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07/03/2020

PERISCOPIO

ItaliaOggi - PAOLO SIEPI

Avere il coltello dalla parte del panico. Dino Basili. Uffa news. Sulla scrivania di Federico Fellini sono state contate 129 penne a sfera, 21 lapis, 18 pennarelli. Maurizio Porro. Corriere della Sera. Conte non ha una storia, non ha eredità e provenienze, non ha fatto nessuna scalata. È stato direttamente chiamato al Massimo Grado col Minimo Sforzo, anzi senza aver fatto assolutamente nulla. Una specie di gratta e vinci senza comprare nemmeno il biglietto, anzi senza aver nemmeno grattato. Da zero a Palazzo Chigi. Come Gregor Samsa una mattina si svegliò scarafaggio, lui una mattina si svegliò premier. Un postkafkiano. Marcello Veneziani. Panorama. Alla Camera e al Senato, come sottolinea una cartellina di cuoio blu appoggiata sullo scrittoio del presidente Mattarella, ci si riunisce in Aula in media un giorno e mezzo alla settimana e si votano solo ratifi che, mozioni e questioni di fi ducia. Con la maggioranza in disaccordo su tutto, si procede a colpi di decreti legge, con il risultato che i voti rilevanti da iniziò legislatura sono stati solo 34, in ciascuno ramo del Parlamento. Luigi Bisignani. Il Tempo. Ci servono provvedimenti straordinari di immediata attuazione, a cominciare dall'esecuzione di opere pubbliche di ogni genere già fi nanziate, prescindendo dal codice degli appalti. Occorrerà un gigantesco taglio fi scale alle imprese del settore turistico che sono più colpite, un grande sostegno all'esportazione, una spettacolare campagna di informazione all'estero. Bruno Vespa. Il Mattino. Che fascino, le prime volte, in tivù per il leader delle Sardine, Matteo Santori: con quel faccino pulito, con la cascata di capelli ricci (nei comizi chiusi in un cerchietto tipo rockstar). E pure i maglioncini slabbrati, quel timbro di voce da Piazza Grande tipo Stefano Accorsi, quella leggerezza così affascinante in un mondo tanto pesante. Poi, però, in tivù ha cominciato ad andarci ogni sera. Ogni pomeriggio. Ogni mattina (e i giornali, che, sbagliando, spesso inseguono la tivù, hanno pensato fosse giusto iniziare a intervistarlo a giorni alterni). Così, siamo stati tutti un po' obbligati a chiederci: ma che avrà da ridere sempre questo bel ragazzone bolognese? Boh, sarà carattere. Okay, va bene: ma che dice, mentre ride? Fabrizio Roncone. Corsera. 7. Da alcuni decenni è in voga scardinare antichi valori e proporne di nuovi. Non si capisce da dove venga, dove vada e perché accidenti opprima al punto che ti ghettizzano se non ti adegui. Ha travolto la convivenza, la Chiesa, la famiglia, l'identità, il sesso, le relazioni di uomo e donna e tra fi gli e genitori. Giancarlo Perna. LaVerità. Il traguardo dei 90 anni è bello, brutto, strano. A seconda dei momenti. L'unica cosa che mi secca veramente è che non riuscirò a vedere come fi nirà. È una fase troppo lunga e complessa quella che stiamo vivendo. A volte dico: qui stanno distruggendo tutto e allora penso a quei benedettini che furono la grande risorsa culturale dei secoli bui. Si presero cura di tutto quello che di fondamentale il passato aveva prodotto. Mi sento un po' così. Con la sensazione che occorra ricostruire il lessico dei valori, dei sentimenti, dell'agire politico. Sarebbe bello se un giorno fossimo riscoperti per questo oscuro lavoro. Luciana Castellina, fra i fondatori de il Manifesto. (Antonio Gnoli). la Repubblica. Una volta leggevamo come mucche, muovendo gli occhi da sinistra a destra; ora siamo come stambecchi, che saltano qua e là. La rete annulla la dimensione temporale. Sergio Lepri, 101 anni, già direttore dell'Ansa (Aldo Cazzullo). Corsera. 4 - ELISABETTA CASELLATI. Forse invidiosa della porta blindata di Conte, la presidente del Senato ha fatto scardinare la pulsantiera dell'ascensore di Palazzo Giustiniani per inserirvi un tasto con chiave, in modo da rendere accessibile soltanto a persone selezionate il secondo piano, dove c'è l'alloggio privato. Bei tempi quando uno dei suoi predecessori, Marcello Pera, lì cenava in mutande. Stefano Lorenzetto. Arbiter. Della cerimonia di addio al calcio sul prato di San Siro ricordo che era tutto triste. Erano tristi gli sguardi dei miei ex compagni, che cercai di incrociare il meno possibile, perché mi ero promesso di non piangere. Non fu una festa. C'era tristezza ovunque. Quella del pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c'ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Adesso era diventata una fogna. Avevo solo 31 anni, non giocavo più da due. Avevo il fegato a pezzi per gli antidolorifi ci. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta. Ero disperato. Marco van Basten, già campione del Milan (Marco Imarisio) Corsera. Pochi giorni prima del mio arrivo a Los Angeles con 34 candidature, Netfl ix aveva praticamente sbancato i Golden Globes (però alla fi ne ha vinto solo due premi). Oggi ha totalizzato più nomination agli Oscar (24) di qualsiasi studios. Mai successo prima per un servizio streaming. Esistono solo due tipi di cinematografari in città: quelli che lavorano per loro e quelli che vorrebbero lavorarci. E voi non preoccupatevi se vi piace contemporaneamente una serie sulla vita della donna che «l'unica volta che si era comportata male in pubblico fu il giorno del suo battesimo, piangendo a dirotto» (la regina Elisabetta, cit. Martin Amis) e quella di un prof di chimica che per pagarsi le cure oncologiche diventa un efferato grossista di metanfetamina. Qualche cluster ha di sicuro la risposta per questa apparente schizofrenia. Solo che Netfl ix non ve lo rivelerà mai. E continuerà a fatturare. Riccardo Staglianò. il venerdì. Ringrazio tutti, dai produttori ai volontari che ci hanno aiutato. Dedico il premio a tutti gli storti, gli sbagliati, gli emarginati e i fuori casta. E a Antonio Ligabue, che ho stampato sulla mia camicia, alla grande lezione che ci ha dato: quello che facciamo resta. Diceva: «Un giorno faranno un fi lm su di me». Eccoci qua. Elio Germano, interprete del pittore Ligabue nel fi lm Volevo nascondermi premiato come miglior attore alla Berlinale (Valerio Cappelli). Corsera. Judo è davvero libera dalle molteplici inibizioni imposte dai tradizionali babau del peccato latino, dai paralizzanti terrori del «che cosa dirà la gente» di massa! è anche capace di ribattere «... e fi guratevi un po' che cosa dirò io della gente, allora!». A lberto Arbasino, Specchio delle mie brame. Adelphi, 1995. Il premier: il Conte di Waterloo. Roberto Gervaso. il Giornale. © Riproduzione riservata