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10/10/2018

Pensioni, riforma a tempo Ma Lega e M5S fermano Tria

La Stampa - ILARIO LOMBARDO

L'esecutivo giallo-verde convoca con un vertice le aziende pubbliche da Eni ad Enel fino a Terna e Cdp Obiettivo: strategia comune sugli investimenti. Di Maio e Salvini non vogliono cambiare quota 100 RETROSCENA
Il governo vuole creare una società di servizi per progettare infrastrutture Pressing sulla Bce di M5S e Savona "Acquisti titoli per abbattere spread"
ROMA Il governo italiano ha bisogno di alleati, amici, piani B. Tutto e chiunque pur di rendere mansueti i mercati, acquistare credibilità, dare un volto più accettabile alla manovra, sperare che le agenzie di rating non degradino il debito. I gialloverdi cercano un'interlocuzione con la Banca centrale europea e convocano le aziende di Stato a Palazzo Chigi per valutare insieme il Def nel quadro di una strategia di investimenti. Con la Bce è più una speranza del M5S, scalzata dal ruvido invito del ministro degli Affari europei Paolo Savona, rivolto al presidente Mario Draghi: «Dovrebbe abbattere lo spread intervenendo in acquisti». Un pressing che potrebbe non sortire alcun effetto. Oggi, invece, al terzo piano di Palazzo Chigi si vedranno gli amministratori delegati di Terna, Cdp, Leonardo, Snam, Eni, Enel, Saipem, Ansaldo Energia, Poste, Fincantieri, Italgas, Ferrovie, Open Fiber. Tutti convocati da Giuseppe Conte. Una richiesta d'aiuto inviata in una lettera su carta intestata, per chiedere la partecipazione attiva alla cabina di regia sugli investimenti. Sul tavolo ci sono 38 miliardi, stanziati nelle legislature precedenti, per i prossimi quindici anni. E 15 miliardi per il prossimo triennio. «Sul piano del rafforzamento delle capacità tecniche - scrive Conte - stiamo per varare una società di servizi che sia di supporto alle amministrazioni nella fase di progettazione e di selezione tramite i bandi pubblici». Si vogliono superare i vincoli del codice degli appalti che bloccano molti lavori. E, allo stesso tempo, Conte intende chiedere alle aziende una valutazione degli effetti del superamento della Fornero sulle assunzioni. Spiegare, spiegare, spiegare. Ovunque, in Italia e all'estero. E pregare. Perché dalla manovra così com'è scritta, a sentire i due vicepremier, Matteo Salvini, «non si torna indietro». Il grillino e il leghista - prima di tuffarsi nel vertice di governo a palazzo Chigi - scelgono una modalità inedita per ribadire che non ci sarà alcuna retromarcia: scendono insieme e cercano una folla a cui parlare. Una costruzione scenografica che nasce da un motivo ben preciso, e un obbiettivo chiaro. Giovanni Tria. È ancora una volta il ministro dell'Economia al centro delle smentite di Lega ed M5S, perché di mattina aveva dato un limite temporaneo alla riforma delle pensioni prevista nel Def e sottoposta a una plurima bocciatura di Fmi, Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio. In audizione alla Camera, Tria aveva parlato di una «temporanea ridefinizione delle condizioni per il pensionamento, la creazione di finestre specifiche» per consentire l'assunzione di nuove persone. Una bomba. Perché, di fatto, come confermano fonti del Tesoro, il ministro avrebbe in mente il superamento della Fornero in una formulazione della cosiddetta Quota 100 «in parte sperimentale» per vedere «l'effetto che fa e capire come continuare», dal 2020 in poi. I 5 Stelle confermano l'interpretazione. I leghisti bocciano qualsiasi ipotesi che contempli di tornare indietro. «Tria ci ha confermato che sarà una riforma strutturale». L'idea del Carroccio è invece di rimodulare anno dopo anno i requisiti: si parte da 62 anni di età più 38 di contributi ma si potrebbe passare a 63 tra due anni. Ma questa volta non è soltanto Tria a scatenare le ire dei vicepremier. Anche il viceministro dell'Economia, il leghista Massimo Garavaglia apre a un tagliando sulla legge di Stabilità. E il ministro Savona, il falco della spesa e della crescita, ammette che la manovra potrebbe cambiare se lo spread, il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi, dovesse schizzare alle stelle. Lo fa durante la trasmissione Porta a Porta, e le sue frasi rimbalzano sui cellulari dei membri del governo, arrivando fino al tavolo di Conte. «Il deficit non si tocca», e, ribadirà il premier, «i numeri restano quelli» È l'immagine di un governo senza un orientamento condiviso, in cui ognuno va per la propria strada. Troppo, per Di Maio e Salvini, costretti a intervenire in serata per tenere il punto. Con una coda di irritazione che si è riverberata tra i leghisti, soprattutto gli economisti euroscettici, decisi a processare Garavaglia e a chiedergli conto delle sue parole. Salvini vuole tirare dritto. Lo spread? Per abbatterlo «sono sicuro che gli italiani ci daranno una mano se serve». «Faremo un appello - aggiunge il leader - certo non chiederemo gli anelli d'oro alle madri...» - c

Foto: MARCO LANNI


Foto: Il ministro Paolo Savona e sullo sfondo Mario Draghi (Bce)

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