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17/10/2018

Pensioni, condono e flat tax ma niente clausola del 34%

Il Nuovo Quotidiano di Puglia - di Nicola QUARANTA

Di Nicola QUARANTA
Magari ridimensionato rispetto alle bozze ma nel disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e al bilancio pluriennale per il triennio 2019, approvato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro dell'economia e delle finanze Giovanni Tria, c'è dentro un po' tutto quello che era stato annunciato alla vigilia: pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax. Persino la sterilizzazione degli aumenti dell'Iva e la pace fiscale. Quello che manca, invece, nella manovra da 37 miliardi del governo gialloverde, è un cenno esplicito all'introduzione della clausola del 34% sulla spesa ordinaria in conto capitale al Sud, estesa peraltro, come era nelle intenzioni del ministro del Sud Barbara Lezzi, alla società partecipate, con particolare riferimento a Rfi e Anas.
Un passo alla volta, dunque. Il superamento della legge Fornero è una misura che entrambe le forze di governo rivendicano. L'obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi tra età e contributi arriva a quota 100, probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio. Per il reddito e pensioni di cittadinanza - bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica «geografica», con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione.
Altro punto forte e controverso della manovra, la Pace fiscale. L'accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio stabilisce un'aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi.
Sarà prevista l'opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100.000 euro per periodo d'imposta. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto i mille euro accumulate dal 2000 al 2010.
Intese anche sul taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell'arco di un triennio. Novità anche la Flat tax per gli autonomi: Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30.000 euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50.000 euro.
L'obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under 35 godrebbero di un supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.
Quindi i tagli sull'immigrazione, imposti dalla Lega:1,3 miliardi in 3 anni, di cui 500 milioni nel 2019, derivanti, secondo Matteo Salvini, da minori sbarchi e dalla sforbiciata «ai famosi 35 euro al giorno». Infine, il capitolo investimenti, quello che dovrebbe valere lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara. «Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell'ambito infrastrutturale, dell'adeguamento antisismico, dell'efficientamento energetico, dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie», spiega in una nota Palazzo Chigi. Inoltre, si legge, «si crea una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d'investimento».
Quello che non si legge, dunque, nel Documento programmatico di bilancio 2019 è la quota di stanziamenti in conto capitale nel Mezzogiorno allargata a Rfi e Anas. Alla voce Investimenti e riequilibrio territoriale, la sintesi è racchiusa in poche righe. Investimenti, adeguamento della normativa sugli appalti e monitoraggio dell'efficacia dei provvedimenti; Riequilibrio territoriale: Attuazione dei Patti per il Sud e sblocco investimenti; Riequilibrio territoriale: Credito d'imposta su investimenti privati e incentivazione spesa in conto capitale a favore del Mezzogiorno. Stop. Che fine ha fatto dunque la clausola? «Semplicemente non è mai è mai stata messa agli atti né accennata, nel corso delle audizioni, da alcun ministro, tanto meno da Tria. L'unica ad averne fatto più volte menzione, dando il provvedimento praticamente per certo e trasformandolo in un suo cavallo di battaglia, il ministro del Sud Lezzi, sul cui operato, a questo punto, ci sarebbe poco altro da aggiungere», attacca il deputato brindisino Mauro D'Attis (Forza Italia).
Critiche anche dal Pd: «Doveva essere una Manovra per la crescita: è una manovra dei condoni e dell'assistenzalismo. Il grande assente è il lavoro, le politiche per l'occupazione, le politiche industriali, il sostegno alla dorsale manifatturiera, il sostegno al binomio formazione-innovazione, alla qualità infrastrutturale del nostro Paese, al rilancio dell'economia, al rilancio del Mezzogiorno», attacca l'ex viceministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova.

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