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12/05/2021

«Per accelerare con firme e cantieri stanno favorendo mafie e malaffare»

La Verita' - SALVATORE SFRECOLA

• RISCHIO AUTOGOL
E pg della Corte dei conti boccia la norma salva-dirigenti pubblici «Rischioso sospendere gli accertamenti, l'Ue chiede controlli»
• L'occasione è ¿ • M H L ghiotta e il procuratore genen A ' rale della Corte JsF • dei conti, Angelo K P P Canale, non se la lascia sfuggire. Interviene alla tavola rotonda per la presentazione del master su «Corruzione: contrasto e prevenzione», organizzato dall'Avvocatura generale dello Stato e da «Unitelma Sapienza». E poiché si parla di semplificazione delle procedure, si sofferma sul decreto legge n. 76 del 2020 che, all'art. 21, ha «sospeso» la responsabilità per danno erariale fino al 31 dicembre 2021 (ma il ministro per l'Amministrazione Renato Brunetta vorrebbe portare il termine al 2026, per tutta la durata del Piano nazionale di ripresa e resilienza). Ciò nell'intesa che la sola esistenza di un giudice, la Corte dei conti, che chiede il risarcimento dei danni subiti dagli enti pubblici per effetto di dolo 0 colpa grave sia all'origine del «timore della firma» che bloccherebbe la mano di molti pubblici funzionari all'atto di licenziare un decreto o sottoscrivere un contratto di appalto di lavori 0 forniture. Per Canale si tratta di una «leggenda metropolitana». E, aggiunge, «sfido chiunque a dimostrare che, delle centinaia di opere bloccate in Italia, una sola sia dovuta ad un intervento della Corte, delle sue procure regionali. È incredibile come questa diceria possa aver convinto della sua fondatezza ambienti governativi e parlamentari che pure hanno elementi di conoscenza, delle inchieste e delle sentenze». «La nostra magistratura», ha ricordato Canale «è sempre stata all'avanguardia, sulla base dell'esperienza, nella formulazione di proposte di semplificazione delle procedure amministrative e di quelle contrattuali, come nel caso del codice degli appalti, certamente macchinoso, che consente, a chi sa navigare tra i tanti codicilli, di vanificare le regole della trasparenza, mettendo in forse il principio della concorrenza, fondamentale nell'ottica europea. Governo e parlamento devono semplificare e snellire i processi decisionali pubblici in un quadro di legalità e trasparenza, la migliore ricetta per favorire lo sviluppo dell'economia e contrastare la criminalità da sempre alla ricerca di lucrare a carico dei bilanci pubblici e dei fondi europei». La tavola rotonda l'ha aperta Gabriella Palmieri Sandulli, avvocato generale dello Stato, con l'indicazione delle finalità immediate del master e delle sue prospettive, quale occasione di approfondimento delle tematiche della buona amministrazione in concorso tra studiosi degli apparati pubblici e quanti da vicino seguono le attività di ministeri ed enti, come gli avvocati dello Stato. Un tema sviluppato da Paola Maria Zerman, avvocato dello Stato, organizzatrice dell'iniziativa insieme al prof. Franco Sciarretta di Unitelma, dal rettore, prof. Antonello Fulco Biagini, e dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), aw. Giuseppe Busia. Per tutti la prevenzione dei fenomeni illeciti nell'ambito della pubblica amministrazione nasce da una sinergia tra le istituzioni che operano a fianco degli uffici pubblici per consigliare le buone pratiche e controllare che non si verifichino infiltrazioni di interessi illeciti. Naturalmente semplificando le procedure che portano all'emanazione dei provvedimenti, anche se, è stato sottolineato da tutti, si deve evitare di lasciare aree indefinite che potrebbero, a loro volta, ingenerare dubbi negli operatori e così rallentare l'azione dei funzionari. Per Canale, «la norma del governo Conte 2, certamente ispirata dall'apprezzabile obiettivo di evitare ritardi e inerzie, ha oggettivamente reso più difficile l'azione di contrasto alla cattiva amministrazione e al malaffare». Ed aggiunge: «Per accelerare l'azione amministrativa - com'è necessario di questi tempi, soprattutto in vista dell'attuazione del Pnrr - è dubbio che ritardi, omissioni e inefficienze si evitino attenuando la responsabilità della dirigenza pubblica». Per il procuratore generale della Corte dei conti «altre sono le cause dei ritardi e dell'inerzia: come l'ipertrofia normativa, la frammentazione e talvolta la sovrapposizione delle competenze, la tortuosità dei processi decisionali, la cattiva gestione del personale, soprattutto della dirigenza, spesso sfiduciata e demotivata, anche in ragione dell'uso dissennato di nomine fiduciarie di persone con inadeguata esperienza e professionalità, con l'effetto di mortificare i funzionari vincitori di concorso». E, a proposito del Pnrr, ci tiene a segnalare che, «ad onta di quel che sostengono i fautori dell'attenuazione dei controlli e della sospensione della responsabilità erariale è proprio l'Europa che chiede, ai Paesi destinatari delle ingenti risorse necessarie per attuare il piano, controlli adeguati e il recupero delle somme male utilizzate». Richiama in proposito il regolamento Ue n. 241 del 12 febbraio 2021, secondo il quale, «in conformità del regolamento finanziario, ogni persona 0 entità che riceve fondi dell'Unione è tenuta a cooperare pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione, a concedere i diritti necessari e l'accesso alla Commissione, all'Olaf, alla Corte dei conti europea». E l'art. 22: «Per quanto riguarda la prevenzione, l'individuazione e la rettifica delle frodi, dei casi di corruzione e dei conflitti di interessi... gli Stati membri prevedono un sistema di controllo interno efficace ed efficiente nonché provvedono al recupero degli importi erroneamente versati o utilizzati in modo non corretto». «Il recupero», conclude Canale, «è il nostro ruolo».