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06/12/2019

Più punti agli appalti a km zero

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Lo prevede l'emendamento nel dl fi scale che ha introdotto due modifi che al codice
Criteri di premialità per il rispetto di ambiente e legalità
Possibile attribuire un maggiore punteggio alle offerte a minore impatto sull'ambiente e per beni e prodotti a chilometro zero o di filiera corta; più peso attribuito al rispetto dei profili ambientali. È quanto prevede l'emendamento approvato domenica sera nel decreto-legge fiscale che ha introdotto due modifiche al codice appalti. Si tratta dell'emendamento all'articolo 49 del provvedimento che stabilisce anche la possibilità di inserire nei bandi di gara «il maggior punteggio relativo all'offerta concernente beni, lavori o servizi che presentano un minore impatto sulla salute e sull'ambiente, ivi inclusi i beni o i prodotti da fi liera corta o a chilometro zero». La disposizione enfatizza il rapporto territoriale tra appalti e imprese, valorizzando l'elemento territoriale delle aziende, di fatto privilegiando gli appalti a chilometro zero. Tutta da verificare la compatibilità comunitaria della norma che sembra anche poco allineata rispetto ad alcune indicazioni dell'Anac. In particolare, va ricordato come l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), con la delibera 1142/2018, abbia precisato che una stazione appaltante non può premiare, in sede di valutazione delle offerte presentate per una gara d'appalto di lavori, le imprese che abbiano sede nelle vicinanze del cantiere o le cui maestranze abbiano una anzianità professionale più signifi cativa. Con lo stesso emendamento sono stati toccati sia il comma 10, terzo periodo dell'articolo 83, sia il comma 13 dell'articolo 95 del codice appalti. Nel primo caso, e quindi con la modifi ca all'articolo 83 si chiede all'Anac, oltre di definire i cosiddetti «criteri reputazionali» (per i quali non si è mai arrivati alla defi nizione di una linea guida), anche di stabilire «criteri relativi alla valutazione dell'impatto generato di cui all'articolo 1, comma 382, lettera b), della legge 28 dicembre 2015, n. 208, anche qualora l'offerente sia un soggetto diverso dalle società benefi t». Il riferimento è alla legge 20872015 che riguarda l'introduzione della fi gura delle «società benefi t, che nell'esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più fi nalità di benefi cio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse». La norma citata della legge 208 rinvia a un allegato (il n. 5) in cui vengono descritti i parametri per valutare il perseguimento degli obiettivi statutari da parte di queste società e, fra questi elementi di valutazione, assume rilievo anche il profi lo ambientale dal punto di vista della «prospettiva di ciclo di vita dei prodotti e dei servizi, in termini di utilizzo di risorse, energia, materie prime, processi produttivi, processi logistici e di distribuzione, uso e consumo e fi ne vita». L'emendamento approvato in commissione si pone come norma di indirizzo per l'attività regolatoria di Anac che dovrebbe prendere in considerazione anche questi impatti non soltanto per le società disciplinate dalla legge 208 ma anche per tutti gli operatori economici. La seconda modifica (all'articolo 95) pone l'accento sugli stessi elementi citati per l'articolo 83 anche nella fase di valutazione delle offerte presentate dai concorrenti stabilendo la possibilità di prevedere nel bando di gara criteri premiali, oltre che «in relazione al maggior rating di legalità e di impresa» anche con riferimento gli elementi già oggetto della modifica all'articolo 83, «anche qualora l'offerente sia un soggetto diverso dalle società benefi t». © Riproduzione riservata

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