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31/05/2019

Plebiscito annunciato: Di Maio resta leader

QN - Il Resto del Carlino

Elena G. Polidori ROMA LUIGI DI MAIO è stato ovviamente confermato leader del M5s (44.849 sì, 11.278 no, circa l'80% dei consensi). Insieme all'annuncio della riconferma, dato da lui stesso su Facebook, il pentastellato si è premurato di dire che già da oggi «ci saranno novità sui ruoli» politici interni, ma che certo questo non è il momento di far festa. Anzi, «è il momento dell'umiltà». Nonostante la riconferma, dunque, per Di Maio è il momento delle scelte politiche forti, perché i fronti di guerriglia che lo circondano sono parecchi, il più importante dentro il governo, il più insidioso quello interno al Movimento. Salvini, in un giorno così delicato, non ha perso occasione di provocare lui e i suoi sui temi più insidiosi: codice degli appalti, condoni e Tav («Si aspetta Rousseau per tornare a lavorare», il suo sarcasmo), con la squadra dei ministri stellati, a partire da Toninelli, a suo giudizio tutta da cambiare. Ma per Di Maio il problema è la balcanizzazione dei gruppi parlamentari stellati, resa evidente da Roberto Fico, il presidente della Camera ortodosso che, l'altra notte in assemblea, gliel'ha cantate dure. Delegittimando il 'senso politico' del ricorso a Rousseau. CON LA SEMPLICITÀ dei toni che gli è propria, il presidente della Camera ha svuotato la portata simbolica del voto sulla piattaforma web dicendo, con chiarezza, «di non essere d'accordo» e, quindi, di «non aver votato». «Sono sempre stato contrario alla politica che si identifica in una sola persona - ha scritto Fico su Facebook -. Se l'attenzione viene concentrata sulla fiducia da accordare o meno a una singola figura, e non sui tanti cambiamenti che, invece, occorre porre in essere, non ci potrà essere evoluzione. Significa non cambiare niente». Insomma, «non si possono mettere in discussione una persona o dei temi - continua la terza carica grillina dello Stato -: o si cambia e si migliora perché crediamo sia giusto farlo, oppure tutto quello che faremo sarà inutile». Su tanti temi, osserva Fico, «è necessario individuare una strada, costruendo un percorso identitario forte, con valori chiari e saldi che nessuno potrà calpestare. Né all'interno né all'esterno». Di Maio, che non si aspettava l'uscita di Fico, l'ha incassata in silenzio, nella consapevolezza che ritessere la tela per ritrovare una coesione nei gruppi parlamentari (senza i quali non riuscirà mai a tenere testa alla Lega) sarà durissima, dopo cotanto risultato elettorale. Palazzo Madama è una polveriera. Per non parlare del governo, dove ieri il sottosegretario alla Difesa, Andrea Tofalo, era stato dato per dimissionario: poi tutto è rientrato. Ma fino a quando, non si sa. E POI C'È LO 'SPETTRO' di Alessandro Di Battista. Che - si dice - abbia 'armato' la mano di Gianluigi Paragone, quello che in assemblea, l'altra notte, ha avuto il coraggio di dire che Di Maio ha troppi incarichi, mentre al Movimento serve «un leader h24». Insomma, il caos. Eppure pareva, a Di Maio, di aver sminato anche questa insidia, poi è uscito Fico. E i conti al Senato dicono che, con il senatore Mattia Mantero all'opposizione interna, la maggioranza potrebbe mancare, mentre alla Camera la fronda (Luigi Gallo, Giuseppe Brescia, Doriana Sarli, Veronica Giannone, Gilda Sportiello, Riccardo Ricciardi) lavora addirittura ad un governo diverso. Lontano da Salvini. © RIPRODUZIONE RISERVATA Beppe Grillo

La difesa d'ufficio di Beppe Grillo, garante del Movimento 5 Stelle, è arrivata due giorni fa. Via blog, ovviamente. «Luigi non ha commesso un reato - ha scritto il fondatore del M5S -, non è esposto in uno scandalo di nessun genere. Deve continuare la battaglia che stava combattendo prima»


Davide Casaleggio

Anche il numero uno dell'associazione Rousseau, Davide Casaleggio, ha dato il suo pieno sostegno a Di Maio. «Apprezzo sempre le scelte coraggiose e in questo caso ancora di più - ha scritto su Facebook il figlio del guru a 5 Stelle - perché la decisione di Luigi mostra non solo coraggio, ma anche grande coerenza e rispetto verso i valori del M5S»


Carla Ruocco

Tra i giudizi più duri su Di Maio balza all'occhio quello di Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze alla Camera, una tra gli esponenti più ortodossi del M5S. «C'è una responsabilità politica di questo brutto risultato che non spunta dal nulla - ha sentenziato la Ruocco -: Luigi rifletta se deve dimettersi. Non si resta al governo a tutti i costi»


Alessandro Di Battista

Si è cosparso il capo di cenere all'assemblea degli eletti a 5 Stelle: «Luigi, ti chiedo scusa per non aver fatto abbastanza in questi mesi per aiutarti». Di Maio l'ha definito «un fratello», smentendo di essersi sentito tradito da lui. Eppure, in caso di ribaltone ed elezioni anticipate, 'Dibba' resta in pole position per sostituire Di Maio come capo politico del Movimento