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29/08/2018

Per revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia non occorre un processo

Il Mattino di Padova

luigi fadaltiLa recente tragica vicenda di Genova ci ha posto davanti a temi sui quali non sempre è stata data adeguata informazione. Molto modestamente cercherò di porre a fuoco alcuni aspetti strettamente giuridici, esulando dalla mia competenza ogni questione tecnica e non essendo mio compito esprimere giudizio sui fatti.1)Anzitutto chi gestisce le autostrade italiane?Fino agli anni '90 la gestione era direttamente dello Stato. Iniziò allora l'epoca delle privatizzazioni e oggi in Italia ci sono circa 6.000 km di autostrade, metà delle quali - ivi compreso il tratto genovese - sono gestite da Autostrade per l'Italia e dalle sue controllate: ciò in forza di uno specifico atto di concessione (convenzione unica del 12 ottobre 2007 con scadenza al 31 dicembre 2038).2)Sono pubblici e noti i contenuti della concessione ?La risposta è positiva e negativa. Il c.d. "segreto di stato", costituente un vincolo posto da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, riguarda esclusivamente l'accesso o la divulgazione di quegli atti, documenti, notizie e attività "la cui diffusione sia idonea a recar danno all'integrità dello stato democratico, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni, al libero esercizio delle funzioni degli organi costituzionali, all'indipendenza dello Stato, alla preparazione e alla difesa militare".Il Ministero per le infrastrutture, il 2 febbraio, ha pubblicato sul proprio sito le convenzioni tra lo Stato e le società concessionarie (è la prima volta che accade a vent'anni dalla privatizzazione), ma con alcuni omissis significativi (...). Il MIT aveva, però, ricevuto una diffida alla pubblicazione da Autostrade per l'Italia: la società ritiene che i dati del piano economico - finanziario non possano essere divulgati senza violare gli interessi economici e commerciali "espressamente tutelati" dall'art. 5 bis del D.Lvo 33/2013.3)Gli articoli 8 e 9 della convenzione in essere prevedono che il Ministero per le infrastrutture possa revocare la concessione alla società Autostrade in caso di "accertamento di gravi inadempimenti del concessionario". Una volta effettuato l'accertamento e acquisite le prove di tali inadempimenti, la procedura prevede che Autostrade per l'Italia, entro un termine stabilito, fornisca le "proprie giustificazioni". Solo in seguito, dopo aver respinto le giustificazioni presentate, il Ministero delle infrastrutture, può procedere alla decadenza vera e propria. La decadenza della concessione (art. 9) viene dichiarata nel caso in cui "perduri la grave inadempienza da parte del concessionario degli obblighi" previsti. Sempre l'art. 9 stabilisce che "il trasferimento della concessione sia subordinato al pagamento del concedente al concessionario decaduto di un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo" ed aggiunge che "l'importo viene decurtato a titolo di penale di una somma pari al 10% dello stesso salvo maggior danno subito dal concedente".Atlantia, che controlla Autostrade per l'Italia, ha parlato di 20 miliardi ai quali potrebbero aggiungersi a titolo di danno per la sola capitalizzazione altri 6 miliardi. Qualora, però, il Governo sia in grado di presentare le prove di "gravi inadempimenti", si potrebbe avere un azzeramento dell'importo previsto. Ne deriva che, ove vi sia prova di un inadempimento del concedente, lo Stato non solo nulla deve pagare, ma anzi può agire per chiedere il risarcimento.Il punto chiave della questione è, quindi, la prova della colpa della società concessionaria: senza di quella la revoca della concessione non è pensabile, ma laddove si riesca a dimostrare l'inadempimento non esistono penali.Analizzando la situazione giuridica in astratto, c'è una disposizione del Codice degli Appalti (l'art. 176, il quale recepisce l'art. 44 della Direttiva europea sugli appalti n. 23 del 2014), che prevede la risoluzione del contratto di concessione quando c'è o la colpa della stazione appaltante o la colpa del concessionario. Una volta accertata la colpa, l'art. 1453 del Codice Civile stabilisce che, in caso di inadempimento del concessionario, il creditore (in questo caso la stazione appaltante, ovvero lo Stato) può chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno: un risarcimento che può avvenire anche in forma specifica mediante il ripristino del patrimonio che è stato leso, con la ricostruzione, quindi, del ponte a carico di Autostrade per l'Italia, solo la rifusione salva la rifusione di altri e maggiori pregiudizi.Va, infine, ancora detto che per accertare la colpa ed eventualmente procedere alla revoca della concessione non è necessario attendere una decisione giudiziale, poiché si tratta di procedimenti del tutto autonomi.