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12/08/2020

Per il premier resa dei conti a settembre

Il Sole 24 Ore - Barbara Fiammeri

Maggioranza
Tra le insidie l'esito delle regionali, decreti sicurezza e manovra 2021
roma

Il destino del secondo Governo Conte si deciderà tra settembre e ottobre. L'appuntamento con le elezioni Regionali, tra poco più di un mese, il 20 e 21 settembre, segnerà un vero e proprio spartiacque, come lo furono per il Conte I le Europee dello scorso anno. Il rischio che finisca 4 a 2 ( se non 5 a 1) per il centrodestra è alto ed è improbabile che non si rifletta sugli equilibri della maggioranza. Anche perché ad aumentare le fibrillazioni ci sono una serie di appuntamenti parlamentari che accompagneranno l'autunno bollente del premier.

Tutte le partite divisive sono state infatti rinviate. Dalla legge elettorale ai decreti sicurezza, dal Mes al alla legge sull'omofobia, alla separazione delle carriere dei magistrati, al conflitto d'interesse. Senza contare che, nelle stesse settimane, Camera e Senato saranno chiamate ad approvare il decreto Semplificazioni (è calendarizzato nell'Aula di Palazzo Madama il 1° settembre) e il decreto Agosto. A questi si aggiunge il Dl sulle misure anti-Covid che proroga lo stato di emergenza al 15 ottobre. Ma soprattutto nelle stesse settimane il Governo è chiamato a partorire il Recovery Plan mentre si apre la sessione di Bilancio dove si faranno i conti con il crollo del Pil e i dati sulla disoccupazione. Confidando poi che l'avvio dell'anno scolastico di metà settembre vada liscio e i contagi non si moltiplichino con il ritorno del clima autunnale imponendo nuovi lockdown.

Un vero e proprio percorso a ostacoli per Conte, che qualcuno ritiene potrebbe essere risolto da un rimpasto. Lo si diceva anche ai tempi del Governo M5s-Lega. Il problema è che le divisioni interne alla maggioranza sono difficilmente ricomponibili con qualche nuovo arrivo.

A partire dal Mes. I Cinquestelle continuano a ripetere che non c'è la necessità di ricorrere al prestito di 37 miliardi di euro messo a disposizione dal fondo salva-Stati per spese dirette e indirette sulla sanità perché ci sono le risorse del Recovery. Ma mentre i miliardi del Mes sono immediatamente disponibili, l'iter per ottenere i fondi europei è appena cominciato. Conte finora è sempre riuscito a evitare che il Parlamento si pronunciasse ma la spaccatura dentro la maggioranza è già emersa in più occasioni a Strasburgo. A sostegno potrebbero arrivare i voti di Forza Italia, da sempre favorevole al Mes, ma se fossero voti sostitutivi di quelli di parte della maggioranza grillina la crisi sarebbe inevitabile.

Anche sui decreti sicurezza il clima è tesissimo. Era uno dei principali obiettivi posti da Nicola Zingaretti nella trattativa per la nascita dell'Esecutivo e a distanza di un anno non è successo ancora nulla. La ministra dell'Interno Lamorgese in realtà i nuovi testi li ha già pronti e a livello di Governo si sarebbe trovato anche un accordo, che però non convince deputati e senatori della maggioranza e in particolare M5s. Altro capitolo che sta a cuore ai dem è la legge elettorale. L'accordo era sul proporzionale con sbarramento al 5% ma i renziani si sono messi di traverso. Anche per questo capitolo si attende il verdetto delle regionali. A surriscaldare il clima nel frattempo saranno i provvedimenti economici. Su tutti il decreto Agosto e quello ribattezzato Semplificazioni, con la maggioranza che si è presentata con più di 1.400 emendamenti sui circa 2.900 complessivi. e su cui si continua a lavorare in questi giorni In particolare, l'attenzione è concentrata sulla nuova disciplina degli appalti su cui Leu ma anche i Cinquestelle chiedono modifiche. Sarà una corsa contro il tempo visto che il provvedimento scade il 14 settembre. Quanto al decreto Agosto è stato lo stesso Conte a invitare il Parlamento a migliorarlo e certo deputati e senatori non si tireranno indietro. Anche perché coinciderà con la campagna elettorale delle Regionali. Torniamo da dove siamo partiti: la prossima tornata elettorale. Chi rischia di più, oltre al premier, è il Pd. Il partito di Zingaretti, stando ai sondaggi attuali, potrebbe perdere almeno due delle Regioni governate dal centrosinistra (Puglia e Marche). I Cinquestelle non entranno neppure in partita ma in compenso la sera del 21 potranno festeggiare la vittoria del sì al taglio dei parlamentari.

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I PUNTI DI ATTRITO

1

europa

Mes, rischio crisi anche con il sì di Fi

Il M5S non vuole cedere

Il premier finora è riuscito a dribblare l'esame del Parlamento ma a settembre servirà un voto. Il Pd e Leu insistono per ricorrere al Mes ma il M5s non vuole cedere. Se il via libera dovesse arrivare grazie ai voti di Forza Italia (da sempre favorevole) la crisi sarebbe inevitabile.

2

Misure anticrisi

Decreto Agosto, nodo modifiche

L'incrocio con le Regionali

L'iter parlamentare entrerà nel vivo alla riapertura delle Camere prevista a fine mese. Non sarà facile tenere a bada il pressing che arriverà dai parlamentari anche perché l'esame coincide con la fase finale della campagna elettorale delle Regionali che si terranno il 20-21 settembre

3

cantieri

Semplificazioni, pressing M5S e Leu

La norma sugli appalti

Circa metà dei 2.900 emendamenti presentati al decreto sono della maggioranza.

Il tempo a disposizione è però poco perché il decreto legge sulle semplificazioni, all'esame del Senato, scade il 15 settembre.

Nel mirino di Leu e M5s le norme sugli appalti.

4

riforme

Legge elettorale, lo scoglio-Regionali

Proporzionale a rischio

Nonostante il pressing del Partito democratico, la partita sulla legge elettorale si giocherà solo dopo le Regionali. E il verdetto elettorale peserà sia sulla conferma o meno del proporzionale, alla base dell'accordo di maggioranza, che sulla soglia di sbarramento.