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31/05/2019

“Persi quarantamila posti Serve un piano pubblico”

La Stampa - claudia luise

PAOLA MALABAILA La presidente dell'Ance agli enti locali "Il privato va, ma la ripresa iniziata a inizio 2017 è già finita "
Cant ieri fermi, operai in cassa integrazione, imprese che falliscono. Il quadro del settore edile in Piemonte è impietoso e lontano dal recuperare i livelli precedenti alla crisi. Paola Malabalila, presidente dell'Ance Piemonte, tratteggia lo stato di salute dei costruttori a partire dai principali motivi che causano il fallimento delle imprese. «Un conto è se si fanno investimenti sbagliati, ma ci sono due aspetti che prosciugano le casse delle ditte edili, anche di medie dimensioni, e ne provocano il fallimento, soprattutto quando si lavora con il settore pubblico: sono le gare aggiudicate al massimo ribasso e lo split payment, la prassi che costringe le aziende ad anticipare l'Iva e aspettare anche sei mesi prima di essere rimborsate. Pur di lavorare, tanti accettano di ridurre i margini ma poi non ci stanno dentro con le spese e falliscono». Come sta il settore? «Continua a soffrire. C'è una generale sfiducia delle imprese che non hanno in programma investimenti e nuove assunzioni. Manca il dinamismo del mercato e i tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione, malgrado la normativa in vigore, non scendono sotto i quattro mesi, attese troppo lunghe per imprese che vogliono contrastare la congiuntura con programmi di lungo periodo. Purtroppo siamo sugli stessi livelli di dieci anni fa, quando è iniziata la crisi del settore, con forti perdite a livello di imprese uscite dal mercato (11 mila) e di occupazione (41 mila posti in meno». Va meglio nel pubblico o nel privato? «Il mercato privato è apparen temente più dinamico perché si registra una lieve ripresa che però riguarda soltanto l'usato. Il settore delle opere pubbliche è stato fortemente penalizzato dall'entrata in vigore del Codice degli appalti che ha provocato, dal 2016, un consistente calo dei bandi di gara. Dal 2017 si è iniziato ad assistere a una modesta ripresa dei bandi che poi si è arrestata, anzi, nei primi nove mesi del 2018 ha nuovamente subito un calo del 24%». Il decreto Sblocca cantieri sarà utile? «Non risolve alla radice le grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate e rappresenta più un correttivo al Codice degli appalti che un provvedimento per sbloccare i cantieri. Servono grandi e piccole infrastrutture ed è necessario che le opere già finanziate partano in tempi brevi». E le procedure per assegnare gli appalti Tav? «Abbiamo chiesto chiarezza e soprattutto rispetto dei tempi. È un'opera importante che rappresenta lavoro per le imprese locali che chiediamo vengano coinvolte con bandi di importi accessibili». E alle istituzioni locali che cosa chiedete?

«Una norma sulla rigenerazione urbana attuabile su tutto il territorio e un piano di opere immediatamente cantierabili volte a migliorare la qualità del vivere urbano e finalizzate alla riqualificazione del suolo pubblico delle città».

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