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14/10/2018

Periferie, il bando dei cantieri incompiuti

Il Secolo XIX

I FONDI AZZERATI
La denuncia di Rossetti (Pd) in tour nei paesi colpiti dai tagli: Toti faccia ricorso alla Corte costituzionale contro il governo
Roberto Sculli Cantieri lasciati a metà, contratti firmati che non si sa come onorare e imprese che attendono pagamenti per opere in parte realizzate. Le luci della ribalta si sono affievolite, e, una promessa dopo l'altra, le rassicurazioni stanno cedendo il passo alla realtà. Ed è una teoria di lavori abbozzati e aspettative deluse, di problemi a raffica per i Comuni a stagliarsi in tutta la provincia, dopo lo stop imposto da Roma al Piano delle periferie. A osser vare lo scenario nel Genovese, il blocco è arrivato fuori tempo massimo. Perché, contando sulla parola dello Stato, avallata da tutti gli organi competenti, sulla scia del bando pubblicato nel 2016 e delle successive graduatorie, i fondi sarebbero arrivati presto e le opere erano state avviate. Chi avrebbe ristrutturato una scuola, chi una strada, chi avrebbe risolto una frana: in tutto c'erano 39,8 milioni, per tutta la Città metropolitana, che, oltreché per le sue esigenze - scuole superiori e strade, anzitutto - li avrebbe smistati ai piccoli Comuni. Roma però ha ritenuto di non confermarli, se non quelli della prima tranche (in cui c'era il Comune di Genova, destinatario di 18 milioni per Sampierdarena e Valpolcevera). Da Mele a Rossiglione, da Campo Ligure a Campomorone, Masone, Sant'Olcese, Serra Riccò, Mignanego fino a Vobbia e oltre. Era tutto un po' troppo avanti per essere interrotto. «Abbiamo fatto il progetto - ricorda il sindaco di Serra Riccò, Rosario Amico, che è anche vice presidente ligure di Anci c'era la firma delle convenzioni, è stata fatta la gara e ad agosto sono partiti i lavori». Al Comune erano assegnati 1,73 milioni per ripristinare la SP 3. «Dopo 200 metri di lavori c'è stato il blocco. Si fa presto a dire che possiamo usare gli avanzi di amministrazione. Averceli». Altra vallata, situazione simile. A Mele il Bando periferie avrebbe consentito di riqualificare la pavimentazione del cento storico: 204 mila euro. «Il primo pagamento era previsto a giugno 2019 - ricorda il sindaco, Mirco Ferrando - siamo partiti con il cantiere e prima del Milleproroghe nessuno si è degnato di chiedere a che punto fossimo: avevamo già acquistato tutto il materiale. Per fortuna la cifra non è enorme e riusciremo in parte a tamponare grazie alla buona gestione di chi mi ha preceduto. Sarebbe inconcepibile lasciare un cantiere aperto in mezzo al paese. Altri Comuni non hanno la stessa fortuna». A Sant'Olcese ad esempio si è arrivati al paradosso che lo stop è coinciso con l'invito del ministero delle Infrastrutture di indicare i beni pubblici da mettere in sicurezza al più presto. Una lista in cui c'erano anche lavori pagati dal Bando periferie. «Saremmo inter venuti su una scuola (in località Ronco ndr). La ditta, che è genovese, era pronta e avevamo organizzato con la scuola. Ma quanto pare - dice il sindaco di Masone Enrico Piccardo - non possiamo fidarci dello Stato». Il consigliere regionale Sergio Rossetti (Pd) ha appena iniziato una ricognizione, per toccare con mano tutte queste situazioni. «Vorrei che si capisse che quelli bloccati erano fondi essenziali per una serie di lavori, attesi e spesso di rilievo per la sicurezza. Il presidente della Regione Toti dovrebbe seguire l'esempio della Sicilia, che ha fatto ricorso alla Corte costituzionale. Sarebbe chiaro da che parte sta: dei territori, delle imprese liguri che hanno firmato dei contratti o col governo» . - c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Foto: Da sinistra: il cantiere aperto a Mele per il rifacimento della pavimentazione del centro storico. Lavori a metà a Serra Riccò. La scuola "Antonio e Caterina Dellepiane", a Camporone, per cui erano pronti 500 mila euro

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