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26/01/2021

«Più soldi al Mezzogiorno Ho firmato quel manifesto perché l’Italia va ricucita»

Corriere del Mezzogiorno

L'INTERVISTA FRANCESCO PROFUMO
«Servono equità, riequilibrio nello sviluppo e nuove infrastrutture»
di Rosanna Lampugnani Francesco Profumo, docente, ex ministro dell'Istruzione e dell'Università, alla guida della Compagnia di San Paolo dal 2016, è uno dei 200 firmatari dell'appello «Manifesto per il Sud», che spinge affinché, dei 208,6 miliardi del Piano Next generation Eu destinati all'Italia, 111 vadano al Mezzogiorno, una cifra calcolata in base ai parametri fissati dalla Ue: coesione sociale, disuguaglianze, sviluppo sostenibile ed ecologico. Tra le 6 missioni del Piano il Manifesto punta su quello «infrastrutture», che ha una dotazione di circa 31,98 miliardi: è una scelta anche simbolica di riunificazione dello Stivale. Professor Profumo, lei è uomo del Nord, ligure di nascita e torinese d'adozione, cosa l'ha spinta ad aderire all'appello? «Sono italiano e l'Italia va dal Nord al Sud. Sono convinto che il Paese può crescere se da una parte c'è equità e dall'altra sviluppo equilibrato e per questo nell'appello sono stati inseriti alcuni elementi rilevanti: con il primo si sottolinea che l'economia del Sud deve allinearsi a quella delle altre Regioni e dell'Europa, anche perché lo sviluppo del Mezzogiorno può contribuire a quello del Paese intero». Il secondo elemento? «Il secondo elemento si riferisce alla necessità di colmare il divario infrastrutturale tra le varie aeree del Paese, superando il deficit stradale, ferroviario, portuale. Il terzo elemento attiene al ruolo che il sistema infrastrutturale può svolgere per la rigenerazione urbana, per mitigare i rischi n a t u r a l i , a c o m i n c i a r e d a quelli vulcanici - in particolare si deve pensare alla progressiva riduzione della residenzialità nelle zone rosse, sostituibile con attività economiche compatibili». Il governo ha deciso di unire le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con i fondi strutturali. È una scelta corretta? «Il progetto complessivo tiene conto dei diversi fondi a disposizione, cioè quelli di Next generation Eu, di Orizzonte Europa 2021-2027, di Bei, di Efsi per gli investimenti, più conosciuto come piano Juker, a tutto ciò si aggiungono i fondi strutturali e le risors e n a z i o n a l i . U n a g r a n d e quantità di risorse da utilizzare al meglio». Di fronte a una tale massa di danaro resta aperta la questione della governance: come si dovrebbe risolverla? «Le risorse hanno gestioni separate, ma certo è che il piano complessivo punta all'ottimizzazione delle risorse attraverso strumenti che consentano di trasformarle in progetti, grazie a competenze adeguate e nei tempi previsti, tenendo conto dell'impatto che le opere devono avere secondo le indicazioni della Ue. Bisogna ricordare, del resto, che dei miliardi messi a disposizione dell'Italia solo 81 sono sovvenzioni, il resto va restituito, perché è un prestito». Nel governo Monti, di cui lei era ministro, il suo collega Fabrizio Barca introdusse per l'utilizzo dei fondi strutturali anche il parametro della tempistica da rispettare nel realizzare le opere. Vale anche per il Recovery fund? «Next generation Eu si sviluppa tra il 2021 e il 2026, con il rimborso a saldo ad avanzamento dei lavori, una modalità diversa dall'utilizzo dei fondi strutturali e quindi, anche per questo, ci vogliono capacità manageriali specifiche per ottemperare anche a criteri della tempistica». Ormai è opinione comune che il Codice degli appalti vada rivisto e da più parti si invoca l'adozione del «modello Genova», cioè la possibilità di adottare procedure accelerate e semplificate come nel cas o d e l l a r i co s t r u z i o n e d e l ponte Morandi. Lei condivide questa idea? «Nel Piano ci sono tante cose, non solo i soldi: norme, competenze, progetti e impatto degli stessi progetti e si fissa la possibilità di varare norme considerate preliminari. Nel Pnrr Italia lo si dice chiaramente e quindi ci sono anche quelle relative agli appalti». Voi firmatari dell'appellomanifesto cosa vi aspettate, pensate di poter essere interpellati da coloro che dovranno dare forma definitiva al Piano, cioè dal governo? «Io faccio parte di un gruppo di persone che vuole ricucire l'Italia e si è mossa in questa direzione, ma la risposta ovviamente deve darla la politica che ha una scadenza precisa: entro la fine di aprile si deve consegnare a Bruxelles la versione definitiva del Piano, con le sue 6 missioni e i suoi 48 ambiti progettuali. È un testo complesso che richiede un'organizzazione altrettanto complessa, ma il Paese non può più prendere te m p o , d e ve a cce l e r a re , i l tempo vola e aprile è vicinissimo».

La vicenda

● Francesco Profumo, docente ed ex ministro dell'Istruzione e dell'Università, alla guida della Fondazione San Paolo dal 2016, è uno dei 200 firmatari del Manifesto per il Sud di cui ha dato notizia ieri il Corriere del Mezzogiorno Si tratta di un appello al Governo affinché al Sud vadano 111 miliardi rispetto ai 208,6 del Piano Next generation Eu Una scelta che Profumo, da uomo del Nord, spiega di aver condiviso per la necessità di dotare il Mezzogiorno di quelle risorse e quelle infrastrutture essenziali per crescere in Europa