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27/09/2018

PER CAMBIARE BISOGNA PRIMA SBUROCRATIZZARE

Economy - SERGIO LUCIANO

EDITORIALE
Nel divertentissimo "The Terminal", il protagonista Tom Hanks rimane bloccato nella zona transiti dell'aeroporto di New York perchè il Paese immaginario da cui proviene, mentre lui era in volo, ha avuto un colpo di Stato e revocato validità ai passaporti. Cosa capita, negli Stati Uniti, al passeggero senza documenti? Che resta bloccato nel terminal. Cos'è capitato invece agli immigrati tunisini che il Viminale voleva reimpatriare quando il loro aereo, per un'avaria, è rimasto bloccato in pista? Che sono stati autorizzati ad andarsene per i fatti loro, con in tasca un ridicolo foglio di via, buono solo per farli appallottolare e buttar via. Perchè un simile controsenso? Semplice: perchè la burocrazia, le migliaia di leggi inutili, vecchie o sbagliate e la malagiustizia rende inefficiente tutta la macchina dello Stato. È qui che si dovrebbe giocare la vera sfida del "cambiamento" di cui parla il governo, ma non accadrà, perchè riformare lo Stato significa farsi subito molti nemici ed ottenere i risultati che sarebbero invece apprezzati dai cittadini elettori dopo molto tempo, troppo per la frettolosità delle azioni di governo non solo italiane nell'era della Rete. Ma è la burocrazia che soffoca il Paese. Lo frena quanto il debito pubblico. Sono le leggi inapplicabili. È la magistratura autoreferenziale e improduttiva. L'edilizia è bloccata ai livelli della crisi più nera perché nessuno firma più un'autorizzazione. Il codice degli appalti è una pena. La pubblica amministrazione impazzisce tra centinaia di centri elettronici diversi, che non si parlano. Le banche dati abbondano ma non vengono consultate. Il capo dell'agenda digitale, Diego Piacentini, lascia Palazzo Chigi avendo, in parte, messo a punto il sistema per farci pagare più comodamente le tasse, mentre nessuno ha più trovato il sistema per farle rimborsare dallo Stato, insieme agli altri debiti che ha verso i cittadini. Qualche invettiva contro tutto questo si rintraccia, dalle parti del contratto di governo, ma il mal di pancia di mettere le mani nella ruggine della macchina statale non se lo faranno venire né i Cinquestelle, che ci capiscono particolarmente poco, né la Lega, che anzi negli enti locali ha molti cerberi che non intende disturbare limandogli le unghie, neanche quando se le meriterebbero. Un programma di governo affidabile dovrebbe avere al punto 1 la sburocratizzazione, invece nel famoso "Contratto" laparola burocrazia ricorre una sola volta, a pagina 19 delle 57 e quando si parla di "semplificazione" ci si riferisce al fisco, che la richiede, ma per sostenere l'obiettivo - o il miraggio - della flattax, che porta voti. Al momento in cui questo numero di Economy viene chiuso impazza la riffa sulle misure della Legge di bilancio che andrà presentata entro metà ottobre. Un appuntamento cruciale per la stabilità del Paese. Ma nessuna norma, per quanto coraggiosa - e ce ne vuole, di coraggio, per cambiare davvero le cose in un contesto europeo vincolante e ormai ostile - non funziona se non accompagnata da una radicale sburocratizzazione. Ma sburocratizzare significa, in ultima analisi, togliere spazio alle lobby e ridare primato alla meritocrazia. Le prime, invece, piacciono e contano. La seconda è una parolaccia.

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