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15/05/2020

Patuanelli “Si riparte Basta con la burocrazia e fiducia nelle imprese”

La Repubblica - Annalisa Cuzzocrea

Intervista al ministro dello Sviluppo economico
Roma. «Per cambiare davvero l'Italia, per andare alla velocità che ci serve, per uscire da questa crisi, bisogna abbattere la burocrazia. E per farlo c'è un solo modo: fidarsi delle imprese». Stefano Patuanelli, esponente storico del Movimento 5 stelle, ministro dello Sviluppo nel peggior periodo economico dal dopoguerra, è appena uscito dal Consiglio dei ministri che ha faticosamente varato il decreto Rilancio.
Doveva essere il decreto aprile, perché così tardi? «Perché abbiamo fatto tre maxi decreti in tre mesi per un valore di oltre 80 miliardi. Si può fare sempre di più e meglio, ma ricordiamoci sempre che la manovra economica di fine anno ha una gestazione di mesi e un valore generalmente attorno ai 30 miliardi». Cosa c'è di cruciale nel provvedimento, di strategico, al di là dei sussidi e degli aiuti immediati? «Innanzitutto ci sono quelli, i ristori a fondo perduto che servono a tenere in vita le imprese. Penso ai 6 miliardi per quelle tra 0 e 5 milioni, alla rimozione dell'Irap, saldo e acconto di giugno fino a 250 milioni di fatturato, la riduzione dei costi fissi delle bollette elettriche. Ma ci sono anche norme di sistema come l'ecobonus e il sisma bonus al 110% e il rafforzamento del sistema delle start up e delle pmi innovative».
Sui debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle aziende, 12 miliardi sono sufficienti? «Con il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ci siamo confrontati spesso su questo. È assurdo che le imprese soffrano per la mancanza di liquidità e contemporaneamente vantino crediti nei confronti della PA.
Questo è un primo passo, dovranno essercene degli altri».
Questi 55 miliardi bastano a mettere il Paese al sicuro fino alla manovra di Bilancio, o servirà una manovra fiscale di assestamento? «Per le imprese intanto ci sono oltre 20 miliardi in questo decreto. La cosa più importante ora è agire sulla fiducia: lo Stato deve lasciare libere le imprese di reinventarsi, di crescere, e questo concetto dovrà essere alla base dei prossimi provvedimenti su semplificazione e sburocratizzazione». Questo significa meno controlli? «Significa controlli adeguati. Lo Stato deve accompagnare le imprese in questa difficile transizione e non appesantirne il percorso con la burocrazia inutile».
Un esempio di burocrazia inutile? «Penso a tutte le carte che sono necessarie, spesso ripetitive, per ottenere il permesso di costruire.
Quando ho iniziato la mia attività per una Dia il modello aveva 4 facce, oggi ha 16 pagine».
Volete abolire il codice degli appalti come chiedeva la Lega? «Non si tratta di abolirlo, ma di renderlo coerente con il momento che stiamo vivendo. Vorrei vivere in un Paese in cui non serve un commissario straordinario per realizzare un'opera in tempi normali e le modifiche al codice degli appalti dovranno andare in questa direzione». Su questo il M5S è diviso.
«In un Movimento politico che esprime circa 300 parlamentari è normale che ci sia un dibattito sulle norme. Sui principi siamo uniti».
Gli sconti fiscali sull'Irap riguardano tutte le imprese fino a 250 milioni e non solo quelle in difficoltà. Perché non distinguere? «I dati che abbiamo mostrano che sono rarissimi i casi di imprese sotto i 250 milioni che non hanno perso. Lo stralcio di una parte dell'Irap abbraccia tutte. Il settore su cui incide di più è il volontariato. Ed è una misura che a giugno produce effetti immediati».
Confindustria chiede l'abolizione totale dell'Irap.
«Credo che in prospettiva una riforma fiscale sia necessaria, ma questo decreto non era la sede giusta». Ci sono molti ritardi nell'arrivo degli aiuti. Troppe lungaggini per i prestiti. Cosa state facendo per accelerare? «Al momento arrivano circa 20mila operazioni al giorno del fondo centrale di garanzia. È innegabile che all'inizio anche per alcune reticenze del sistema bancario la misura ha stentato a ingranare, ma a oggi dopo meno di un mese dal decreto liquidità sono 9 miliardi le garanzie prestate». Oltre a chiedere alle banche un atto d'amore, come ha fatto Conte, cosa farete? «Il richiamo del presidente del Consiglio ha a che fare con la necessità di affrontare questo momento drammatico come sistema Paese». Molti dicono che con le linee guida stringenti contro il coronavirus non saranno in grado di riaprire. Ristoranti, bar. Cosa pensate di fare? «La prospettiva dei dpcm è sempre stata di due settimane per valutare l'effetto delle misure. Lunedì riapriremo sostanzialmente tutte le attività, anticipando la data del primo giugno. Bisogna farlo con cautela perché il Paese è un malato meno grave di prima, ma rimane malato». Ci sono 3 miliardi per Alitalia. Non è l'ennesimo spreco dei soldi dei contribuenti, senza che i risultati arrivino mai? «Attraverso questo intervento Alitalia si rilancia. Tutte le compagnie di bandiera in questo momento chiedono l'ingresso dello Stato nei loro capitali. È un momento storico per Alitalia che finalmente ripartirà ad armi pari con le altre.
Sui braccianti è stato trovato un accordo uguale a quello che si era siglato domenica notte. Non potevate evitare un balletto di bandierine in un momento così delicato per il Paese? «Era necessario concentrarci sulle esigenze del sistema agricolo e dare risposte in questo senso. Grazie al nostro contributo il provvedimento fa questo e non salva i caporali».
Nei 5 stelle c'è stato uno scontro ideologico simile a quello sull'Ilva e sul Mes. La presidente della commissione europea ha detto che i primi soldi del recovery instrument arriveranno già quest'anno.
L'Europa sta facendo la sua parte? «Il recovery fund deve essere pronto il prima possibile. Occorre uno strumento europeo che non pesi in questo momento sul debito del Paese che lo richiede».
Bisognerebbe prendere i 37 miliardi del Mes e investirli in Sanità come chiede il Pd? «Come ho detto prima per il nostro Paese è fondamentale il Recovery fund».

Lo Stato deve lasciare libere le aziende di reinventarsi e crescere. Ci saranno controlli, ma adesso stop alle scartoffie

Lo sconto Irap riguarda tutti, sono pochi quelli che non sono andati in crisi Abolire l'imposta? Serve una riforma


Foto: kMinistro 5 Stelle Stefano Patuanelli, dallo scorso settembre allo Sviluppo economico