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29/06/2021

«Per regolamentare la logistica servono anche le istituzioni»

Eco di Bergamo - Francesca Belotti

Trasporto La Filt-Cgil denuncia: quattro-cinque player decidono i costi, salari troppo bassi e finte cooperative Stanzione: enti locali soli contro i giganti dell'economia
C'è solo un «problema nostro (dei sindacati confederali, ndr) di narrazione del settore» - come dice il segretario generale della Filt-Cgil Lombardia, Luca Stanzione - o nel mondo della logistica lo scontro sindacale cela i tanti malesseri del comparto? Perché le difficoltà, come ammette lo stesso Stanzione in una conferenza stampa che vuole mettere i puntini sulle «i» in alcune questioni, non mancano. Giusto per citarne alcune, «ci sono quattro-cinque player internazionali che decidono i costi, ci sono salari troppo bassi, finte cooperative che misurano lo straordinario dopo ore e ore di lavoro e ci sono relazioni sindacali poco mature», è l'elenco che fa Stanzione. Il quadro sindacale

Ed è in questo quadro che si consuma lo scontro tra i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil e i Cobas, anche nella nostra regione, dove «è insediata metà della logistica italiana». Le puntualizzazioni sui numeri mostrano che, su circa 40 mila addetti che lavorano nella logistica in Lombardia («sono almeno cinque i contratti nazionali applicati»), 13.301 sono iscritti alla Filt-Cgil, che può contare su 700 delegati distribuiti tra 1.533 aziende, con una media di sindacalizzazione del 57%, che per quanto riguarda la sigla cigiellina sale al 65%.

Numeri che servono, secondo la Filt, a delineare il contesto sindacale del settore dopo le più recenti battaglie che hanno visto i Cobas in primo piano: dai tragici fatti di una settimana fa a Biandrate, in provincia di Novara, dove Adil Belakhdim, rappresentante del sindacato di base, ha perso la vita, perché investito dall'autista di un camion che cercava di sfondare il blocco dei Cobas; alla protesta alla Italtrans di Calcio.

Lo spaccato provinciale

Nella nostra provincia, invece, che mostra una vocazione verso l'autotrasporto, rispetto ad una stima di 8 mila addetti totali, quelli con la tessera della Filt sono 1.685. In Bergamasca la media della sindacalizzazione si abbassa (27%) rispetto al dato regionale e allo stesso modo quella degli iscritti Filt (61%). In tutto le realtà sindacalizzate sono 153, pari al 10% del totale lombardo.

Stanzione ci tiene a sottolineare che, a livello regionale, il 46% di chi ha in tasca la tessera Filt è straniero e il 54% è italiano, ponendo il sindacato trasversalmente rispetto alla difesa dei diritti tra chi è nato nella nostra nazione e chi no. Inoltre, precisa, «siamo equamente distribuiti all'interno dei settori: ogni 10 nuovi assunti, noi riusciamo a crescere di cinque iscritti».

«Intervenga la Regione»

Detto tutto questo, come afferma il segretario generale della Filt-Cgil di Bergamo, Marco Sala, «il nostro sindacato c'è stato, c'è e ci sarà, anche nelle battaglie contrattuali: ha fatto molto, ma c'è bisogno di un'assunzione di alcune tematiche da parte delle istituzioni».

Ecco il punto, le tre proposte che il sindacato lombardo ha messo nero su bianco. Numero uno: «È necessario un piano regolatore sulle logistiche in cui Regione Lombardia diventi soggetto attivo». Questo perché «troppo spesso piccoli enti locali vengono lasciati da soli a contrattare con giganti dell'economia globale», evidenzia Stanzione. Mentre invece «sarebbe necessario che una grande istituzione chieda qualità del lavoro a partire da quale contratto nazionale di lavoro applicare e qualità dell'insediamento come mezzi ecocompatibili».

Numero due: «È necessario normare le procedure e le regole che attengono al sistema degli appalti tra privati, iniziando da quale contratto nazionale applicare, il numero di subappalti consentito, la tariffa minima da pattuire attraverso una legge regionale sugli appalti privati». Dulcis in fundo, per meglio inquadrare il variegato mondo della cooperazione - in cui «accanto ad aziende virtuose convivono purtroppo realtà opache» - sarebbe importante «approvare, a livello regionale, una norma che ponga il vincolo, in relazione alle assemblee periodiche dei soci, di massimo cinque deleghe, che permetterebbe una maggiore trasparenza nella gestione delle cooperative».

Metodi diversi

Con l'appuntamento aperto alla stampa di ieri, secondo Stanzione, si è fissato un punto: «Qui ci sono dei dati e dire che il sindacato confederale non c'è nella logistica deve produrre una riflessione». E ancora: «La galassia Cobas ha deciso di utilizzare un metodo di mobilitazione che non è il nostro, ma che probabilmente fa più clamore a livello mediatico». «Noi facciamo picchetti e scioperi, che mediaticamente fanno meno notizia di un blocco». Ed ecco i numeri: nel 2020, in piena pandemia, sono stati organizzati 18 stati di agitazione (44 nei primi sei mesi di quest'anno), cinque scioperi e 180 assemblee.

Non certo numeri eclatanti - può venir da pensare - e ad ogni modo resta il fatto che i sindacati di base riescono spesso a prendersi la scena in un settore tanto delicato per le numerose problematiche. Forse nemmeno le cifre, pur chiarendo, riescono a spiegare tutto.