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31/05/2019

Più peso all’Italia in Europa

ItaliaOggi

Maurizio Savoncelli su ruolo dell'Ue, la sussidiarietà, il lavoro e sui fondi comunitari
Così il Paese potrà essere un valore aggiunto del sistema
Un'occasione di incontro con le forze politiche chiamate a rappresentare l'Italia nel nuovo Parlamento europeo, designato dalle elezioni svolte in tutti gli stati membri dal 23 al 26 maggio 2019: questo il senso dell'evento «Professionisti per l'Europa» tenutosi lo scorso 16 maggio a Roma. Organizzato dalla Rete delle professioni tecniche e dal Comitato unitario delle professioni (già promotori di altre iniziative congiunte: «Equo compenso. Un diritto» nel 2017 e «Idee per la modernizzazione del paese» nel 2018) ha riunito al teatro Quirino i rappresentanti dei professionisti italiani che, nell'ambito di 4 tavole rotonde partecipate da esponenti di Governo e Parlamento, hanno esposto le proprie proposte sulle materie di maggiore interesse per le categorie e per le comunità territoriali. La tavola rotonda dedicata a «Lavoro, semplificazione, accesso ai fondi comunitari» ha annoverato tra i partecipanti l'onorevole del Movimento 5 stelle Mattia Fantinati, Sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con delega alla pubblica amministrazione; Chiara Gribaudo, membro della segreteria nazionale del Pd con delega lavoro e professioni; Giovanni Marcantonio, Consigliere nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro e Maurizio Savoncelli, presidente del Consiglio nazionale geometri e geometri laureati, che alla discussione ha fornito spunti in materia di lavoro, assetto normativo, sussidiarietà, fondi europei, flat tax. Più qualche stoccata, come quella sull'equo compenso: «È diventato quasi noioso parlarne: nelle audizioni parlamentari abbiamo esposto chiaramente le nostre considerazioni e fornito soluzioni per l'attuazione delle norme; analogamente nel corso dell'incontro con il sottosegretario al Ministero della giustizia con delega alle professioni, Jacopo Morrone, propedeutico alla costituzione di un tavolo tecnico tematico partecipato dai consigli nazionali degli ordini e collegi professionali: per quanto ci riguarda, ogni distanza tra il dire e il fare è stata annullata». Domanda. Presidente Savoncelli, cominciamo con il tema di apertura del suo intervento: il lavoro Risposta. Ogni rifl essione in merito al tema lavoro, che coinvolge solo in Italia circa due milioni di professionisti, non può prescindere dalla sua ineludibile dimensione contemporanea, che travalica ambiti e confi ni nazionali. Ne deriva che continuare a considerare ogni richiesta proveniente dall'Unione europea al pari di una imposizione è, a mio avviso, un errore: perché l'Europa siamo anche noi. Il presupposto dal quale partire per una inversione di tendenza di un sentiment diffuso, e che coincide con le richieste che la categoria assieme alla Rete delle professioni tecniche e al Comitato unitario delle professioni avanza ai neoparlamentari eletti, è di adoperarsi affinché l'Italia svolga un ruolo sempre più importante dentro l'Unione europea, e non fuori di essa, trasformandola in un valore aggiunto per l'intero sistema Europa. Come? Valorizzando la sua bellezza, la sua cultura, il suo patrimonio artistico, la posizione strategica sul Mediterraneo. Va da sé che questa operazione di valorizzazione non è a costo zero: occorre investire in una rilettura del territorio, nell'ammodernamento e messa in sicurezza delle infrastrutture, nella rigenerazione e nella riqualificazione di vastissime aree urbane e rurali. Occorre, in altre parole, investire nel lavoro che attrae e genera investimenti (anche stranieri, e anche attraverso un utilizzo più effi cace degli strumenti che l'Unione europea mette a disposizione dei paesi membri) ma non solo: occorre creare le condizioni normative affi nché questo possa avvenire. D. Tocchiamo quindi il secondo tema, quello dell'assetto normativo R. Dobbiamo attrezzarci affi nché le norme di carattere europeo abbiano una ricaduta agile e veloce sul sistema italiano. Siamo sempre in ritardo: promuoviamo provvedimenti raramente allineati alle situazioni contingenti, finendo per alimentare situazioni di ordinaria emergenza. Prendiamo ad esempio quanto accaduto con lo Sblocca cantieri: il giorno successivo all'entrata in vigore gli uffi ci erano comprensibilmente messi in diffi coltà dalla necessità di dover fronteggiare le conseguenti modifiche al Codice appalti, al Testo unico per l'edilizia, alle norme sulla ricostruzione. Quindi: usiamo meglio lo strumento legislativo e, soprattutto, facciamo del confronto e della ragionevolezza una prassi metodologica imprescindibile, grazie alla quale evitare che la pubblica amministrazione possa trovarsi impreparata in vigenza di nuovi provvedimenti. D. Ritiene che questa situazione possa essere affrontata con un rafforzamento dell'istituto della sussidiarietà, anche a fronte della prevista uscita di un numero consistente di funzionari causa pensionamento? R. Indubbiamente: nella sua formulazione più autentica, che rimanda al principio introdotto nel 1992 nel Trattato di Maastricht, la sussidiarietà consente allo Stato (in alcun modo privato dei suoi compiti essenziali) di delegare ai professionisti le funzioni amministrative riservandosi quelle di programmazione e controllo, e di impiegare le risorse «liberate» nell'erogazione di servizi alla collettività. Il problema, tuttavia, non risiede nella bontà del principio, mai messo in discussione, ma nei tempi di applicazione: l'Italia è lontanissima dalla gran parte dei Paesi occidentali che, sfruttando appieno le dinamiche insite nel processo di sussidiarietà, hanno potuto rimuovere ostacoli burocratici di varia natura favorendo l'innovazione e la competitività. In parallelo, il discorso vale anche per la semplifi cazione, la grande incompiuta. D. Fondi comunitari accessibili ai professionisti: la misura, come lei stesso ha ricordato, fu inserita nella legge di Stabilità 2016 e riferita alla programmazione 2014/2020. Alla vigilia della scadenza, è possibile tracciare un bilancio provvisorio del suo impatto? R. Nonostante la legge parli espressamente di equiparazione con le Pmi, raramente i bandi sono anche a misura di professionisti: tanti, ad esempio, i paletti alle aggregazioni professionali o multidisciplinari, nonostante siano i modelli di riferimento per la cosiddetta professione 4.0. Eppure, questi fondi sarebbero una risorsa straordinaria per consentire agli studi di fare un salto di qualità investendo in formazione e attrezzature all'avanguardia! Più in generale, non sempre i piani vengono attuati in maniera corretta, anche a causa di una burocrazia asfi ssiante, poco o nulla scalfi ta dalla semplifi cazione e in buona parte rea della performance negativa dell'Italia, incapace di spendere pienamente i fondi assegnati. D. In ultimo, un passaggio su due temi cari ai professionisti: fl at tax ed equo compenso R. Nella sua formulazione attuale la fl at tax, suo malgrado, rischia di essere una misura disaggregante, che favorisce l'isolamento professionale laddove il futuro, soprattutto nel mondo delle costruzioni, è la multidisciplinarietà; l'equo compenso è una misura di civiltà che la categoria non smetterà di portare avanti: molto è già stato fatto e molto rimane ancora da fare. Assumerne la consapevolezza è compito della politica.

Foto: Un momento della manifestazione «professionisti per l'Europa»


Foto: Maurizio Savoncelli


Foto: Pagina a cura DEL C ONSIGLIO N AZIONALE G EOMETRI E G EOMETRI L AUREATI