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02/02/2021

Pistoia, minacce anche ai dipendenti Il sindaco: «Noi soli alla frontiera»

Corriere Fiorentino

Tomasi: non sono spaventato, ma dispiaciuto
Le minacce vanno avanti. Giovedì una lettera intimidatoria che conteneva una lima indirizzata al sindaco Alessandro Tomasi (Fdi). Ieri la replica: altre due buste con lo stesso messaggio («Sei nel mirino perché il livello che hai non ti spetta... Non sei nulla!!») e gli stessi oggetti inviate ad altrettanti dipendenti del Comune. «Mi dispiace per loro, spero che questo possa almeno aiutare le indagini a trovare il movente di questo gesto assurdo, - spiega Tomasi - che probabilmente è qualcuno che ha avuto a che fare con l'amministrazione». Anche le due nuove lettere sarebbero state spedite a Firenze, mentre polizia scientifica e digos stanno stringendo il cerchio per trovare gli autori dei messaggi minatori scritti con un normografo. «Appena sono arrivate si sono mischiate le carte nelle ipotesi che stavo facendo. Non sono più spaventato, ma mi dispiace sempre di più per la città». La retorica sul «mestiere più bello del mondo» sembra dunque cedere il passo a quella del più pericoloso. Il caso della condanna ricevuta dal sindaco di Torino Chiara Appendino, come la vicenda giudiziaria per l'alluvione che ha coinvolto l'ex sindaco di Livorno Filippo Nogarim, «lo dimostrano chiaramente». Tomasi, sindaco al primo mandato, in carica da poco più di tre anni, lo spiega così: «È un mestiere bello ma ti espone a molti rischi. Il cittadino ci identifica sempre di più come l'istituzione più vicina a lui e pensa a noi anche come intermediari con Regione e governo. Non è semplice e a volte la sensazione è quella di rimaner soli a far la guardia alla frontiePISTOIA ra». Quando si trova di fronte ad un atto importante come la firma del bilancio Tomasi è preda di due sentimenti insieme: «Vivo la felicità della progettazione ma anche l'angoscia: lì inizia il "deserto dei Tartari": per fare un parco giochi da 120 mila euro ci vogliono otto mesi di passaggi interminabili». Ma cos'è che impaurisce, precisamente, un primo cittadino? «Oltre al fatto che lavoriamo con risorse sempre minori, ad essere più pesanti sono le enormi responsabilità civili e penali che affrontiamo con strumenti vecchi: una burocrazia farraginosa che toglie efficienza ed economicità, il contrario di quello che vorrebbe garantire. Accade ogni giorno, per davvero». L'esempio pratico è rappresentato da una frana che ha paralizzato proprio la settimana scorsa una parte di Orsigna, frazione di Pistoia alle pendici dell'appennino: «Lì abbiamo il cantiere di una ditta che sta facendo le fognature, - racconta il sindaco pistoiese - che è già la seconda azienda perché aveva vinto una ditta di Caltanissetta che è sparita dieci giorni prima di cominciare i lavori. Dobbiamo intervenire per quei cittadini, ma burocrazia, normative e norme non ci permettono di farlo velocemente quanto sarebbe necessario. E quanto vorremmo». Il rischio pare dunque quello che sempre meno persone vogliano mettere la propria passione al servizio del ruolo. «Questo no, perché siamo mossi da una specie di malattia. Un sindaco fa sempre i conti con sé stesso quando si assume questo onore e questo onere. Però se ci si rifà sempre all'ultimo anello della catena istituzionale, come pare accadere sempre più spesso, diventa complicato». Questo clima di paura dettato dalle normative si riverbera sul sindaco e su tutta la macchina. «Quando ne parlo con gli altri sindaci tutti sono d'accordo: tutti conosciamo bene i problemi, le procedure d'assunzione, il codice degli appalti, il bilancio. Ma non riusciamo cambiarli». Giorgio Bernardini

Foto: Il sindaco Alessandro Tomasi al Palio dell'Orso


Foto: avoriamo con sempre meno risorse, ma con responsabilità penali e civili sempre più pesanti che affrontiamo con strumenti vecchi