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17/03/2021

PIRUBI, IL VULNUS ITALIANO

Corriere dell'Alto Adige

L'opera bloccata
Buon ultimo, il decreto «semplificazione» n.76 del 2020. Ma sarebbe inutile cercare in quel decreto qualche norma che possa aiutare a sbloccare la Valdastico. Così come vana sarebbe l'ipotesi di ricorrere ad uno dei commissari governativi ad hoc in esso previsti invocando il «modello Genova». Aldilà del merito, il caso Valdastico nord dimostra che le opere pubbliche italiane non sono tanto - o solo - bloccate da inefficienze della pubblica amministrazione, dalla deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti per timore di accuse di abuso d'ufficio, o dei contenziosi prodotti da scontri di interesse tra progettisti, imprese, e amministrazioni. In profondità opera subdolamente la causa più devastante della mancata gerarchizzazione costituzionale degli interessi pubblici in gioco e dell'assenza di regolazione dell'uso del potere di interdizione che ogni amministrazione, locale, regionale o statale, ed ogni magistratura, amministrativa, civile, contabile, esercita nella «sua» estemporanea valutazione dell'interesse generale. È così che il comune di Besenello, meno di 3000 anime in provincia di Trento, si è sentito in diritto-dovere di lottare per fermare un'opera di interesse nazionale . E' evidente che ci troveremmo in una situazione totalmente diversa se gli interessi pubblici gerarchicamente superiori, nazionali o europei ad esempio, fossero difesi per legge: una riforma della costituzione in tal senso è stata più volte studiata e messa in cantiere, ma senza il coraggio di andare fino in fondo. Da tempo si è anche rinunciato a trovare un surrogato alla regola costituzionale in un esercizio collettivo di valutazione degli interessi in gioco resi chiari e trasparenti da quel Piano Generale dei Trasporti e della Logistica che anche l'ultimo codice degli appalti del 2016 ha solennemente confermato senza darvi seguito. Anche la vicenda Valdastico dimostra la necessità di ritornare alla programmazione, quella vera e condotta con le regole canoniche, per creare le basi consensuali, politiche se non giuridiche, di depotenziamento delle interdizioni particolari. Su una priorità nazionale conclamata un ente locale potrebbe correttamente proporre mitigazioni o pretendere compensazioni, ma non bloccare l'opera. Una lezione della quale urge tener conto nel momento in cui si definisce una strategia di investimenti, il Recovery Plan, che non può permettersi che i suoi progetti da avviare e completare nell'arco di quattro anni possano cadere nelle trappole degli gli interessi politicoamministrativi contrapposti. Il problema è serio, perché Politico, con la P maiuscola, anche se spesso spacciato per altro. Paolo Costa