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19/05/2021

«Per ripartire più digitale e meno burocrazia»

QN - Il Resto del Carlino

di Claudia Marin ROMA Finalmente siamo alla vigilia delle riaperture. Cosa fare per agganciare la ripresa post pandemia? «Abbiamo più gap da colmare: le infrastrutture materiali e immateriali, senza dimenticare le infrastrutture sociali. Così come abbiamo la possibilità di far decollare il Sud grazie alla transizione ecologica e digitale». Per Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, «la ripresa passa naturalmente anche attraverso il completamento della campagna vaccinale. Ma il Recovery, per l'Italia, vale davvero come ultima chiamata per il decollo del nostro sviluppo». È in arrivo il nuovo decreto Sostegni: il mondo delle coop cosa si aspetta? «Velocità di interventi, con misure mirate e non a pioggia. Ci aspettiamo un accompagnamento sulle linee di credito, con moratoria e ristrutturazione del debito. C'è poi l'ostacolo burocrazia. Per via dei codici ateco troppe realtà restano escluse a parità di servizio offerto». Quali riforme considerate prioritarie per non vanificare il Recovery Plan? «Un esempio sul ritardo infrastrutturale: con 476 miliardi di euro siamo il 9° paese per esportazioni al mondo, ma solo il 21esimo per efficienza infrastrutturale. Per questo, ogni anno, perdiamo 60 miliardi di ulteriore export. Basti pensare che oggi un camion che trasporta agrumi o verdure dal Sud Italia impiega 5 giorni per arrivare a Londra. Dalla Spagna con gli aliscafi i nostri competitor impiegano un giorno. È lampante il ritardo da recuperare». La spesa in infrastrutture sarà un volano di sviluppo? «Si. Potrebbe generare, secondo quanto abbiamo calcolato con il Censis, un effetto leva da 666 miliardi complessivi e creare 4,2 milioni di nuovi posti di lavoro. Quello che per tanti è andato perduto, acuendo le fratture sociali di un paese che vede crescere l'esercito dei poveri alla cifra record di 11 milioni». Transizione digitale e green: per voi che cosa può agevolare questo passaggio? «Green, sostenibilità, innovazione, non sono solo temi di confronto ideologico, ma nuovi paradigmi di sviluppo che, coniugando la sostenibilità economica, sociale e ambientale possono dare nuova spinta all'economia. Nella visione delle cooperative ci sono sviluppo sostenibile e innovazione. Perché se da un lato abbiamo bisogno di infrastrutture tecnologiche, è vero che dobbiamo costruire nuove infrastrutture sociali. Le cooperative, radicate sul territorio, riescono a realizzarle grazie alla capacità di riconnettere il Paese e ricomporre le tante fratture sociali ed economiche aggravate dal Covid». Quale apporto possono dare le cooperative? «Le coop hanno fatto tantissimo per il Paese, dalla ricostruzione ai processi industriali e oggi si mettono a disposizione per il bene comune. Noi non crediamo a una visione dove l'economia sia a trazione statalista. Non auspichiamo neanche un liberismo selvaggio, ma una partecipazione e un protagonismo delle forze economiche e sociali, soprattutto negli aspetti socio assistenziali e legati alla salute». Investimenti infrastrutturali: come evitare le lungaggini del passato? «Le imprese e i cittadini sono schiacciati dalla burocrazia. Confidiamo che il governo Draghi riesca nel disboscamento che chiediamo da tempo e nel riordino delle troppe leggi. A iniziare dal Codice degli Appalti». © RIPRODUZIONE RISERVATA