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13/01/2019

Periferie, così Cantone boccia Raggi: opere ferme (anche) per i mancati collaudi

Corriere della Sera - Giuseppe Pullara

inchiesta dell'anac, atti alla corte dei conti
«Delibera 1169, fascicolo Uvla 2601/2018. Oggetto: articolo del Corriere della Sera dell'8 aprile 2018 - Mancata collaudazione delle opere di urbanizzazione a scomputo da parte del Comune di Roma e conseguente mancato utilizzo delle medesime». È arrivato in Campidoglio alla vigilia di Natale il «regalo» che l'Autorità nazionale anticorruzione ha fatto alla civica amministrazione: una corposa delibera di 14 pagine, firmata dal presidente Raffaele Cantone, che esprime un giudizio severo sul modo con cui la giunta Raggi gestisce un problema enorme, quello delle opere pubbliche nei nuovi quartieri bloccate e quindi non utilizzate anche per mancanza di collaudo da parte del Comune. Sono lavori da decine di milioni di euro.

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«Delibera 1169, fascicolo Uvla 2601/2018. Oggetto: articolo del Corriere della Sera dell'8 aprile 2018 - Mancata collaudazione delle opere di urbanizzazione a scomputo da parte del Comune di Roma e conseguente mancato utilizzo delle medesime». È arrivato in Campidoglio alla vigilia di Natale il «regalo» che l'Autorità nazionale anticorruzione ha fatto alla civica amministrazione: una corposa delibera di 14 pagine, firmata dal presidente Raffaele Cantone, che esprime un giudizio severo sul modo con cui la giunta Raggi gestisce un problema enorme, quello delle opere pubbliche nei nuovi quartieri bloccate e quindi non utilizzate anche per mancanza di collaudo da parte del Comune. Decine di milioni di euro di lavori, sparsi in tante zone di espansione edilizia (Ponte Mammolo, Casal Bertone, Colle Fiorito, Pietralata, Bufalotta, Palmarola-Selva Candida, Valle Aurelia, ecc.). Fogne, strade, illuminazione pubblica, piazze, giardini, marciapiedi, mercati, asili e tutto quello che i costruttori privati realizzano «a scomputo» delle concessioni edificatorie. Si tratta di una procedura consolidata, che nasce dalla legge Bucalossi (1977), e che permette uno sviluppo equilibrato in periferia sollevando il Comune da costosi interventi diretti.


L'Autorità nazionale anticorruzione «ravvisa da parte del Comune di Roma - si legge nel documento - il non pieno rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità nelle modalità gestorie riferite alle suddette convenzioni urbanistiche (riguardanti l'urbanizzazione primaria e secondaria, ndr) ed alle relative tempistiche»...«con notevole sforamento dei tempi previsti e la conseguente non fruibilità delle relative opere da parte della comunità...». La delibera ordina che i risultati dell'inchiesta condotta dall'Autorità vengano passati alla Corte dei Conti per una verifica del danno erariale e delle responsabilità contabili. Al Comune sono lasciati 30 giorni di tempo per spiegare il suo comportamento e soprattutto per indicare come intende sbloccare tutta la vicenda, caratterizzata da «significativi ritardi» nella realizzazione dei servizi primari in zone periferiche. Compresa la storia dei mancati collaudi, che rappresenta solo una parte delle criticità riguardanti le opere pubbliche connesse allo sviluppo edilizio.


Si tratta di una vera tirata d'orecchie che mette a nudo certi aspetti dell'incapacità cronica dell'amministrazione romana di affrontare e risolvere alcuni problemi di fondo, un difetto che però sembra risalire, secondo l'indagine dell'Anticorruzione, a diversi anni fa. La delibera firmata da Raffaele Cantone stabilisce anche il principio che i dipendenti comunali chiamati a far parte delle commissioni di collaudo (3-5 membri) devono svolgere il loro compito senza compensi aggiuntivi, anche in riferimento al vecchio codice degli appalti. Si tratta di un «gettone» richiesto dai commissari che, non vedendoselo riconosciuto dal 2015 dalla segreteria generale del Campidoglio, si sono tirati indietro rinunciando a partecipare ai collaudi delle opere pubbliche. Conseguenza: niente collaudo, niente inaugurazione ed uso di piazze, mercati, strade, fogne e tutto il resto.


La delibera dell'Anticorruzione ripercorre le fasi dell'indagine e testimonia le procedure interlocutorie intercorse tra Autorità e Comune. Il Campidoglio, rispondendo a una precisa richiesta di documentazione, ha fornito 58 schede riguardanti vecchie concessioni edilizie per centinaia di opere pubbliche: una casistica completa di ciò che ha causato il mancato completamento dei lavori di urbanizzazione inerenti lo sviluppo della periferia. In sette casi l'esclusiva responsabilità attiene ai mancati collaudi (ancora a ottobre si è dimesso un commissario) ma c'è di tutto: dal fallimento degli appaltatori alla negligenza dei costruttori alla «mancanza di solerzia» da parte degli uffici comunali.


Constatato che il sistema delle «opere a scomputo» nella pratica a Roma non riesce ad essere efficiente, Cantone chiede al Campidoglio di indicare entro gennaio una via d'uscita per raggiungere accettabili risultati in difesa degli interessi della comunità onde consentire l'attuazione dei servizi primari nelle nuove periferie.


Un suggerimento viene dall'ex direttore del Piano regolatore, Daniel Modigliani: «Riunire tutti i soggetti interessati, costruttori, amministratori e comitati territoriali, intorno a un tavolo. Una soluzione non può venire dall'alto, deve nascere dal confronto tra le parti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

14

le pagine
della delibera dell'Anticorruzione contenenti le contestazioni al Comune

58

le schede
già inviate dalla giunta all'Anac sulle opere di urbanizzazione non terminate


Foto:

Nuovi quartieri L'Anac ricostruisce lo stop ai lavori. Nella foto Lapresse
viale Giuseppe Stefanini,
a Ponte Mammolo


Foto:

Cantieri
Nella foto grande (LaPresse) il mercato rionale di Pietralata. Qui accanto invece (foto LaPresse)

il comprensorio Colle Fiorito, vicino a La Storta. L'inchiesta Anac si riferisce proprio alle periferie

della città

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