scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
28/04/2021

Perché il vincolo esterno blinda l ‘ Italia dei prossimi sei anni

Il Foglio - David Carretta

Un contratto con l ' Ue
L ' emissione del debito comune per finanziare i Recovery nazionali implica regole strette. E sanzioni L ' intervento di Gentiloni
Bruxelles. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza " è come un contrat to tra l ' Unione europea e ciascuno sta to membro " , dicono alla Commissio ne. In Francia qualcuno stizzosamente lo definisce " come un programma del Fmi " . Queste due parole - " con tratto " e " programma " - riassumono la complessità politica dei piani di Recovery, compreso quello dell ' Italia adottato sabato: le centinaia di pagine di riforme, missioni e investimenti non impegnano solo il governo Draghi, ma anche quelli successivi per i prossimi sei anni. (Carretta segue nell ' inserto III) Se non si rispettano, l ' Ue non verserà i soldi. Potrebbe perfino chiederli indietro. Anche se con modalità diverse, la " condizionalità " è di nuovo protago nista. La condizionalità del Recovery fund è diversa da quella dei salvataggi della zona euro o dei programmi del Fondo monetario internazionale, perché il processo è stato inverso rispetto a quello del 2010-2015: nessuna riforma imposta dall ' alto, ma misure proposte dai governi nazionali a Bruxelles nell ' ambito di una serie di regole fissa te in anticipo con il regolamento sulla Recovery and Resilience Facility. Il Portogallo è stato il primo stato membro a presentare formalmente alla Commissione il suo Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) il 19 aprile scorso. Ma, nove mesi dopo l ' accordo storico sul Re covery fund e sette mesi dopo che la Commissione aveva presentato le sue prime linee guida su come redigere i piani nazionali, i governi dell ' Ue sono in grande difficoltà a rispettare la scadenza del 30 aprile. Oggi Francia e Germania sottopongono insieme il loro documento, e si aspetta anche quello di Grecia e Spagna. Venerdì dovrebbe aggiungersi l ' Italia. Quella del governo di Mario Draghi è stata una scelta politica. " Noi ci siamo trovati di fronte alla deci sione del governo italiano che io considero più che giustificata di presentare il proprio piano entro il 30 aprile e di non chiedere più tempo, come forse altri paesi faranno " , ha spiegato ieri il commissario Paolo Gentiloni: " Questo ha comportato per il governo un impegno enorme di accelerazione ( ... ) per ché c ' era la necessità soprattutto sulle riforme e il rispetto delle raccomandazioni europee di fare dei passi in avanti sostanziali " . Altri paesi hanno scelto di prendersi più tempo per ragioni sia tecniche sia politiche. Molti governi hanno sottovalutato la complessità di mettere insieme un piano con " target " e " mile stone " - due espressioni che erano uti lizzate nei memorandum d ' intesa per salvare i paesi della zona euro - che sia in linea con le condizioni poste dall ' Ue per ottenere prestiti e sovvenzioni: almeno il 37 per cento dei fondi deve andare al Green deal, un altro 20 per cento deve andare alla transizione digitale, i programmi devono essere super dettagliati, compresi i tempi di realizzazione. Poi c ' è il capitolo delle riforme struttu rali, politicamente difficili da realizzare. La Spagna è stata impegnata per mesi in un braccio di ferro con la Commissione sulla riforma del mercato del lavoro. L ' Ungheria è alle prese con la ri chiesta di rivedere il suo sistema degli appalti pubblici. Il fatto è che il Recovery fund è debito comune. I soldi devono essere spesi e utilizzati bene e accompagnare riforme per fare in modo che le economie tornino a essere competitive. La presentazione del Pnrr e il via libera della Commissione (e poi del Consiglio dell ' Ue) sono solo " un inizio " , ha ricor dato Gentiloni. " Dopo l ' approvazione del piano e il prefinanziamento avremo ogni tot di mesi, probabilmente due volte l ' anno, la Commissione europea che dovrà decidere se erogare la parte di finanziamento che il paese aspetta. E la Commissione lo farà non sulla base di una discrezionalità politica, ma del rispetto degli obiettivi e dei tempi che il paese stesso ha messo nel piano " , ha spiegato Gentiloni. Nella sostanza il messaggio è questo: dalle riforme non si potrà tornare indietro. La Commissione ha scelto un approccio cauto nei negoziati preliminari con i governi. Non tutte le raccomandazioni specifiche per paese dovranno essere rispettate, ma deve comunque esserci una " sotto-cate goria significativa " , spiega al Foglio un funzionario della Commissione: " Ab biamo cercato nei negoziati con gli stati membri di arrivare a un pacchetto equilibrato " . Ma una volta messe nero su bianco nel Pnrr, le riforme dovranno essere adottate nei tempi previsti se si vuole ottenere il versamento delle rate del Recovery fund. " Se uno stato mem bro vuole un pagamento, deve presentare la richiesta e le prove che milestone e target sono stati realizzati " , dice il fun zionario. Cambiamenti al Pnrr nel corso del tempo sono possibili ( " uno stato membro può chiedere un emendamento al piano " ), ma annacquare le riforme appare impossibile per il ruolo di controllo che giocheranno gli altri governi ( " una modifica richiede una nuova de cisione del Consiglio " ). La mitica Troi ka non c ' è più, ma la Commissione ha " la possibilità di controllare e, se ap pare che le informazioni fornite da un governo non sono corrette, possiamo intervenire " . E se un paese incassa il 13 per cento di cofinanziamento e non rispetta gli impegni del Pnrr? " Se prende i soldi e scappa e l ' implemen tazione di milestone o target non c ' è, ci sono le basi per esigere il rimborso " , avverte il funzionario della Commissione.