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17/03/2020

Piemonte, arrivano i soldi per la cassa integrazione Stop alle tasse per il turismo

La Stampa - CLAUDIA LUISE

La Regione chiedeva 50 milioni, ne avrà di più. Il Comune: piano straordinario per la linea 2 metrò IL CASO
Grandi opere, partite Iva e cassa integrazione in deroga. Sono le richieste più forti che arrivano dal Piemonte al governo per iniziare a tamponare l'emergenza economica e non lasciare indietro nessun settore. Una prima buona notizia c'è, e sono i 10 miliardi stanziati per la cassa integrazione in deroga con il decreto di Palazzo Chigi che ieri sera era in dirittura d'arrivo. È il doppio di quanto si pensava e lì si gioca la partita più importante perché per la Regione i fondi sono quasi finiti - il residuo è di appena 2 milioni - e molte aziende vedono avvicinarsi la scadenza degli ammortizzatori sociali. Il Piemonte chiedeva 50 milioni per estenderla a tutti i settori e anche alle migliaia di imprese che hanno meno di 5 dipendenti e che non possono usufruirne. Non si sa ancora quanto sarà devoluto alle singole regioni, ma i 10 miliardi - se confermati - sembrano essere sufficienti. L'altro pilastro sono le grandi opere, argomento che il governo ha demandato a un successivo decreto. La richiesta è applicare il "modello Genova" per i cantieri considerati strategici: Asti-Cuneo, Torino-Aosta, la statale 34 del Lago Maggiore e la Pedemontana. Elenco a cui la sindaca di Torino Chiara Appendino ha aggiunto la linea 2 della metro. Si tratta di avere risorse straordinarie e procedure snelle sul modello del decreto che sta velocizzando la ricostruzione del ponte Morandi, con un commissario che consenta anche di semplificare le regole del codice degli appalti. La richiesta per la Metro 2, sottoscritta da Appendino insieme ai capigruppo di tutte le forze politiche in Consiglio comunale, mira ad accelerare l'avvio dei lavori dell'opera che potenzierà «il sistema dei trasporti urbani, aumentandone l'efficacia e il livello di sostenibilità economica e ambientale, e sarà essenziale per creare le condizioni affinché Torino possa ripartire» e si somma alle altre già volute da Cirio. Restano fuori Terzo Valico e Tav perché già avviate con provvedimenti specifici. Il Piemonte vorrebbe attingere anche a maggiore liquidità attraverso un anticipo del miliardo previsto per i fondi di sviluppo e coesione 2014-2020 e un riparto immediato del fondo nazionale del trasporto pubblico locale in modo da ottenere almeno un 80% subito. Fondamentale sarà il supporto per cultura e turismo. «Il Museo Egizio perde 34 mila euro al giorno - spiega la presidente Evelina Christillin - riusciamo a pagare gli stipendi, ma ci aspettiamo una partecipazione alle perdite. Del resto, il museo porta un milione di visitatori l'anno a Torino, per la maggior parte stranieri e questo conferma la centralità del settore cultura. Dal governo mi aspetto defiscalizzazioni, dilazioni, contributi bonus. E tutele per le partite Iva che collaborano con noi». Il decreto al momento risponde solo in parte a queste richieste: agevolando l'accesso al credito (340 miliardi), sospendendo le ganasce fiscali per le imprese sotto i 2 milioni di fatturato e gli obblighi fiscali per le piccole e medie aziende dei settori più colpiti, tra cui turismo, cultura e trasporti, ristorazione e istruzione. Alle misure del governo per le famiglie, infine, l'assessore all'Istruzione Elena Chiorino sta lavorando a un sostegno per coloro che hanno figli fino a 6 anni che avrà un budget di circa 15 milioni che si somma alla richiesta di sospendere le rette scolastiche e i servizi per l'infanzia fino al 30 aprile. - EVELINA CHRISTILLIN PRESIDENTE FONDAZIONE MUSEO EGIZIO Il Museo Egizio perde 34 mila euro al giorno: paghiamo gli stipendi ma ci aspettiamo una partecipazione delle perdite

Foto: Uno scorcio di piazza San Giovanni e della Cattedrale. Ieri le campane hanno suonato tutte assieme: un messaggio di speranza


Foto: REPORTERS