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01/05/2020

Per costruire un ponte in un anno togliete di mezzo pm e burocrati

Libero - RENATO FARINA

L'opera di Genova non è merito di Renzo Piano
Due avvertenze minime, per salvaguardare il nuovo ponte di Genova da chi se lo sta portando via nel sacco per riporlo nel proprio museo personale. Davvero il viadotto sul Polcevera è una grande opera. Ed è il sacrosanto modello di coesione, rapidità e qualità per uscire con forza italiana (...) segue ➔ a pagina 14 segue dalla prima RENATO FARINA (...) da questa crisi del Corona. Ma va ripulito dalle incrostazioni della vanità e della retorica. 1- Duole, ma tocca qui scalfire il monumento dell'archistar non a cavallo, sarebbe minimalismo, ma sull'ippogrifo. Il senatore a vita Renzo Piano, prima ancora si fossero chiuse le tombe delle 43 vittime di quel 14 agosto 2018, aveva già disegnato un ponte a decine di pilastri, secondo canoni superati e invasivi del fondovalle. Lo sanno tutti ma si tace: troppo potente e influente il nostro uomo. Il quale si è presentato alle autorità con il plastico per farselo benedire. Impossibile evitare di scegliere il suo schizzo. Ed eccoci al Tg1 della sera di martedì. L'ultimo modulo colossale è stato ancorato ai pilastri sorti dove accadde la tragedia, e la luce verde bianca e rossa proiettata sulla struttura dice agli italiani che questa costruzione grandiosa è arrivata al tetto, come si dice in edilizia, e per luglio il ponte sarà rifinito con rapidità degna di un Paese che ha memoria del proprio valore. Per merito di chi? A chi l'intervista, subito, con alloro incorporato? A Piano. La cronista gli chiede cosa prova, visto che «il progetto è suo». Si avverte un attimo di imbarazzo. Si capisce che l'architetto è tentato di una precisazione, di dare a ciascuno il suo. Ma no, la butta in poesia, e cita il grande Giorgio Caproni, sostenendo che l'idea l'ha copiata da lui e dal suo celebre verso: «Genova è una città d'acciaio forgiato dal vento». Non si capisce cosa c'entri questo tirare due righe, e piazzare un esercito di mozziconi in acciaio e cemento, con la lirica di Caproni. Ma non è questo che turba. C'è stata una omissione triste e vanitosa. DISEGNO E PROGETTO L'architetto ha fatto il disegno, bello o brutto fate voi, ma sono stati gli ingegneri ad aver progettato il ponte sicuro e forte. Tutti quei noiosi calcoli, quegli studi complicati e indispensabili per dare ossa e polpa a dei foglietti, sono opera del pool ingegneristico di Italfer, una eccellenza italiana, società di Ferrovie, e dunque a capitale pubblico, che si è integrata perfettamente con la Salini-Impregilo, privata. In un meccanismo che ha coinvolto dal manovale al commissario straordinario. A ciascuno il suo. Certo, il marchio della archistar genovese ha giovato all'immagine, specie davanti agli sguardi spocchiosi della crème di Londra, Parigi e New York. Ma questo ponte è ben altro che il magheggio di un architetto famoso con la sua retorica fascinosa di navi silenziose. E' stata integrazione perfetta di un lavoro di squadra. Il cui segreto è stato uno: la libertà, il levarsi di dosso lacci e laccioli, per lavorare di gran lena, senza Tar e magistratura trinariciuta a fermare i cantieri al seguito di No-Tav, No qui e No là. 2- La retorica è favorita dal Covid. Il bene di Genova contro il male del virus. Ci sta. Tutto ha funzionato, lo spirito d'intrapresa italico ha potuto esprimersi, perché rispetto al solito, è mancato il protagonista più importante delle piccole e grandi opere nel nostro Paese. La burocrazia. La sabotatrice onnipotente che ingessa quotidianamente l'Italia è stata bandita per un anno e mezzo da Genova. LEGGE OBIETTIVO Com'è stato possibile? Giuseppe Conte si è ben guardato dal dirlo, ma sul Polcevera si è applicato non il codice degli appalti, che rende sovrumano qualsiasi tentativo di spostare una carriola, ma la Legge Obiettivo, ideata da Berlusconi-Lunardi, approvata dal centrodestra nel 2001, e poi straziata dal centrosinistra e sostituita con il blocca-cantieri universale. Tutto ha funzionato: la nomina di un commissario a tirare le fila con chiare responsabilità (il sindaco di Genova Marco Bucci, un imprenditore e manager), concorso rapido, affidamento a Impregilo e Italfer, finanziamenti puntuali. Dopo di che il premier Conte ha detto una cosa giusta: il modello Genova è quello della rinascita, che dovrà guidarci per uscire dalla crisi presente e futura del Covid. Ma allora perché sta facendo con il suo governo proprio il contrario? Perché lascia che imprenditori piccoli e medi, artigiani e commercianti, parrucchiere e ristoratori siano costretti a misurarsi con la ragnatela di questionari, dichiarazioni, moduli che rendono un miraggio ottenere un sostegno per non soccombere? Perché il modello Genova, con la sua rapidità efficace e chiara, con la riduzione al minimo delle incombenze burocratiche ostili, non è diventata prassi adesso che sarebbe indispensabile? Forza Conte, fai una volta tanto un Dpcm che invece di opprimere la libertà la esalti. Invece di chiudere in casa gli italiani, muri nei suoi uffici la burocrazia. Usa il modello Genova sul serio, impedendo alla Bestia in flanella di esercitare il suo potere di veto, di ingarbugliamento, di mano morta, di estenuante e petulante dominio dello spirito romano su quello italiano, con le solite frasi: si è sempre fatto così, non posso prendermi la responsabilità, la pratica è stata trasferita in un altro ufficio, l'incaricato è in ferie, manca una firma a margine, il certificato di vaccinazione del morbillo dov'è? Ecco questo ponte è stato costruito a dispetto del potere di dissuasione e incatenamento proprio degli apparati. Forza Genova.

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Foto: L'ultima sezione del nuovo ponte sul Polcevera è stata posata martedì. A luglio il viadotto sarà aperto al traffico (LaPresse)