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03/06/2020

Pigliatone scrive per il Pontefice un codice degli appalti draconiano

La Verita' - G. Gan.

Escluse le imprese sottoposte a indagine o residenti in Stati con regimi fiscali agevolati
• Maglie strette, pareti invalicabili di calcestruzzo morale. Arriva il nuovo codice degli appalti in Vaticano. Notizia pessima per i palazzinari con solidi agganci nelle felpate stanze dei cardinali e boccata d'aria fresca per chi si aspetta da papa Francesco mosse concrete in direzione della legalità trasparente. Il protocollo inaugura l'era di Giuseppe Pignatone oltre le mura leonine. L'ex procuratore capo di Roma, diventato presidente del tribunale della Città del Vaticano e in queste settimane chiamato in causa dallo scandalo Palamara, spende il suo rigore al servizio del Pontefice. Quattro anni di lavoro per arrivare al giorno uno, quello dell'allineamento alle regole base di una pubblica amministrazione onesta. Centralizzazione degli acquisti, verifica della sostenibilità della spesa, principio di concorrenza (un'introduzione epocale), procedure trasparenti: sembra ironia ma è la realtà. Ciò che per il mondo laico dovrebbe essere scontato da decenni (in teoria), per lo Stato architrave della morale è una novità assoluta. E quando papa Francesco sottolinea che «il principio generale di massimo rispetto è la diligenza del buon padre di famiglia», non fa un'iperbole. È proprio ciò che il capofamiglia con il portafoglio e il budget tiene presente da sempre: il risparmio, la ricerca del migliore rapporto qualitàprezzo, l'attenzione a non finire nelle mani sbagliate. Il Papa è preoccupato per i conti in rosso del bilancio Vaticano e vuole evitare che appalti azzardati lo appesantiscano ancora di più. In quest'opera moralizzatrice non è estraneo l'impatto del Covid, che ha portato alla diminuzione del 45% delle entrate previste e costringe l'amministrazione in tonaca a una spending review importante. Proprio ieri sono stati riaperti i Musei Vaticani, che costituiscono la fonte più significativa di denaro. La possibilità di realizzare economie di scala grazie a un pacchetto di offerte concorrenziali diventa decisiva, spiega Francesco «nella gestione dei beni pubblici ove è ancora più sentita e urgente l'esigenza di un'amministrazione fedele e onesta». Le regole sono diventate improvvisamente ferree e procureranno parecchi mal di pancia all'intendenza e ai porporati. Agli operatori economici che forniscono servizi, opere, beni sarà garantita «parità di trattamento e possibilità di partecipazione mediante un apposito Albo». Ciascuno dovrà dimostrare di avere il pedigree all'altezza per entrarci. Saranno esclusi dalle gare d'appalto operatori economici in quel momento sottoposti a indagini, facendo saltare quel in dubio prò reo che in molte diocesi viene applicato nel criticare i giornalisti che pubblicano fatti di cronaca giudiziaria con i nomi veri negli articoli. Risulta singolare un'altra causa di esclusione, il non aver ottemperato «agli obblighi relativi al pagamento di imposte o contributi previdenziali secondo le normalità del paese in cui si è stabilita la società». E addirittura avere la sede in Stati in cui rigano «regimi fiscali privilegiati». Se Fca avesse in pancia una società di costruzioni non potrebbe lavorare in Vaticano. Il codice Da Vinci degli appalti arriva per provare a chiudere una stagione controversa che fu alla base di forti contrasti nel 2011 mentre all'orizzonte si profilava Vatileaks. Da oggi le commissioni giudicatrici saranno composte anche da dipendenti del Vaticano come periti, ma con incompatibilità di parentela fino al quarto grado. Il sospetto regna sovrano. Pignatone spiega la conseguenza principale del codice draconiano: «L'introduzione di nuovi diritti e nuovi obblighi richiede che vi sia un giudice che ne possa assicurare l'osservanza e che regoli i conflitti fra le parti». Lui. © RIPRODUZIONE RISERVATA ANSA

Foto: CUPOLONE La Basilica di San Pietro in Vaticano