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22/06/2021

Pnrr, fondi ai Comuni fino a 12 passaggi

Il Sole 24 Ore - Gianni Trovati

C'è un pesante rischio burocrazia sui fondi del Pnrr per gli interventi che riguardano i Comuni. Lo mostrano le schede progetto che fra decreti, bandi e intermediazioni regionali prevedono fino a 12 passaggi prima dell'assegnazione delle risorse. -a pag. 29

Negli ultimi giorni il confronto fra sindaci e governo in fatto di Recovery Plan si è scaldato sul tema della governance.

Nelle audizioni al decreto Recovery l'Anci ha giudicato grave l'assenza dei Comuni dalla cabina di regia, che è stata aperta ai presidenti di Regione dopo il braccio di ferro a Palazzo Chigi che ha preceduto l'approvazione del decreto. E in conferenza Unificata la possibilità di un'intesa è stata subordinata alla presenza del presidente dell'Associazione Antonio Decaro nell'organismo chiamato a guidare i lavori del Pnrr.

Messa così, la questione potrebbe non appassionare più di tanto. Ma dietro ai botta e risposta sulla squadra della governance c'è una questione più di fondo. Su cui si giocano molte delle possibilità di attuare davvero il Recovery Plan italiano, atteso in settimana all'approvazione da parte della commissione. Almeno per i circa 30 miliardi legati ai progetti che riguardano direttamente i Comuni.

Lo snodo più delicato è rappresentato dalla strada che i fondi dovranno percorrere prima di arrivare ai Comuni. Il rischio che concentra le paure degli amministratori locali è quello delle intermediazioni ministeriali e regionali, che per esperienza moltiplicano i tempi e alzano ostacoli importanti all'attuazione dei programmi. E più di una scheda progetto indica che il rischio è concreto.

Sulle scrivanie dei tecnici è finita per esempio sotto esame la documentazione del progetto «sicuro, verde e sociale», che indirizza due miliardi di euro all'«efficienza energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, la resilienza e la sicurezza sismica, nonché la condizione sociale nei tessuti residenziali pubblici».

Il progetto, che fa parte della missione 2 («Rivoluzione verde e transizione ecologica») ed è finanziato dal fondo complementare messo a disposizione dal decreto ora all'ultimo passaggio alla Camera, prova ad affrontare uno dei temi più complicati per le grandi città e non solo, quello del patrimonio edilizio pubblico spesso in condizioni di degrado sul piano sia strutturale sia sociale. Ma il «soggetto attuatore» individuato per il programma non sono i Comuni: sono le Regioni.

La conseguenza è che il piano prevede 12 passaggi prima dell'assegnazione dei fondi. Si parte da una «normativa primaria recante gli indicatori per il riparto delle somme fra le Regioni», poi c'è un «Dpcm attuativo del riparto», per continuare con «la pubblicazione dei bandi da parte delle regioni» per individuare le proposte di Comuni, ex Iacp ed Erp, la «predisposizione della programmazione da parte delle Regioni», la «trasmissione della programmazione» al ministero delle Infrastrutture, la «adozione del decreto ministeriale di approvazione della programmazione», l'«individuazione delle stazioni appaltanti da parte delle Regioni», l'affidamento, la progettazione esecutiva, la pubblicazione dei bandi per l'esecuzione dei lavori e l'aggiudicazione dei contratti. I primi fondi, spiega il cronoprogramma, dovrebbero essere spesi già nel 2021. In bocca al lupo.

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Gianni Trovati