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02/10/2021

Pnrr, il Codice appalti va sospeso

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Per il presidente dell'Autorità antitrust è sufficiente applicare le direttive europee del 2014
Rustichelli: mette a rischio gli obiettivi del Recovery plan
Il codice appalti va sospeso per le opere del Pnrr perché c'è il rischio di vanificare gli obiettivi del Recovery plan. E' sufficiente utilizzare le direttive europee del 2014, integrate per le parti non «autoapplicative»; nel medio periodo il codice appalti va profondamente rivisto in ottica semplificatoria e di sburocratizzazione. E' questo il monito lanciato dal presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Roberto Rustichelli, nel corso della relazione annuale dell'Authority. Sul banco degli imputati è finito (nuovamente, dopo la presa di posizione dell'Agcm dei mesi scorsi) il codice appalti, ritenuto fonte di rischio per il raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonostante sia da poco stata emanata la legge 108 con nuove norme di semplificazioni e snellimento, peraltro a sua volta oggetto di critiche per l'allentamento dei presidi di trasparenza e concorrenza, come ha recentemente sottolineato l'Ance in merito alla pubblicità delle procedure negioziate. Nella relazione si punta l'attenzione sulla «complessità della disciplina contenuta nel Codice dei contratti pubblici» e sulla sua farraginosità che possono essere di forte ostacolo alla ripresa, così come un problema rilevante potrebbe essere quello dei rischi corruttivi connessi all'utilizzo di procedure complesse. La ricetta dell'Autorità è innanzitutto quella di un intervento immediato per «introdurre una disciplina speciale riservata esclusivamente alle procedure all'utilizzo dei fondi europei del Next Generation Eu». Evidentemente non è bastato il decreto semplificazioni n. 77/21 convertito nella legge 108/21 che ha già innalzato le soglie per gli affidamenti diretti e previsto accelerazioni procedurali, commissari straordinari e deroghe al codice appalti. Per l'Autorità garante della concorrenza e del mercato occorre intervenire direttamente «prevedendo l'applicazione delle sole norme contenute nelle direttive europee in materia di gare pubbliche del 2014, con le dovute integrazioni solo laddove le disposizioni europee non siano immediatamente self-executing». Quindi procedure più flessibili, alleggerimento degli oneri amministrativi, maggiore discrezionalità cui dovrebbe fare da contrappeso «un rafforzamento dei controlli ex-post a presidio della legalità e, in particolare, della lotta all'infiltrazione della criminalità e alla corruzione nonché, per quanto riguarda la tutela della concorrenza, della lotta ai cartelli nelle gare, da sempre una priorità di intervento dell'Autorità». Il riferimento è certamente alle competenze dell'Agcm, ma sembra anche chiaro il riferimento all'Autorità nazionale anticorruzione che, in virtù delle proprie competenze ed esperienze, potrebbe offrire un valido supporto a partire dall'esperienza dei protocolli di vigilanza collaborativa già sperimentati con Expo 2015. Nel medio periodo, per l'Autorità della concorrenza e del mercato «è possibile e necessario considerare una modernizzazione profonda del Codice degli appalti pubblici, semplificando le regole e favorendo il rapido dispiegamento degli investimenti pubblici». Nella relazione si citano quattro punti fermi che dovrebbero inspirare la riforma (peraltro avviata al Senato da qualche settimana): «l'utilizzo del principio del copy-out dalle direttive dando conto con rigore delle eccezioni secondo il metodo del «comply or explain»; l'applicazione stringente del principio di proporzionalità per eventuali deroghe del divieto di gold-plating; la riaffermazione e l'ampliamento del ruolo dell'autocertificazione, intensificando il controllo ex-post; la riduzione del fenomeno della c.d. «burocrazia difensiva». E questa riforma, già al centro delle riforme del Recovery plan, dice l'Autorità, «deve essere considerata tra gli obiettivi strategici ai fini del rilancio dell'economia e dell'attivazione degli investimenti» con una pervasiva digitalizzazione degli appalti pubblici, che consenta semplificazioni delle procedure, standardizzazione delle stesse, risparmi di tempi e costi.

Foto: Roberto Rustichelli