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01/12/2018

Pizzarotti: cantieri, un miliardo speso per infrastrutture può generare 15 mila posti

Corriere della Sera - Nicola Saldutti

L'intervista
Stato-Regioni Se un'opera copre tre regioni le imprese devono seguire tre pareri diversi e tre normative diverse
Ogni volta che si parla di grandi opere, soprattutto di questi tempi, le ragioni diventano inconciliabili. Eppure i paradossi sono infiniti. «Lo sa che ci sono contratti che per una firma digitale mancante sono stati rimpallati tra ministeri e Corte dei Conti dopo un iter già interminabile...». Michele Pizzarotti è il presidente del comitato grandi infrastrutture strategiche dell'Ance, l'associazione dei costruttori. C'è la battaglia per la Tav, per il gasdotto Tap, l'Italia sembra un percorso a ostacoli: «In Europa mentre da noi continuano a calare gli investimenti, puntano alla crescita con infrastrutture, scuole, ospedali. Da noi ci sono contratti firmati nel 2014 che dopo quattro anni ancora non sono avviati ed altri che hanno tempi molto più dilatati»

Ma perché i tempi sono cosi tortuosi?


«Le opere seguono spesso un percorso di questo tipo: il Cipe approva ogni genere di progettazione e di contratto senza dedicarsi, come dovrebbe, alla sola programmazione; poi i Ministeri dell'Economia e delle Infrastrutture devono emettere un decreto interministeriale, infine c'è la Corte dei Conti che spesso per dei rilievi rinvia gli atti ai ministeri stessi e l'iter riparte. Abbiamo gare bandite dieci anni fa che ancora non sono state affidate. Sono ben 270 le opere che potrebbero partire, con 21 miliardi bloccati dove ogni miliardo può generare 15 mila posti di lavoro con l'indotto. Non è possibile che per opere da 100 milioni di euro il tempo di realizzazione sia di 15 anni»


E' anche responsabilità dei costruttori, dei ricorsi al tar...


«Anche questo non è del tutto vero, si stimano in circa il 3% le opere che ritardano per effetto del Tar»


E la corruzione?


«Uno studio dell'Università di Tor Vergata dice che sul 13% di lavori pesa la corruzione, mentre la burocrazia grava per l'87%. Ci sono lavori sotto la responsabilità dell' Anas nel piano 2017-2020 che sono stati approvati solamente a dicembre dello scorso anno. Ritengo che sarebbe più efficace una pubblica amministrazione che si preoccupi di velocizzare al massimo la partenza delle opere, monitorando poi con severità e rigore la loro finalizzazione in tempi certi e con standard di qualità elevati»


P er questo c'è l'Anac...

«Certo, l'Anac dovrebbe avere fondamentali compiti di controllo ma non un ruolo da regolatore. Il codice degli appalti, che andrebbe corretto in molti punti, ancora non definisce e qualifica le stazioni appaltanti. Prevedeva 60 adempimenti, non siamo neppure a metà. Si chiedono ogni volta i supercommissari con poteri speciali mentre sarebbe bene creare, una volta per tutte, un percorso ben programmato e a lungo termine per la realizzazione delle infrastrutture»


Da Astaldi a Condotte, crescono le crisi ...


«I nostri competitor in Europa hanno oltre il 50% di attività nel loro Paese di origine. Molti di noi invece devono crescere all'estero per essere competitivi. Servono regole più chiare altrimenti si continua con le deroghe. Si è detto che gli arbitrati non andavano bene come formula, ma il tempo per risolvere i contenziosi va ridotto ancora. Abbiamo poi dei limiti al subappalto che sono contrari alle direttive europee e che non esistono in altri mercati esteri».


Per tornare a casa nostra, quanto pesa la litigiosità tra il governo centrale e le regioni sulle infrastrutture?


«Pesa parecchio, sarebbe fondamentale che sulle infrastrutture strategiche le priorità le dettasse il governo centrale. Sa che se un'opera, come spesso accade per le strade o per le reti ferroviarie, copre tre regioni le imprese devono seguire tre pareri diversi e magari tre normative diverse. E spesso le opere compensative, richieste a livello locale, arrivano addirittura a superare il valore dell'opera principale».


Quali sono le priorità?

«Come purtroppo confermato dai recenti accadimenti non possiamo prescindere da un vasto piano di manutenzione ordinaria e straordinaria, come sottolineato più volte anche da persone autorevoli come Renzo Piano. Altro tema di grande importanza riguarda senz'altro la riduzione del gap tra Nord e Sud»


Nei giorni scorsi l'inchiesta di Gorizia su un presunto cartello per le gare d'appalto, anche per il gruppo Pizzarotti?


«Complessivamente si parla di 200 soggetti che dovrebbero essere coinvolti in questa indagine, fra i quali figura anche la nostra impresa. Tuttavia, lei parla correttamente di presunto cartello mentre alcuni suoi colleghi hanno già espresso una sentenza. Riponiamo la massima fiducia nel lavoro della magistratura, alla quale ovviamente offriremo la nostra piena collaborazione per chiarire, quanto prima, la nostra completa estraneità ai fatti contestati. Mi permetta di dire, come Vice Presidente dell'impresa Pizzarotti, che solo un'azienda con dei solidi valori etici e morali riesce a stare da oltre 100 anni sul mercato, con risultati economici importanti, anche in una fase critica per chi fa il nostro mestiere».


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Foto:

Ance Michele Pizzarotti presidente del comitato grandi infrastrutture strategiche dell'Ance

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