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17/06/2020

Piano del Pirellone in tre mosse per rilanciare i musei lombardi

Libero - FABIO RUBINI

Intervista all'assessore Stefano Bruno Galli
Il titolare delle deleghe alla Cultura: «Subito liquidità per evitare licenziamenti, oggi sono aperti 100 siti su 585 . Nel 2021 stanzieremo contributi straordinari»
■ Stefano Bruno Galli, assessore alla Cultura di Regione Lombardia, non usa giri di parole: «La situazione è difficilissima. Ci sono teatri che ancora oggi non sanno se riusciranno a riaprire e su 585 musei esistenti in Lombardia, quelli che hanno riaperto non arrivano a cento». E molti di questi «hanno situazioni di bilancio complicate». Giusto per capirci i tre mesi di lockdown hanno creato perdite per un milione e 800mila euro alla Triennale; un milione e 300mila al Vittoriale e un milione e 200mila al Museo della Scienza e Tecnologia: «Danni che comprendono non solo il mancato sbigliettamento, ma anche le perdite dovute ai mancati incassi del bookshop e delle attività collegate ai musei (caffetterie, ristoranti, affitto sale, ecc)». Assessore, è un bel problema, soprattutto se si considera che la Lombardia si stava facendo strada nel mondo del turismo culturale. «Le do qualche numero, giusto per essere chiaro. Il 75% delle imprese culturali sono private e fatturano 25 miliardi di euro, dando lavoro a 365mila addetti. E la cosa più grave è che questa tendenza era in grande crescita: nel 2019 il fatturato era aumentato del 7,6% e l'occupazione del 7,3%». Dal 18 maggio i musei hanno riaperto anche in Lombardia. Come sta andando? «C'è un andamento schizofrenico e questo non aiuta. Le faccio un esempio. Il Vittoriale il primo giorno ha fatto 46 ingressi, quello dopo 2. Ancora: domenica scorsa sono stati contati 681 ingressi. La stessa domenica, ma nel 2019 erano stati "solo" 550. Con un andamento così fare previsioni è complicato». Regione Lombardia come intende muoversi per aiutare il mondo della cultura a ripartire e ad uscire da questa crisi? «Partiamo dal presupposto che per ripartire bisognerà adottare criteri fortemente privatistici. Come detto il 75% dell'offerta culturale in Lombardia è privata e va aiutata perché non ha aiuti dallo Stato. Poi io ho previsto un piano di rilancio in tre mosse: immettere subito liquidità per evitare licenziamenti e dare ossigeno per la ripartenza; potenziare in questi mesi caldi gli spettacoli all'aperto; preparare una programmazione per il 2021 che rilanci tutto il settore». Andiamo con ordine. Partiamo dai soldi che la Regione darà a musei e teatri. Quanti sono e come verranno assegnati? «Una grossa fetta da 5 milioni e 600mila euro è già stata stanziata grazie a due bandi che abbiamo approvato in giunta il 20 aprile. Il primo da 5.175.000 euro è rivolto al sostegno di tutti quegli enti nei quali Regione ha un ruolo (dalla Scala ai teatri della tradizione sparsi sul territorio, ndr). Il secondo da 510mila euro riguarda il contributo dato alle fondazioni: Triennale, Stelline, Museo della Scienza e Tecnologia. E non è finita: stiamo preparando un altro bando per intervenire sui debiti che le attività culturali hanno accumulato a causa del Covid. Stiamo facendo i conti in questi giorni e cercheremo di metterci più soldi possibile. Questo bando, come detto, servirà per evitare per quanto possibile i licenziamenti, in un mondo dove la maggior parte dei contratti non è a tempo indeterminato». E la stagione estiva? «Anche qui uscirà a giorni un bando. La nostra Regione è piena di piazze, di cortili all'interno di castelli o di ville storiche, che in questo momento si prestano perfettamente per ospitare spettacoli in piena sicurezza». A questo proposito proprio ieri avete presentato un tour col "Franco Parenti" che partirà domani dalla zona rossa del lodigiano. «Si tratta di una bella iniziativa: noi offriamo ai Comuni uno spettacolo gratuito, i sindaci devono solo garantire un luogo adatto e il personale per gestire l'afflusso del pubblico. Per il resto l'idea, sulla quale ho insistito, è quella di far lavorare attori giovani, capaci di rivoluzionare il modo di fare teatro». L'ultimo tassello della sua strategia è rivolto al 2021. Un timing dettato dalla paura per una possibile seconda ondata del virus in autunno? «Anche, ma non solo. Il bando sarà molto importante, perché avrà le risorse previste per il 2021 e quelle non erogate nel 2020. Per farlo bene però serve tempo a noi e a che deve parteciparvi. Per questo è meglio farlo tutto sul prossimo anno». In questi giorni sono arrivate critiche alla Regione anche dai lavoratori dello spettacolo. Vi accusano di non aver fatto nulla. Come risponde? «Noi abbiamo messo i soldi, le delibere sono lì da vedere. I soldi pure. Il Comune di Milano di suo non ha messo nulla, ma solo fondi dei privati. Lo Stato, invece, è il grande assente. Nel primo "Cura Italia" Franceschini aveva previsto 10 milioni per tutte le realtà d'Italia. Praticamente niente».

Foto: In alto il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera (Brescia); nella foto piccola uno dei padiglioni del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano


Foto: Stefano Bruno Galli