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25/02/2020

Plose, battaglia per l’acqua minerale Ricorso accolto dal Tar: gara da rifare

Corriere dell'Alto Adige

Bando irregolare
L'azienda concorrente Lanserhof vince in aula: concessione annullata I motivi I giudici hanno rilevato che non erano stati compresi gli «edifici di gestione»
Tutto da rifare: la concessione trentennale per l'imbottigliamento delle acque minerali delle sorgenti Plose, nel Comune di Bressanone, è stata annullata dal Tar. I giudici hanno infatti accolto il ricorso che era stato presentato da una società che non si era aggiudicata il bando, l'altoatesina «Lanserhof Srl», ed ha quindi annullato tutti gli atti impugnati: si tratta in particolare (oltre a delibere, bandi di gara e vari verbali), del provvedimento di aggiudicazione definitiva, del gennaio 2019, della concessione per l'imbottigliamento delle acque minerali Plose emesso dall'Agenzia per l'Ambiente della Provincia a favore della società «Fonte Plose Spa», che del resto aveva già in precedenza la concessione. La società aveva ottenuto il rinnovo, attraverso il bando del 2018 (con assegnazione finale nel gennaio 2019), ma ora è stato annullato e quindi bisognerà rifare un nuovo bando. La società ricorrente - l'unica che, a parte la Plose, si era presentata all'ultiBOLZANO mo concorso - era rappresentata dall'avvocato bolzanino Igor Janes, che aveva curato in ogni dettaglio il ricorso, elencando ben 11 motivi a fondamento delle proprie tesi. I giudici hanno accolto il ricorso principale, che «travolge l'intera procedura di gara pubblica, compresa l'aggiudicazione definitiva della gara in favore della Fonte Plose». In particolare, è stata riconosciuta l'illegittimità del bando «per non aver ricompreso nell'indennizzo posto a carico dei partecipanti alla gara gli edifici di gestione». Cosa significa? «Che nel bando avrebbero dovuto inserire - semplifica l'avvocato Janes - non solo lo sfruttamento delle acque da imbottigliare ma anche l'intero impianto di tubazioni che, dalla montagna Plose a quasi 2.000 metri di quota, consente all'acqua di scendere a valle, fino allo stabilimento di imbottigliamento situato in zona industriale a Bressanone. Per questo motivo - conclude l'avvocato Janes - il bando è irregolare ed andrà quindi rifatto». Nel motivare la decisione, i giudici del Tar spiegano: «L'articolo 10 del bando specifica che l'indennizzo dovuto al concessionario uscente concerne le parti dell'impianto, gli edifici di gestione e i terreni che verranno trasferiti al concessionario entrante. La voce "edifici di gestione" sembrerebbe quindi fare parte dell'indennizzo. Successivamente, la stazione appaltante ha però affermato che "all'articolo 10 del bando di gara sono state erroneamente riportate le parole edifici di gestione". Questa precisazione è in contrasto con la legge provinciale che prevede "l'indennizzo al concessionario uscente per le parti dell'impianto, gli edifici di gestione e i terreni che verranno trasferiti al futuro concessionari" e, quindi, impone che gli edifici di gestione siano compresi nell'indennizzo (in questo caso di un milione e 722mila euro, ndr). La sottrazione degli "edifici di gestione" dall'indennizzo comporterebbe un ulteriore aggravio dell'acquisizione dell'area necessaria e della realizzazione degli edifici in questione». Alla luce di questa considerazione, l'assegnazione alla società Fonte Plose è stata annullata. Si tratta di uno stop clamoroso, per quanto non definitivo, per la storica azienda brissinese, nata negli anni 50 dall'intuizione di Giuseppe Fellin che scoprì le proprietà delle sorgenti d'acqua della Plose. Luigi Ruggera

La vicenda

● La concessione trentennale per l'imbottigliame nto delle acque minerali delle sorgenti Plose, nel Comune di Bressanone, è stata annullata dal Tar. I giudici hanno infatti accolto il ricorso che era stato presentato da una società che non si era aggiudicata il bando, l'altoatesina «Lanserhof Srl», rappresentata dall'avvocato bolzanino Igor Janes (foto sopra). Sono stati annullati tutti gli atti impugnati