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12/05/2020

Piccole e grandi opere Meno burocrazia in cantiere

Corriere L'Economia - Isidoro Trovato

Imprese Il settore dell'edilizia
La richiesta degli architetti: modificare il Codice degli appalti Puniamo chi sbaglia ma non si può tenere fermo tutto
La catastrofe sanitaria che ha investito il mondo costringerà a ripensare e a ridisegnare gli spazi che abitiamo e viviamo: quelli della casa, dell'ufficio, del lavoro, della salute, ma anche della ristorazione e dello svago. Inevitabile pensare agli architetti come ispiratori del nuovo mondo: servono grammatiche per ridisegnare gli ambienti vitali e renderli compatibili con queste pandemie. «Proprio alla luce di queste riflessioni è incomprensibile come nella task force guidata da Colao non ci sia nemmeno un architetto - protesta Giuseppe Cappochin, presidente degli architetti italiani ( nella foto ) -. Questa pandemia chiede soluzioni architettoniche per nuove regole di coesistenza e nessuno meglio degli architetti è storicamente in grado di immaginare e costruire il futuro. Siamo in grado di offrire consulenze: presenteremo un progetto nazionale, una piattaforma di proposte per immaginare la svolta dell'Italia».
Il manifesto

Un manifesto di proposte che oggi viene plasmato in virtù della rivoluzione sociale imposta dal Covid-19 ma che gli architetti avevano intrapreso da tempo. «In effetti - concorda Cappochin - da anni ribadiamo l'esigenza di una nuova era di opere pubbliche, della necessità di rigenerare i centri urbani delle nostre città ormai troppo vecchie. Adesso la pandemia richiederà di ripensare gli spazi negli aeroporti, nelle grandi stazioni, nelle metropolitane, nelle scuole. Da qualsiasi crisi arrivano sempre opportunità: questa è la grande occasione per svecchiare la parte strutturale di questo paese».


I legacci

Per farlo però serve alleggerire il carico di burocrazia che nell'ultimo ventennio ha imbrigliato e paralizzato il settore dell'edilizia e dei lavori pubblici. «Lo ribadiamo da tempo - dice il presidente degli architetti italiani -. La burocrazia è il peggior nemico delle opere pubbliche italiane. Il Codice degli appalti deve essere modificato: è nato durante tangentopoli, in un periodo in cui la corruzione andava fermata in ogni modo e quindi nasce con la logica di bloccare tutto con legacci e pastoie burocratiche. Oggi abbiamo bisogno di regole diverse, più agili. Attenzione, non chiediamo assenza di regole: puniamo severamente chi sbaglia ma non teniamo tutto fermo per paura di sbagliare. Basterebbe conoscere le regole del gioco: avere tempi certi anche se non rapidi».


Intanto però questa nuova crisi rischia di vanificare gli sforzi fatti per risalire la china dopo la grande crisi economica del 2008. Secondo le stime del Consiglio nazionale degli ingegneri e del Consiglio nazionale degli architetti, per il comparto tradizionale dell'attività professionale, costituito dai singoli professionisti e dalle società di ingegneria insieme, il fatturato potrebbe passare dai 7,58 miliardi stimati per il 2019 a 6,75 miliardi nel 2020 con una flessione quasi dell'11%. «Le amministrazioni pubbliche - propone Cappochin - dovrebbero sforzarsi di non interrompere o rallentare il ciclo, già programmato, della spesa per le opere, il che consentirebbe di mitigare la curva discendente di attività che quasi sicuramente si è già innescata negli ultimi due mesi di lockdown».


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