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04/11/2020

Perché le imprese devono seguire il decalogo di sopravvivenza proposto da Milano Finanza

MF - Marcello Clarich

COMMENTI & ANALISI
Tempi eccezionali richiedono interventi decisi ed efficaci. La seconda ondata di Covid metterà ancor più in ginocchio molte attività economiche. E i rimedi sin qui introdotti, nella sequenza dei decreti legge approvati da marzo in poi, rischiano di apparire insufficienti. Per esempio, non ci si può adagiare sul decreto Semplificazioni convertito in legge a settembre, che molto commentatori hanno ritenuto timido e incompleto. Il decalogo proposto da Milano Finanza il 31 ottobre contiene indicazioni per sopravvivere alla grande crisi. Meritano un approfondimento in particolare i capitoli sulle infrastrutture da realizzare, in linea con quanto richiede il programma Next Generation Eu, e sugli investimenti da promuovere. I ritardi accumulati dall'Italia su 5G, collegamenti ferroviari, ospedali, scuole eccetera sono noti. Ma sono anche chiari agli operatori i lacci e lacciuoli che rallentano i processi decisionali e l'apertura dei cantieri. Il primo imputato non è, come si ritiene spesso, il Codice dei Contratti Pubblici con il ginepraio di disposizioni che rendono difficile la vita a pubbliche amministrazioni e operatori. Il decreto Semplificazioni ha sospeso fino al 2021 molte norme del Codice, escluse quelle di derivazione europea e quelle necessarie per prevenire le infiltrazioni mafiose. In più la responsabilità per danno erariale è stata limitata al solo dolo per le decisioni assunte dalle stazioni appaltanti e dalle amministrazioni nell'iter di approvazione dei progetti. Ma è tutto da dimostrare che ciò consentirà lo scatto di reni richiesto anche dalla Commissione Ue per le erogazioni a fondo perduto e per i finanziamenti che dovrebbero affluire allo Stato italiano a partire dal 2021. Le cause principali risiedono nei veti reciproci tra amministrazioni e nella scarsa capacità tecnica delle stazioni appaltanti. Il tema dei veti reciproci, dovuti non solo alla paura della firma, chiama in causa il cattivo funzionamento della Conferenza dei Servizi, cioè la sede principale del coordinamento tra uffici ed enti. Le tempistiche serrate previste dalla legge sul procedimento amministrativo non sono mai rispettate e basta che un ministero o una Regione esprimano un dissenso perché tutto si fermi. In questa fase più che modifiche legislative sarebbe necessario far funzionare meglio questo strumento. La presidenza del Consiglio dei ministri potrebbe dotarsi, almeno per i grandi progetti, di un'unità di monitoraggio sulle conferenze dei servizi e dovrebbe rendere più incisivo il proprio ruolo di decisore di ultima istanza. Quanto alla paura della firma, la soluzione proposta (in via solo transitoria) dal decreto semplificazioni appare di dubbia efficacia, perché leavvprocure della Corte di conti continueranno a intervenire. Per tutelare i funzionari e dirigenti più esposti e chiamati a decidere spesso in condizioni di incertezza, sarebbe utile una norma che consenta alle amministrazioni di paralizzare l'azione delle procure contabili, per ragioni di pubblico interesse, con una decisione motivata assunta in modo trasparente al livello istituzionale più elevato. La scarsa capacità tecnica delle stazioni appaltanti è già considerata dal Codice dei contratti pubblici che favorisce le aggregazioni e prevede un sistema di qualificazione gestito dall'Autorità nazionale anticorruzione, mai decollato. Sarebbe qui necessaria una norma ad applicazione immediata, che obblighi le amministrazioni prive delle risorse tecniche ed economiche minime individuate in modo da delegare a soggetti più attrezzati la funzione di stazione appaltante. Risulterebbero così migliorati i progetti da mettere a gara (altra nota dolente), i bandi e capitolati e gestite meglio le fasi della procedura e dell'esecuzione delle opere. Un accenno infine agli investimenti privati da promuovere. L'esperienza insegna che tutte le volte che l'impresa è tenuta a presentare un progetto, che poi deve essere istruito e approvato da una pubblica amministrazione, i tempi si allungano e gli esiti sono incerti. I guai aumentano se poi, com'è accaduto in materia di progetti di risparmio energetico, le delibere di approvazione vengono annullate d'ufficio con richiesta di restituzione delle somme. Proprio per questo va preferito il sistem a delle deduzioni fiscali automatiche per nuovi investimenti, ma ciò richiede che i presupposti per accedere al beneficio siano chiari e univoci. Altrimenti si rischiano code di contenzioso ex post che sarebbe bene evitare. Questi e altri esempi di interventi immediati potrebbero favorire la ripartenza. Ma per far ripartire il Paese occorrono riforme strutturali di respiro. L'urgenza del momento non può costituire un alibi. (riproduzione riservata)