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27/11/2019

Pmi, manovra onerosa

ItaliaOggi - MANOLA DI RENZO

GRUPPO ASSOCIAZIONI CNAI Il commento del presidente Cnai Di Renzo alla legge di Bilancio
Reverse charge in appalto più complesso
Quando la decisione, più che sbagliata, è scellerata. La manovra 2020 non ha ancora ricevuto l'approvazione defi nitiva (anche se è stata uffi cialmente licenziata, dal consiglio dei ministri, tra il 14 e il 15 ottobre), ma le informazioni riguardo al suo contenuto non lasciano sperare in un anno venturo pieno di grandi soddisfazioni. Per nessuno. A maggior ragione per la piccola e media imprenditoria. Il motivo è presto identificato: è l'articolo 4 rubricato «Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del reverse charge per il contratto dell'illecita somministrazione di manodopera». Spiegata con estrema sintesi, la novità per l'anno prossimo sarà quella per cui, proprio relativamente al sistema di appalti e subappalti, un nuovo e gravoso compito ricadrà sul committente. Dal 1° gennaio 2020, infatti, il pagamento delle ritenute per i redditi di lavoro dipendente che devono essere applicate a carico dei lavoratori (i quali risultano occupati da appaltatori e subappaltatori) rappresenterà il nuovo onere del committente. «Lo snellimento della macchina burocratica evidentemente non è negli obiettivi dell'esecutivo», rileva il presidente Cnai, Orazio Di Renzo, «In compenso, ora, i compiti di controllo si moltiplicheranno giacché l'appaltatore e/o i subappaltatori avranno l'onere di fi ssare le imposte che devono essere trattenute a valere sulle buste paga dei propri dipendenti (Irpef e addizionali regionali e comunali), considerando l'utilizzo dei propri lavoratori in opere e servizi corrisposti a terzi». Che la situazione possa confi gurarsi come potenzialmente esplosiva è dato dal fatto che il procedimento imbastito dal governo risulta ingiustificatamente complesso e astruso. Soprattutto se visto alla luce poi di un elemento in particolare: ossia che il sistema di tassazione sui redditi risulta progressivo. Pertanto l'amministrazione fi nanziaria avrà la responsabilità di chiarire come la suddivisione dell'imposta avverrà in modo proporzionale, riportando il novero delle ore lavorate durante i diversi appalti vinti nel periodo. «È un sistema che si basa sull'ingenua considerazione che tutto possa procedere in maniera impeccabile. Se però dovessero cominciare a esserci ritardi nei pagamenti o di qualsiasi tipo, si rischia il caos più totale», sottolinea il presidente Di Renzo, anche a proposito della zavorra aggiuntiva imposta dalla novella, per cui è stabilito che l'appaltatore e/o i subappaltatori saranno tenuti, entro i 5 giorni precedenti la scadenza di pagamento dell'imposta, a pagare l'ammontare delle ritenute fi scali di ciascun lavoratore, impiegato nello specifi co cantiere, in un apposito conto corrente bancario e/o postale, che dovranno essere versate dal medesimo committente, in qualità di sostituto di imposta. A ciò si aggiunga che, sempre entro quei cinque giorni, appaltatore e/o subappaltatore dovranno comunicare al committente in merito ai lavoratori interessati all'appalto con le relative ore, la retribuzione, le ritenute fi scali, anzianità di servizio, inquadramento e contratto applicato. Più in generale, a destare i maggiori interrogativi sono i meccanismi scelti per contrastare l'evasione fi scale nell'imprenditoria italiana. È pur vero che l'appaltatore e i subappaltatori rimarranno comunque responsabili della determinazione dell'imposta, ma il problema è che, al versamento delle ritenute per i lavoratori impiegati negli appalti, dovrà provvedere il committente, il quale, in relazione alle comunicazioni riportate, pagherà le imposte per conto di altri attraverso il Modello F24 specifi co. «È fin troppo evidente la motivazione alla base delle scelte del governo (nella relazione illustrativa al decreto si afferma che dalle attività di controllo è stato rilevato che «in caso di assegnazione di appalti pubblici o privati a soggetti scarsamente patrimonializzati, gli stessi utilizzano come modalità per comprimere il prezzo offerto, la sistematica omissione dei versamenti dovuti per le ritenute di lavoro dipendente o assimilato», ricorrendo a sodalizi in forma cooperativa o societaria «strumentali alla evasione delle ritenute», ndr), ma non pensiamo che tutto questo sia ciò che la nostra economia, in questo preciso contesto storico, necessiti. Creare un sistema burocratico tanto farraginoso, complesso e costoso potrebbe rappresentare la pietra tombale per la sopravvivenza competitiva delle pmi italiane», spiega allarmato il presidente Di Renzo. «Siamo perfettamente d'accordo sul fatto che debba essere messo un freno alla piaga dell'evasione fi scale nel Nostro Paese, ma è altrettanto vero che la misura in bilancio non colpirà minimamente i grandi evasori, mettendo invece in grave diffi coltà (tecnica, logistica e fi nanziaria) le piccole e medie imprese che non dispongono spesso, materialmente, dei mezzi necessari per far fronte alle richieste della mostruosa macchina amministrativa», ancora il presidente Di Renzo, «a maggior ragione in virtù del fatto che il campo di azione della nuova disciplina non è limitato esclusivamente ai contratti di appalto, interessando anche i contratti non nominati o misti, come anche i contratti di subfornitura, logistica, spedizione e trasporto, nei quali oggetto del contratto è comunque l'assunzione di un obbligo di fare da parte dell'impresa appaltatrice». L'impressione che la montagna possa partorire il topolino è fortissima, considerando anche che i settori maggiormente interessati dalla misura sugli appalti (logistica ed edilizia) non sono comparti particolarmente ricchi anzi, una nuova fase di crisi è già dietro l'angolo. Sicuramente una brusca frenata la subiranno anche i subappalti, a favore di nuove partite Iva e a scapito dei lavoratori subordinati, che come si intuisce, tenderanno a rappresentare sempre più un peso per le piccole imprese. Qualche interrogativo ulteriore lo suscita, poi, anche il principio in virtù del quale si è deciso di rovesciare su committenti e appaltatori l'onere dei controlli, che dovrebbero essere ad appannaggio dell'amministrazione fi nanziaria. «Purtroppo, nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito a una scellerata opera, da parte della politica, di intervento sugli strumenti in dotazione dell'Erario per combattere l'evasione fi scale. Per troppo tempo si è deciso di non decidere, lasciando che gli strumenti di controllo e vigilanza diventassero vetusti e, quindi, scarsamente effi caci nel contrastare l'odioso fenomeno. Ma non solo. Nel corso degli anni, si è voluto inseguire un modello di relazione tra Fisco e cittadino tutto incentrato sulla sudditanza del secondo nei confronti col primo, piuttosto che pensare a meccanismi di apertura e trasparenza, che fossero, cioè, indice di una maggiore collaborazione tra le parti. Senza poi dimenticare che, la tendenza eccessiva al controllo, da parte delle Entrate, potrebbe non essere sempre del tutto lecita in base a quanto stabilito dalle norme in materia di tutela dei dati personali», conclude il presidente Di Renzo. © Riproduzione riservata

Pagina a cura di Cnai - Coordinamento nazionale associazioni imprenditori

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Foto: Orazio Di Renzo