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21/06/2019

“Per il grattacielo della Regione nessuna irregolarità”

La Repubblica - Ottavia Giustetti

Le motivazioni della sentenza di assoluzione
Un processo «indiziario» che si basa sulla tesi che la stazione appaltante del Grattacielo abbia accettato senza controlli la proposta di variante migliorativa del progetto presentata da Coopsette (una variante che, in realtà, avrebbe peggiorato anziché migliorare l'edificio) purché alcuni lavori di movimento terra fossero affidati in subappalto all'impresa del marito della dirigente regionale Maria Grazia Ferreri, Ezio Enrietti. Una tesi che il tribunale ha bocciato assolvendo tutti gli imputati con la formula «perché il fatto non sussiste» oppure «perché il fatto non costituisce reato» il 27 febbraio scorso. Per rendersene conto «è sufficiente richiamare l'imponente sequenza procedimentale che ha presieduto all'approfondita variante migliorativa» scrive il giudice Piergiorgio Balestretti, nelle 500 pagine di motivazioni che riassumono il lunghissimo processo istruito dal pm Stefano Demontis e celebrato dal pm Francesco Pelosi. Un'inchiesta nata in concomitanza con la lite tra Massimiliano Fuksas, che progettò il grattacielo, e l'amminsistrazione di Roberto Cota che gli diede il beservito in fase esecutiva. L'archistar entrò in collisione con i costruttori guidati da Coopsette entrata in sofferenza finanziaria nel 2015 con un effetto domino di cui la Regione Piemonte ancora oggi paga il prezzo. Nel processo penale è emerso però che i professionisti dello studio di Fuksas hanno approvato le modifiche al progetto della variante. E che i rapporti si sono interrotti bruscamente soltanto dopo, quando l'archistar non ottenne la direzione artistica. Ma era davvero necessaria la variante? «Alla luce delle risultanze probatorie raccolte risulta essersi effettivamente trattato, contrariamente a quanto sostenuto dall'accusa - scrive il giudice nella sentenza - di un'iniziativa necessaria e ineludibile, non di una strategia imprenditoriale ispirata da un calcolo utilitaristico». I costruttori non hanno attenuto dall'operazione alcun vantaggio economico e, alla luce delle testimonianze rese in aula, la modifica del progetto iniziale sarebbe stato in effetti necessaria per ragioni strutturali legati alle fondazioni, «contro rischi di cedimento differenziale dello strato di terreno immediatamente sottostante alle colonne». Per i giudici il risparmio effettivo era di 13mila euro «devoluto solo per metà all'appaltatore e per la restante quota alla stazione appaltante».
Tutti assolti i pubblici funzionari e gli imprenditori dalle accuse che andavano dal falso all'abuso d'ufficio e alla corruzione. La procura aveva chiesto sei condanne, la più alta delle quali a 3 anni e 4 mesi. Tra i sei imputati anche l'ex presidente della Regione, Ezio Enrietti, nella veste di titolare occulto della Les srl, la società che avrebbe dovuto godere di una tangente in lavori (difeso da Paolo Pacciani), e Maria Grazia Ferreri, sua moglie, direttore della sezione Patrimonio della Regione Piemonte (difesa da Giovanni Lageard) ora in pensione; Claudio Santese il collaboratore di Enrietti, e Paolo Rosa, geometra della Coop Sette (difeso da Daniele Zaniolo), Claudio Savasta ex direttore dei lavori e Luigi Robino responsabile del procedimento (difesi da Roberto Piacentino e Aldo Mirate).
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Foto: kIl palazzo La nuova sede della Regione Piemonte è stata al centro di un'indagine su presunte irregolarità. Il processo ha stabilito che non ci furono reati