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03/01/2020

Piersanti Mattarella, docufilm a quarant’anni dall’uccisione

Il Mattino

«In ciò che ha fatto mio nonno sono molti gli spunti che si riflettono anche oggi nelle necessità del popolo. Tra questi il tentativo di snellire, velocizzare e rendere più trasparente l'attività pubblica, gli interventi contro la corruzione in ambito soprattutto edilizio. E poi il rifiutare fermamente l'appoggio di determinati personaggi che si sono poi rivelati impresentabili, come si direbbe oggi». Lo dice il nipote, che si chiama come il nonno, nel documentario di Tv2000 «Le carte in regola, Piersanti Mattarella» in onda domani alle 22.50.
A 40 anni dall'assassinio, si conoscono i nomi dei mandanti, i più importanti boss di Cosa nostra, ma non del killer che il 6 gennaio del 1980, in via Libertà a Palermo, sparò e uccise il giovane presidente della Regione siciliana che voleva governare con le «carte in regola». Ora gli amici, i collaboratori e il nipote ne ricordano la figura, il suo sforzo innovatore, con le leggi di riforma della burocrazia e della contabilità regionale; la legge edilizia e la riforma delle norme sugli appalti. Tutto in nome della trasparenza, della legalità e dell'efficienza della macchina amministrativa. E poi il profondo rapporto politico e umano con Aldo Moro, con cui condivise il progetto del compromesso storico e anche il tragico destino. «Non ho avuto la fortuna di conoscere mio nonno», spiega il nipote, «ma dai racconti che ho raccolto in questi anni emerge come una persona molto estroversa, vivace e simpatica. Dietro lo slogan le carte in regola c'è il voler raggiungere i propri obiettivi mantenendo la schiena dritta e seguendo un percorso fatto di idee, principi e valori».
Tra le testimonianze del documentario - a cura di Massimiliano Cochi e per la regia di Lucio Ciavola - quella del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: «Quando Piersanti Mattarella venne ucciso la mafia aveva il volto dello Stato». E dell'ex presidente del Senato, Pietro Grasso, all'epoca sostituto procuratore che si recò sul posto dell'agguato: «Le indagini iniziano con un'opera di depistaggio. C'era qualcuno che voleva creare confusione. E questo significa che dietro non c'era solo la mafia».
Secondo il gesuita Bartolomeo Sorge, direttore negli anni 80 di «Civiltà Cattolica» e dal 1986 al 1996 direttore dell'Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo, «Piersanti Mattarella è l'anima del rinnovamento, ha indicato la strada per vincere le battaglie impossibili. Non faceva antimafia ma il suo dovere di uomo dello Stato. Il martirio è accettare di immolarsi per il bene comune e per un ideale grande. Lui è veramente meritevole del titolo di martire civile che non è assolutamente inferiore al martirio religioso come intensità di donazione». «A 40 anni dall'omicidio», sottolinea il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante, con questo documentario vogliamo rendere omaggio all'esemplare figura del fratello del Presidente della Repubblica: la sua morte, ad appena 44 anni, segnò la tragica interruzione di un coraggioso percorso di rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e la perdita di un politico, cattolico, coerente con i suoi principi di fede nel servizio al bene comune».
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