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01/10/2021

Per un’opera pubblica 14 anni L’Antitrust: semplificare le leggi

La Repubblica - Aldo Fontanarosa

il garante per la concorrenza
Rustichelli boccia il Codice degli appalti: norme ipertrofiche sono un rischio per il Pnrr, adottiamo quelle Ue Il 74% dei casi di corruzione legati a cantieri contestati Giovannini: riforma a fine 2022
ROMA - A cinque anni dalla sua introduzione, e dopo due tormentate modifiche, il Codice italiano degli appalti merita il pensionamento anticipato. L'Autorità Antitrust, garante della corretta competizione tra le imprese, chiede al governo di rivedere totalmente le regole sugli appalti pubblici. Parliamo delle labirintiche regole del gioco che determinano quale azienda potrà realizzare un ponte, un'autostrada, un porto; in che tempi e a quali condizioni. Nella sua relazione annuale al Parlamento Roberto Rustichelli, presidente dell'Antitrust, spiega che i crudi numeri rendono ormai urgente una semplificazione. In Italia il tempo medio di realizzazione di un'opera pubblica è di 14 anni.
Troppi. Il costo medio è di 50 milioni di euro. Inaccettabile. Il 74 per cento dei procedimenti penali di corruzione affonda le sue radici in un appalto conteso.
La strada per cambiare è lì davanti a noi. L'Antitrust suggerisce di applicare semplicemente le norme comunitarie: in particolare le direttive europee del 2014 sugli appalti pubblici. Il ricorso alle direttive europee e l'accantonamento del Codice degli appalti dovrebbero essere immediati, così da aiutare il Paese in una delle più ardue sfide della sua storia: l'impiego dei 191,5 miliardi che l'Ue ci invia grazie al piano di rilancio Pnrr.
Ma la rinuncia al Codice dovrebbe poi diventare definitiva. Il vuoto normativo verrebbe colmato sempre dalla direttive europee che andrebbero applicate in ogni loro punto secondo il principio del copy out.
Questo principio fa sì che uno Stato attui le direttive europee senza avventurarsi in personalizzazioni e distinguo nelle leggi nazionali di recepimento. L'Italia dovrebbe applicare anche un secondo principio, il gold plating, che porta uno Stato a cancellare le norme nazionali più restrittive delle europee.
Rustichelli ricostruisce anche lo scenario economico che viviamo. Il settore dei lavori pubblici genera l'11 per centro della ricchezza nazionale annua (del Pil). È davvero importante, dunque. Gli stanziamenti europei fanno dell'Italia il principale beneficiario del Pnrr, con 191,5 miliardi (più di Francia o Germania). E l'impiego corretto di questo denaro permetterebbe di ridurre un debito pubblico che - nei mesi dell'emergenza pandemica - è volato a 2.726 miliardi. Parliamo di circa il 160 per cento del Pil. Ma al di là del denaro avverte infine Rustichelli - è «l'intera credibilità del Paese in gioco».
Dobbiamo finalmente dimostrare che sappiamo spendere i soldi Ue.
Gli risponde il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini che annuncia la riforma del Codice entro fine 2022. Invece la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, chiede che la ricostruzione del Ponte di Genova diventi in modello per tutte le opere, simbolo di un Paese concreto e libero da burocrazie.
Più battagliero nell'era Conte, più diplomatico nell'era Draghi, il presidente Rustichelli avrebbe davanti a sé un facile bersaglio: il governo in carica, che aveva promesso il varo della legge nazionale sulla Concorrenza entro luglio, viaggia con quasi tre mesi di ritardo. Invece di strigliare Palazzo Chigi, Rustichelli vola basso e si rimette alla sovranità dell'esecutivo e del Parlamento. Certo, Rustichelli ricorda di aver fatto la sua parte quando ha segnalato al premier e alle Camere le riforme indispensabili. Un esempio. Da mesi la didattica a distanza dei figli, le teleconferenze di lavoro e il calcio in tv dimostrano che la connessione Internet deve fare un salto di qualità. Ma le regole nazionali ed europee del Codice delle Comunicazioni elettroniche - che ogni Comune o concessionario pubblico interpreta come crede - imbrigliano lo sviluppo delle reti digitali.
Nel bilancio della sua attività di un anno, l'Antitrust ricorda di aver usato la frusta delle multe, quando necessario. Ne sanno qualcosa Telecom Italia, sanzionata per 116 milioni, oppure Google, per 102. Ma l'Antitrust ha anche sperimentato la diplomazia. Ha convinto così compagnie aeree e marittime, banche e assicurazioni, fornitori della luce e del gas a tornare sulla retta via dopo aver violato i diritti dei consumatori. Consumatori che, in 580 mila, hanno ottenuto così risarcimenti per 34 milioni.

I numeri

627 mln

34 mln

131

Le multe L'Antitrust le ha decise tra il gennaio 2020 e il luglio 2021 (violati i diritti dei consumatori o la concorrenza). Tra queste spiccano le sanzioni a Telecom (116 milioni) e a Google (102).
I risarcimenti diretti Li hanno ottenuti le famiglie italiane dopo che l'Antitrust ha convinto imprese sotto accusa a rinunciare a condotte scorrette. I destinatari sono stati 580 mila I conflitti d'interesse L'Antitrust, guidata da Roberto Rustichelli, li ha valutati e spesso contestati

Foto: kCosti In Italia la spesa media per un'opera pubblica è 50 milioni