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21/08/2021

Pnrr, il governo tratta con la Ue sui fondi per le reti elettriche

Il Sole 24 Ore - Laura Serafini

POLITICA ECONOMICA
Transizione. Il piano stanzia 3,6 miliardi per potenziarle. L'esecutivo vuole finanziare i lavori con il Piano per evitare che i costi contribuiscano ad aumentare la bolletta. Ma per i distributori non è conveniente tariffe O pnrr Con il piano europeo solo rimborso spese, mentre con il sistema delle tariffe è remunerato il capitale
C'è una voce significativa di spesa che negli anni a venire potrebbe contribuire a far esplodere i costi delle bollette elettriche, spinte in questi giorni al rialzo dai prezzi delle materie prime e della Co2. Questa voce di spesa è legata alla grande mole di investimenti necessaria a sostenere il processo di elettrificazione dei consumi, sul quale fa perno l'idea della transizione ecologica del Green Deal della Ue.Una questione sulla quale il governo italiano, con il supporto dell'Arera (Autorità per l'energia) ha aperto un negoziato con la Commissione europea.

Il processo di elettrificazione porterà molti settori, dalla mobilità al riscaldamento nelle case solo per fare gli esempi più noti, a passare da carburanti fossili e metano all'energia elettrica. Per questo motivo è fondamentale potenziare le reti elettriche di distribuzione: rendendole sempre più smart (e questo vuol dire coprirle di sensori che le rendono in grado di autoripararsi) e ampliandole dove necessario. Uno sforzo che implica una decina di miliardi di investimenti nei prossimi 5 anni. Il governo ha deciso di finanziare almeno una parte di questo potenziamento attraverso il Pnrr, nella versione ultima approvata da Bruxelles stanzia per questo fine 3,6 miliardi di euro. Questa scelta, che è stata concordata con le società di distribuzione di energia elettrica: con l'Enel, che controlla l'85% del mercato, ma anche con le utility locali che controllano le reti distribuzione nelle principali città italiane. La ragione risiede nel fatto che il finanziamento delle migliorie, ma anche della manutenzione, delle reti di distribuzione in quanto business regolato avviene attraverso le tariffe che sono alla base della formazione della bolletta elettrica. In sostanza, i costi degli investimenti li vengono spalmati nel tempo e pagati dai clienti. La scelta di far ricadere una parte dei costi nel Pnrr è legata a una decisione politica: evitare che la mole di investimenti necessaria a potenziare le reti elettriche contribuisca ulteriormente a far salire le bollette, già sotto pressione in questi mesi. Tutto bene quindi? Eh no. C'è una bella differenza tra pagare i lavori con la tariffa e farlo con il Pnrr: nel primo caso, infatti, vengono rimborsati i costi sostenuti ma viene anche remunerato il capitale investito e il lavoro fatto. Nel caso dei fondi europei vengono coperti i costi sostenuti ma non viene remunerato il lavoro. I distributori hanno accettato di buon grado la richiesta del governo di fare la loro parte con il Pnrr, ma aspettano una soluzione sul "gap" di guadagno tra i due diversi sistemi. Altrimenti sarebbero chiamati a rispondere anche agli investitori sul perché hanno accettato di farsi pagare di meno. Il problema è che il governo da solo non può fare nulla; l'unica via di uscita è convincere la Commissione europea della necessità di riconoscere una remunerazione ulteriore ai distributori. Ed è il fronte aperto sul quale si sta ancora negoziando, nonostante il Pnrr sia già stato approvato e bollinato da Bruxelles. La soluzione non dovrebbe essere troppo lontana, visto che il modello di regolazione (basato sulla Rab) è adottato in molti paesi europei, a partire dalla Spagna, dove l'Enel è chiamata a fare investimenti simili a quelli previsti in Italia. Il piano industriale del gruppo guidato da Francesco Starace prevede investimenti per 8,2 miliardi sulle reti in Italia tra il 2021 e il 2023. Per il Pnrr ha presentato progetti per un valore poco inferiore: 7 miliardi, ma come detto il piano è stato finanziato solo per 3,6 miliardi. Questa eccedenza progettuale, in realtà, può costituire un importante cuscinetto qualora qualche altro progetto del Pnrr restasse bloccato per cause di forza maggiore. Una volta risolta la questione della remunerazione, gli investimenti sulla rete sarebbero attivabili subito, anche in virtù del fatto che le reti di distribuzione sono in concessione e non è necessario (almeno finché alcune nuove disposizioni del codice degli appalti non entreranno in vigore) fare le gare.

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il negoziato L'esecutivo chiede a Bruxelles di riconoscere nel Recovery maggiore remunerazione per i distributori di energia

GLI INVESTIMENTI SULLA RETE ELETTRICA

3,6 mld

Finanziati dal Pnrr

Il processo di elettrificazione dei consumi, sul quale fa perno l'idea della transizione ecologica sulla quale è costruito il Green Deal europeo richiederà un potenziamento delle reti elettriche di distribuzione. Questo vuol almeno una decina di miliardi di investimenti nei prossimi 5 anni. Il governo ha deciso di finanziare una parte di questo potenziamento attraverso il Pnrr, che stanzia
3,6 miliardi di euro.

7 mld

Progetti presentati da Enel

La scelta di far ricadere una parte del potenziamento della rete elettrica di distribuzione nel Pnrr è legata alla decisione politica di evitare che la mole di investimenti necessaria contribuisca ulteriormente a far salire le bollette (su cui vengono spalmati i costi) già sotto pressione in questi mesi. Enel, che controlla l'85% del mercato, ha presentato peri il Piano nazionale di ripresa e resilienza progetti per 7 miliardi

8,2 mld

Nel piano industriale Enel

Il piano industriale di Enel prevede investimenti per 8,2 miliardi sulle reti in Italia tra il 2021 e il 2023. Gli investimenti previsti dal piano verranno finanziati dalla società e poi i costi sostenuti e la remunerazione del capitale investito verranno ripagati attraverso le tariffe elettriche calcolate dall'Autorità dell'energia che poi si traducono nella bolletta elettrica che viene messa a carico del cliente finale