erogazione dei relativi finanziamenti, che ammontano a oltre 190 miliardi di euro. Si tratta, in particolare di 314 «obiettivi» di tipo quantitativo (target, per esempio, l'assunzione di un determinato numero di personale in un settore specifico) e di 214 «traguardi» di ordine qualitativo (milestone, per esempio, l'approvazione di riforme o singoli provvedimenti normativi). Al rispetto degli impegni presi con l'Ue è condizionata l'erogazione delle risorse, che avviene ogni sei mesi. Nell'ambito di tali condizioni, 51 sono le richieste da completare entro quest'anno, in particolare 5 andavano chiuse entro il 30 giugno, 4 entro fine settembre e 42 proprio entro fine anno. È quanto emerge dalla lettura dei contenti del focus «Il Pnrr italiano: lavori in corso», curato dalla direzione Studi e ricerche di Intesa San Paolo. I fondi a disposizione. Nel piano concordato con la Commissione, come evidenziano gli analisti, la condizionalità appare ridotta nella parte iniziale del programma. Lo scorso 13 agosto, la Commissione europea ha erogato all'Italia, a titolo di prefinanziamento, 24,9 miliardi di euro, pari al 13% dell'importo totale di 191,5 miliardi deliberato in sovvenzioni (68,9 miliardi) e prestiti (122,6 miliardi). Ai 191,5 miliardi si aggiungono oltre 13 miliardi provenienti dal programma React-Eu, dei quali sono stati già assegnati all'Italia, lo scorso 17 settembre, 4,7 miliardi, e oltre 30 miliardi che il governo ha messo a disposizione attraverso la creazione di un fondo complementare finanziato con risorse nazionali, portando così il piano di rilancio italiano a oltre 235 miliardi complessivi. Dilazionate nel tempo sono le tempistiche che l'Italia ha scelto per «spendere» i fondi ricevuti in quanto, a differenza di altri paesi europei, ha optato per concentrare gli interventi, pari all'84% del totale, sulla spesa in conto capitale, a fronte di incrementi contenuti della spesa corrente e di riduzioni marginali del carico fiscale. Le condizioni. Nell'ambito delle 528 condizioni poste, 380 riguardano gli investimenti (in particolare 261 gli obiettivi e 119 i traguardi), e 148 le riforme (nello specifico 53 sono gli obiettivi e 95 i traguardi). Nel complesso, il piano italiano è composto da 119 progetti di investimento e 51 riforme. Il maggior numero di condizioni riguarda la missione 1, ossia quella destinata alla digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; e la missione 2, riservata a rivoluzione verde e transizione ecologica. Come rilevato nel focus, i tempi sono piuttosto serrati per l'approvazione delle riforme mentre i termini per il completamento degli investimenti si concentrano maggiormente nel biennio 2025/2026. Ciò che è stato fatto. Dalla lettura del report emerge che le condizioni che dovevano essere completate entro il secondo trimestre sono state sostanzialmente realizzate attraverso l'adozione dei provvedimenti riguardanti la governance del Pnrr, la semplificazione delle procedure amministrative e del sistema degli appalti pubblici, le assunzioni temporanee nella p.a. per l'implementazione del piano, la pubblicazione del bando contenente l'invito alle imprese a manifestare interesse per gli Ipcei Importanti progetti di comune interesse europeo, che verranno finanziati attraverso le risorse del Pnrr. Per quanto riguarda i traguardi da completare entro fine settembre, Simest ha deliberato la riapertura del nuovo Fondo 394 a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese italiane con una dotazione di 1,2 miliardi di euro, di cui 400 milioni relativi alla quota di cofinanziamento a fondo perduto; il ministero per la transizione ecologica ha adottato il decreto per l'approvazione del piano operativo per un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione per l'individuazione dei rischi idrologici e il decreto per la selezione dei progetti proposti dai comuni nell'ambito dei progetti «faro» di economia circolare; infine, il ministero dello sviluppo economico ha adottato il decreto riguardante i criteri di riparto del fondo per il sostegno dell'impresa femminile, nonché criteri e termini per la fruizione delle agevolazioni. Cosa si deve ancora fare. Sono 40 i «traguardi» qualitativi, sulle 42 condizioni richieste, da raggiungere entro la fine dell'anno. In dettaglio, i 2 «target» quantitativi, che riguardano gli investimenti, sono legati alle procedure per l'assunzione di almeno 168 dipendenti per l'ufficio per il processo e i tribunali amministrativi e al completamento delle procedure di assunzione di un pool di 1000 esperti da impiegare per tre anni a supporto delle amministrazioni nella gestione delle nuove procedure per fornire assistenza tecnica. In tal senso, il bando per le assunzioni di addetti all'ufficio del processo, che prevede 8.171 posti, si è chiuso lo scorso 23 settembre, inoltre è in cantiere un altro bando per 5410 figure tecniche, tra cui ingegneri, architetti e geometri. È scaduto, invece, il 20 settembre scorso il bando di concorso per 500 project manager tra cui ingegneri, statistici, informatici, economisti, giuristi e matematici. Il ministro per l'innovazione tecnologica ha, inoltre, in cantiere il bando per 405 figure professionali che si occuperanno della digitalizzazione della p.a.. Gli altri 16 «traguardi» sugli investimenti prevedono l'introduzione di provvedimenti propedeutici per dare inizio a nuovi progetti e la definizione delle politiche di investimento nel settore del turismo. Due tra i più importanti interventi sono già stati avviati, ossia la normativa per la proroga di ecobonus e sismabonus e quella per porre i crediti d'imposta «Transizione 4.0» a disposizione dei potenziali beneficiari. Ma la sfida più importante riguarda le riforme da approvare entro fine anno. Tra queste, vi sono 3 riforme «abilitanti» e 5 riforme «orizzontali» (ossia che riguardano innovazioni strutturali dell'ordinamento). Le riforme abilitanti riguardano l'entrata in vigore di tutte le leggi, regolamenti e provvedimenti attuativi per il sistema degli appalti pubblici, la riforma del quadro di revisione della spesa pubblica, l'adozione di una relazione per orientare le azioni del governo volte a ridurre l'evasione fiscale dovuta alla omessa fatturazione. Mentre le riforme orizzontali hanno a oggetto la riforma del processo civile, del processo penale e del quadro legislativo in materia di insolvenza anche se la scadenza di fine 2021 prevede solo l'approvazione delle leggi delega, mentre l'adozione dei relativi provvedimenti legislativi è in calendario entro la fine del 2022 e quella dei decreti attuativi entro la metà del 2023. Portato a casa il risultato dell'approvazione della legge delega per la riforma del processo penale, in dirittura d'arrivo è anche la legge delega per la riforma del processo civile, più lunghi appaiono i tempi previsti, invece, per la riforma in materia di insolvenza. Per quanto riguarda le riforme settoriali, sono 16 le scadenze da rispettare entro fine 2021, tra gli altri obiettivi vi sono l'entrata in vigore dei decreti legge per la riforma del processo di acquisto Ict e per la riforma cloud first e interoperabilità, l'approvazione del decreto legislativo per promuovere la produzione e il consumo di gas rinnovabile, l'adozione del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico.

Foto: La divisione di risorse nelle 6 missioni